TRAMA

Paxton (Jay Hernandez), Josh (Derek Richardson) e Oli (Eythor Gudjonsson) stanno viaggiando attraverso l'Europa per una vacanza di tutto svago, quando gli viene riferito che in Slovakia c'è un ostello pieno di ragazze bellissime e disinibite. Raggiunto il luogo del piacere, i ragazzi incontrano Natalya, Svetlana & Co. e non possono che confermare che quello è il paradiso del sesso. Poco dopo, però, l'islandese Oli sparisce e lo stesso accade a Josh. Paxton in breve capisce che quell'ostello e le bellissime donne che lo abitano, nascondono un terribile segreto.

 

 


HOSTEL
(titolo or.: Hostel - USA - 2005 - 94min - Colore)

di Eli Roth

GENERE
HORROR
IN BREVE
Un film mainstream che recupera l'exploitation un tempo nostro e che osa mettere un piede oltre i limiti posti dal mainstream stesso.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Preferisco usare le mani. Le persone ormai hanno perso il loro rapporto con il cibo. Non pensano 'Questo è qualcosa che ha dato la vita perché la mia continuasse'. Mi piace avere un nesso con chi è morto per me"

Lanciato in maniera altisonante dalla dicitura "Presentato da Quentin Tarantino" (cosa che ha confuso non pochi portandoli a credere che il film fosse stato diretto da Tarantino stesso), Hostel è un horror di una sua dignità, forse sopravvalutato da alcuni un po' per il motivo di cui sopra, un po' perché più violento del horror mainstream cosa che può portare lo spettatore medio a credere di aver visto qualcosa di incredibilmente originale e malsano. In verità Hostel propone uno spettacolo al quale l'appassionato di horror è già stato abituato, a partire da Un lupo mannaro americano a Londra (1981) fino ad arrivare a Miike. Va dato comunque atto a Eli Roth che i miglioramenti rispetto al suo primo film (Cabin Fever, 2002) ci sono, e che se quello era un tributo al cinema '80, questo lo è del cinema di genere al quale Tarantino è molto affezionato. Roth riesce a sfruttare bene le locations ed è capace di instillare più paura mostrando meno, usando soggettive, e utilizzando gli effetti sonori e le doti recitative di un cast non certo stellare. Inoltre si avvale dell'ottima fotografia di Milan Chadima che enfatizza i toni di grigio, incupendo l'atmosfera e dipingendo l'est europa in maniera tetra (forse andando verso uno stereotipo negativo ed irreale). Postilla: i luoghi che si vedono nel film sono in Repubblica Ceca, bella e turisticamente curata. Vi posso dire per esperienza diretta che Bratislava (Repubblica Slovacca) incarna davvero lo stereotipo negativo che noi "Occidentali" abbiamo dei paesi dell'ex blocco sovietico. Il film passa attraverso diverse fasi che vanno inizialmente dalla commedia giovanilistica, all'horror che sfocia in un dramma personale, tale per cui il protagonista dipinto in maniera superficiale (in quanto appare superficiale lui medesimo) finisce per dimostrare un lato umano profondo dovuto ad un dramma passato che si ripete nel presente. Roth, che sfrutta il mito dello snuff e del sadismo, evita (volutamente?) qualsiasi riflessione che abbia a che fare con la responsabilità del partecipare all'orrore in modo voyeuristico, punto forte di tante pellicole che hanno giocato con l'iperviolenza coinvolgendo lo spettatore come protagonista dell'azione (si veda L'ultimo treno della notte, 1975, ad esempio). Il regista opta, più "serenamente", per la via semplicistica ma comunque non poco coraggiosa, cioé quella di dare il via ad un film che parte con toni beceri e concluderlo con una notevole dose di splatter e violenza, cosa coraggiosa in quanto con tale scelta si gioca una buona fetta di pubblico che non regge alla visione di qualsiasi scena di sangue che vada oltre l'escoriazione. Oltre al solito club di intellettuali dell'horror che amano solamente quelle pellicole che si giocano sul sottile filo di lama dell'intelligenza (la loro). Hostel in tutti i casi non è il solito film di paura americano e ben venga se noi dell'Ovest rubiamo qualcosa al cinema orientale, dal momento che quelli hanno rubato a noi il cinema di genere. Insomma, Roth fa suo quell'exploitation che è del jhorror ma che il jhorror ha preso a noi; nello stesso tempo Hostel cerca di costruire anche una storia, un thrilling, e un dramma umano, evitando l'appiattimento verso il quale porta inevitabilmente lo splatter se non è accompagnato dalla tecnica dietro la mdp, dalla recitazione e dalle idee. Insomma, Hostel è un film mainstream che osa mettere un piede oltre i suoi stessi confini. Ben venga.

Seguito da Hostel: Part II (2007).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Gli interni delle "prigioni" in cui venivano segregate le vittime fu girato in un vero manicomio di Praga costruito nel 1910 in un'ala in disuso da almeno 50 anni. Il Plazzo 10, dove vennero filmate molte scene, era il luogo in cui venivano reclusi i pazienti più gravi. Il seminterrato era così tetro che Eli Roth si portava dietro un quartetto d'archi che suonava musica classica in modo che l'atmosfera dell'ambiente fosse meno cupa durante le riprese.

Il film è stato girato in Repubblica Ceca (Cesky Krumlov e Praga) e in Germania, fra il 21 marzo e il 6 maggio 2005. E' costato circa 4,5 milioni di dollari e ne ha incassati 80 (dati luglio 2006).

Nel film si vedono delle scene da tre film: Pulp Fiction (1994), Chodnik cez Dunaj (trad: Passaggio sul Danubio, 1989) e Sex Fever (2003), quest'ultima una parodia pornografica del film Cabin Fever (2002) di Eli Roth.

Alla fine dei credits viene ripetuta una frase del film: "Io ho guadagnato parecchio con te, perciò sei tu la mia puttana".

Il businessman americano (Rick Hoffman) per poco non si procurò una commozione cerebrale ferendosi la testa con il calcio della pistola mentre girava la scena in cui decideva in che modo uccidere la sua vittima.

Eli Roth ingaggiò dei veri ragazzi di strada per i ruoli della banda della cicca (Bubblegum Gang).

Eli Roth chiese ufficialmente perdono al Presidente dell'Islanda per il fatto di aver dipinto gli Islandesi come maniaci sessuali ubriaconi col personaggio di Oli. Il presidente non l'aveva presa male e perdonò Roth, dicendo che Oli rappresentava un lato degli Islandesi che non veniva di solito mostrato nei film. Roth chiese scusa anche al Ministro della Cultura Islandese, per tutti i danni che Hostel avrebbe potuto causare alla reputazione dell'Islanda.

Nel film furono usati 680 litri di sangue finto, quasi tre volte tanto rispetto alla quantità usata in Cabin Fever (2002), il primo film di Eli Roth.

Il regista scrisse il ruolo di Oli appositamente per Eythor Gudjonsson, dopo averlo incontrato in un meeting con i giornalisti per il film Cabin Fever (2002); Eythor era il giornalista per l'Islanda. Roth fu così colpito dal carisma e dal fascino dell'uomo che gli promise di farlo recitare un giorno o l'altro. Eythor fu molto sorpreso del fatto che il regista avesse mantenuto la sua promessa ed accettò di buon grado la proposta.

Eli Roth volle che la prima mondiale del film si tenesse in Islanda al Icelandic Film Festival del 2005. Durante il festival, Roth e Quentin furono nominati Vikinghi ad honorem, con una cerimonia organizzata da Eythor Gudjonsson. Roth fu "ribattezzato" col nome vikingo di Eli Sheldonsson, mentre Tarantino con quello di Quentin Conniesson.

Il film fu scritto, prodotto, diretto e distribuito nei cinema tutto in un arco di 12 mesi, tre volte prima di quanto accade mediamente per i film di Hollywood.

Le canzoni pop Ceche e Slovacche che si sentono nel film furono dei grossi successi in Cecoslovacchia fra il 1982 ed il 1989. Nel film si sente anche un remix slovacco (o ceco?) della canzone di Tozzi "Stella stai", là si intitola "Treti Galaxie".

Nel film il regista compare nei panni dell'americano vestito con un golfino dei Boston Red Sox, che nel coffe shop di Amsterdam si mette a ridere quando un suo amico quasi si soffoca aspirando il fumo da un bong.

Il regista Takashi Miike compare nel film nei panni di un uomo d'affari appena uscito dal "Club" (è quello che dice che si rischia di spenderci tutti i soldi).

Eli Roth inserì nel film quasi tutti i membri della crew, incluso il production accountant Mark Bakunas che appare su un poster in background in tre differenti scene col suo finto gruppo rock "'Bakunas and the Essential Elements". Gli altri membri della band visibili sul poster sono i produttori Mike Fleiss e Chris Briggs, il co-produttore Dan Frisch, il costumista Franco Carbone, e Roth.

Quando Paxton è nella stanza col tedesco si mette a parlare, appunto, in tedesco e dice (circa): "Se mi uccidi, questo distruggerà la tua vita. Ogni volta che chiuderai gli occhi, mi vedrai. Sarò nei tuoi incubi ogni notte, per tutta la vita. Te la rovinerò"

Nella versione uncut, la parola "fuck" viene pronunciata 128 volte.

L'attore Jan Vlasàk (L'uomo d'affari tedesco) non parlava una parola d'inglese: imparò quello che doveva dire a livello puramente fonetico.

Nella versione tedesca del film, il torturatore tedesco è spagnolo e Paxton quindi gli parla in spagnolo.

Alla stazione dei treni che si vede verso la fine del film, e che si dovrebbe trovare in Austria, la maggior parte dei cartelli sono scritti ovviamente in tedesco. Tuttavia, ci sono molti poster scritti in ceco. All'entrata di un sottopassaggio si vede una pubblicità di un finto film che sta uscendo in DVD e tale poster reca la scritta "Jetzt auch am DVD" mentre sarebbe stato corretto "Jetzt auch auf DVD".

Milda Jedi Havlas, l'assistente alla produzione, nel film ha il ruolo dell'impiegato alla reception dell'albrgo slovacco. Coprì quel ruolo perché l'attore che l'avrebbe dovuto interpretare mollò le riprese poco prima che la scena fosse girata.

La cassa dietro la quale si nasconde Paxton nella scena girata in stazione, dovette essere verniciata poiché il team addetto alle scenografie c'avevano scritto sopra "Made in Slovakia". Il regista reputò che fosse troppo strano che su una cassa slovacca ci fosse una scritta in inglese.

Il trailer del film riportava la scritta "Ispirato ad una storia vera". Il regista Roth disse che aveva trovato un sito internet tailandese che offriva la possibilità di torturare ed uccidere qualcuno per 10.000 dollari. Il regista inizialmente aveva intenzione di girare un documentario su quasta cosa ma poi riflettendo pensò che un'avventura del genere sarebbe potuta essere molto rischiosa. Roth mostrò il sito a Tarantino ed i due si limitarono a sviluppare l'idea del film. I due dissero in seguito che non avevano mai saputo se quello che proponeva quel sito fosse vero o no.

In origine il finale del film voleva che Paxton rapisse la figlia del tedesco, anche se non era chiaro se la volesse aiutare o le volesse fare del male. Al test screening le reazioni del pubblico non furono buone poiché si reputò che tale finale fosse troppo negativo. Così fu cambiato. Sul DVD si può vedere il finale originale.

Per la scena del taglio del tendine d'Achille, fu usato lo stesso oggetto di scena (piede finto) usato anche nel film Kill Bill: Vol 1 (2003).

Dopo che all'attore Derek Richardson (Josh) viene tagliato nel film il tendine d'Achille, accadde un incidente per cui le sue urla di dolore erano vere. Nel contorcersi dal dolore (per finta) alzò la sedia e la riabbassò di colpo finendo per schiacciarsi un dito del piede con una gamba della sedia e per poco non si mozzò il dito.

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