TRAMA

Della formaldeide scaricata nel fiume Han genera un anfibio gigante e mostruoso. Hyun-seo (Ko Ah-sung), la giovane figlia del tonto venditore di snak Gang-du (Song Kang-ho), viene rapita dalla creatura e portata nella tana come futuro pasto. Gang-du cercherà di ritrovare la figlia, aiutato dal padre Hie-bong (Byeon Hie-bong), dalla sorella Nam-joo (Bae Du-na) e dal fratello Nam-il (Park Hae-il). Tuttavia il governo, concentrato a contenere la diffusione di un misterioso virus legato al mostro, mette in quarantena Gang-du e la sua famiglia rendendo arduo il compito di salvare Hyun-seo.


THE HOST
(titolo or.: Gwoemul - Corea del Sud - 2006 - 119min - Colore)

di Joon-ho Bong

GENERE
HORROR - THRILLER - COMEDY
IN BREVE
Politica, commedia, horror non sempre ben amalgamati ma il risultato finale è assai godibile. Ave al nuovo mostro!
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Ragazzi lo vedete? Sotto... Nell'acqua. Qualcosa di oscuro nell'acqua..."

Particolare e divertente monster-movie che ha fatto parlare di sé alla premiere di Cannes del 2006. The Host mescola tre elementi diversi: quello che riguarda il mostro, una parte socio-politica e, terzo, elementi da commedia slapstick. A più riprese l'impressione è che il film non sia capace di fondere questi vari fattori in un corpo omogeneo, e se le apparizioni del mostro sullo schermo sono attese con grande trepidazione, il resto risulta come una dilatazione non sempre necessaria del plot. Nella tradizione dei monster-movie orientali (a partire da Godzilla), The Host vede come "protagonista" una creatura derivata da un'azione umana irresponsabile: il grande successo del film (è la pellicola più vista nella storia della Corea del Sud, dato 2007) deriva, fondamentalmente, dagli effetti speciali digitali tramite i quali è stato creato l'anfibio che alla sua prima apparizione "emerge" visivamente alle spalle della folla. Questa parte, probabilmente la scena migliore del film, è stata filmata con uno stile di ripresa quasi casuale che ricalca l'atmosfera di panico della folla. Nei momenti subito successivi possiamo vedere il mostro a caccia di umani che deglutisce interi corpi, finché, rapita la piccola Hyum-seo, si getta nelle acquee del fiume. Altre scene valide sono quelle che vedono la bambina nella tana del mostro e la resa dei conti con la creatura bersagliata dalle molotov. Per creare questi effetti il regista Bong si è avvalso dei computer della Orphanage e dei modellisti della Weta Workshop (quelli di Peter Jackson). Insomma, fra alti e bassi effettistici, lo spettatore attende ansioso di veder apparire il mostro che, come un delfino ammaestrato, sa accontentare il "suo pubblico" facendo piroette sotto i ponti di Seoul. Parallelo al mostro con-corrono i protagonisti del film che difficilmente riescono ad apparire come qualcosa di più che semplici macchiette cinematografiche: l'eroe di turno, il padre della bambina, è un sempliciotto con poco sale in zucca ma molto coraggio e buon cuore. La sua figura ricorda in maniera evidente i racconti della tradizione (anche europea) del contadinotto ignorante che per la purezza del suo cuore e per incoscenza arriva là dove non riescono a spingersi i più coscenziosi. Le sue azioni sono pretesto per dar vita a momenti comici. In effetti il film è farcito qua e là da siparietti slapstick (gente che scivola camminado, ...) della più nota tradizione hongkonghese; alcune volte gli sketch sono così "idioti" che ricordano la wacky comedy (commedia demenziale). Il più delle volte tali siparietti risultano una gradevole pausa dai trambusti creati dal mostro, ma altre volte paiono fuori posto e rovinano il thrilling. Le azioni del mostro e le vicissitudini della famiglia protagonista del film sono tenute insieme da sequenze in cui si prova ad analizzare e criticare il virus-incident per come viene gestito dal governo: si prova a dare un indirizzo serio utilizzando alcuni dialoghi che suonino come critica alla situazione economico-sociale della Corea del Sud e l'incidente mette in luce le ipocrisie del governo, l'incapacità di gestire una crisi, e la connivenza con gli USA spesso poco limpidi nei loro affari esteri. Il finale, paragonato al tono globale della pellicola, sorprende per cupezza ma la conclusione non banalissima decisa dal regista è coraggiosa nonché teneramente sentimentale. Di fatto il film, fra scene horror, comiche e critiche sociopolitiche e costellato di momenti che rivelano un certo lirismo (e melodrammaticità) che sa commuovere. Tutti i difetti che può avere The Host non compromettono comunque l'impatto globale del film che risulta essere una gradevolissima sorpresa per tutti gli appassionati di monster-movies: non sarà al livello de Lo Squalo (1975) come recita la locandina, ma The Host ci dà di certo la possibilità di dare il benvenuto ad un nuovo, terribile e accattivante mostro su celluloide. Da vedere. Potrebbe piacere anche ai vostri figli.

Remeccato in USA come The Host (2010) e con un seguito nel 2011 (Gweomul 2).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 11 milioni di dollari e i ponti di Seoul presso i quali è stato girato sono: il Dong-ho, l' Han-gang e il Wonhyo.

Poco prima che finiscano i titoli di coda, si può sentire il verso del mostro.

Il mostro che dà la caccia alle persone sulla banchina è una scena tributo a L'Armata Potyomkin (1925).

Gli eventi narrati all'inizio del film si basano su un reale fatto di cronaca. Nel febbraio 2000 in un'istallazione militare americana sita nel centro di Seoul, un impiegato civile di nome McFarland ordinò di scaricare nelle fogne (che davano direttamente sul fiume Han) della formaldeide; questo nonostante le rimostranze di un altro impiegato sud coreano, subordinato a McFarland. Il governo coreano cercò di perseguire legalmente l'impiegato americano ma gli USA non concessero che McFarland fosse giudicato dalla corte coreana. Successivamente, un giudice coreano condannò l'americano in contumacia. L'opinione pubblica sì adirò molto per l'incapacità del governo coreano di far valere la legge sul proprio suolo. Solo nel 2005, si presentò davanti ad una corte coreana, tuttavia non scontò mai il tempo detentivo al quale era stato condannato dal giudice.

La scena in cui Nam-il dà calci a Gang-du al funerale è stat improvvisata.

Venivano gettati barili di metallo in acqua per dare l'effetto del mostro che si tuffava nel fiume.

Il regista Joon-ho Bong e il disegnatore della creatura le diedero il soprannome di "Steve Buscemi" basandosi sul personaggio che Buscemi interpreta nel film Fargo (1996).

Il regista progettò tutti i movimenti della creatura.

Il regista Joon-ho Bong fu molto impressionato dalle doti recitative di Scott Wilson, soprattutto vedendolo recitare in Monster (2003). Lo contattò mandandogli una copia dello script e il dvd del proprio precedente film Memories of Murder (2003). L'attore accettò la parte che sarebbe stata quella dello scienziato americano senza scrupoli che si vede all'inizio del film.

eXXagon fecit MMVII