La Frase dal Film:
"Preferisco usare le mani. Le persone ormai hanno
perso il loro rapporto con il cibo. Non pensano 'Questo
è qualcosa che ha dato la vita perché la mia
continuasse'. Mi piace avere un nesso con chi è morto
per me"
Lanciato in maniera altisonante dalla dicitura
"Presentato da Quentin Tarantino" (cosa che ha
confuso non pochi portandoli a credere che il film fosse
stato diretto da Tarantino stesso), Hostel è
un horror di una sua dignità, forse sopravvalutato
da alcuni un po' per il motivo di cui sopra, un po' perché
più violento del horror mainstream cosa che può
portare lo spettatore medio a credere di aver visto qualcosa
di incredibilmente originale e malsano. In verità
Hostel propone uno spettacolo al quale l'appassionato
di horror è già stato abituato, a partire
da Un
lupo mannaro americano a Londra (1981) fino ad arrivare
a Miike. Va dato comunque atto a Eli Roth che i miglioramenti
rispetto al suo primo film (Cabin
Fever, 2002) ci sono, e che se quello era un tributo
al cinema '80, questo lo è del cinema di genere al
quale Tarantino è molto affezionato. Roth riesce
a sfruttare bene le locations ed è capace di instillare
più paura mostrando meno, usando soggettive, e utilizzando
gli effetti sonori e le doti recitative di un cast non certo
stellare. Inoltre si avvale dell'ottima fotografia di Milan
Chadima che enfatizza i toni di grigio, incupendo l'atmosfera
e dipingendo l'est europa in maniera tetra (forse andando
verso uno stereotipo negativo ed irreale). Postilla: i luoghi
che si vedono nel film sono in Repubblica Ceca, bella e
turisticamente curata. Vi posso dire per esperienza diretta
che Bratislava (Repubblica Slovacca) incarna davvero lo
stereotipo negativo che noi "Occidentali" abbiamo
dei paesi dell'ex blocco sovietico. Il film passa attraverso
diverse fasi che vanno inizialmente dalla commedia giovanilistica,
all'horror che sfocia in un dramma personale, tale per cui
il protagonista dipinto in maniera superficiale (in quanto
appare superficiale lui medesimo) finisce per dimostrare
un lato umano profondo dovuto ad un dramma passato che si
ripete nel presente. Roth, che sfrutta il mito dello snuff
e del sadismo, evita (volutamente?) qualsiasi riflessione
che abbia a che fare con la responsabilità del partecipare
all'orrore in modo voyeuristico, punto forte di tante pellicole
che hanno giocato con l'iperviolenza coinvolgendo lo spettatore
come protagonista dell'azione (si veda L'ultimo
treno della notte, 1975, ad esempio). Il regista opta,
più "serenamente", per la via semplicistica
ma comunque non poco coraggiosa, cioé quella di dare
il via ad un film che parte con toni beceri e concluderlo
con una notevole dose di splatter e violenza, cosa coraggiosa
in quanto con tale scelta si gioca una buona fetta di pubblico
che non regge alla visione di qualsiasi scena di sangue
che vada oltre l'escoriazione. Oltre al solito club di intellettuali
dell'horror che amano solamente quelle pellicole che si
giocano sul sottile filo di lama dell'intelligenza (la loro).
Hostel in tutti i casi non è il solito film
di paura americano e ben venga se noi dell'Ovest rubiamo
qualcosa al cinema orientale, dal momento che quelli hanno
rubato a noi il cinema di genere. Insomma, Roth fa suo quell'exploitation
che è del jhorror ma che il jhorror ha preso a noi;
nello stesso tempo Hostel cerca di costruire anche
una storia, un thrilling, e un dramma umano, evitando l'appiattimento
verso il quale porta inevitabilmente lo splatter se non
è accompagnato dalla tecnica dietro la mdp, dalla
recitazione e dalle idee. Insomma, Hostel è
un film mainstream che osa mettere un piede oltre i suoi
stessi confini. Ben venga.
Seguito da Hostel: Part II (2007).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli interni delle "prigioni"
in cui venivano segregate le vittime fu girato in un vero
manicomio di Praga costruito nel 1910 in un'ala in disuso
da almeno 50 anni. Il Plazzo 10, dove vennero filmate molte
scene, era il luogo in cui venivano reclusi i pazienti più
gravi. Il seminterrato era così tetro che Eli Roth
si portava dietro un quartetto d'archi che suonava musica
classica in modo che l'atmosfera dell'ambiente fosse meno
cupa durante le riprese.
Il film è stato girato in Repubblica
Ceca (Cesky Krumlov e Praga) e in Germania, fra il 21 marzo
e il 6 maggio 2005. E' costato circa 4,5 milioni di dollari
e ne ha incassati 80 (dati luglio 2006).
Nel film si vedono delle scene da tre film:
Pulp Fiction (1994), Chodnik cez Dunaj
(trad: Passaggio sul Danubio, 1989) e Sex Fever
(2003), quest'ultima una parodia pornografica del film Cabin
Fever (2002) di Eli Roth.
Alla fine dei credits viene ripetuta una
frase del film: "Io ho guadagnato parecchio con
te, perciò sei tu la mia puttana".
Il businessman americano (Rick Hoffman)
per poco non si procurò una commozione cerebrale
ferendosi la testa con il calcio della pistola mentre girava
la scena in cui decideva in che modo uccidere la sua vittima.
Eli Roth ingaggiò dei veri ragazzi
di strada per i ruoli della banda della cicca (Bubblegum
Gang).
Eli Roth chiese ufficialmente perdono al
Presidente dell'Islanda per il fatto di aver dipinto gli
Islandesi come maniaci sessuali ubriaconi col personaggio
di Oli. Il presidente non l'aveva presa male e perdonò
Roth, dicendo che Oli rappresentava un lato degli Islandesi
che non veniva di solito mostrato nei film. Roth chiese
scusa anche al Ministro della Cultura Islandese, per tutti
i danni che Hostel avrebbe potuto causare alla
reputazione dell'Islanda.
Nel film furono usati 680 litri di sangue
finto, quasi tre volte tanto rispetto alla quantità
usata in Cabin Fever (2002),
il primo film di Eli Roth.
Il regista scrisse il ruolo di Oli appositamente
per Eythor Gudjonsson, dopo averlo incontrato in un meeting
con i giornalisti per il film Cabin Fever (2002); Eythor
era il giornalista per l'Islanda. Roth fu così colpito
dal carisma e dal fascino dell'uomo che gli promise di farlo
recitare un giorno o l'altro. Eythor fu molto sorpreso del
fatto che il regista avesse mantenuto la sua promessa ed
accettò di buon grado la proposta.
Eli Roth volle che la prima mondiale del
film si tenesse in Islanda al Icelandic Film Festival del
2005. Durante il festival, Roth e Quentin furono nominati
Vikinghi ad honorem, con una cerimonia organizzata da Eythor
Gudjonsson. Roth fu "ribattezzato" col nome vikingo
di Eli Sheldonsson, mentre Tarantino con quello di Quentin
Conniesson.
Il film fu scritto, prodotto, diretto e
distribuito nei cinema tutto in un arco di 12 mesi, tre
volte prima di quanto accade mediamente per i film di Hollywood.
Le canzoni pop Ceche e Slovacche che si
sentono nel film furono dei grossi successi in Cecoslovacchia
fra il 1982 ed il 1989. Nel film si sente anche un remix
slovacco (o ceco?) della canzone di Tozzi "Stella stai",
là si intitola "Treti Galaxie".
Nel film il regista compare nei panni dell'americano
vestito con un golfino dei Boston Red Sox, che nel coffe
shop di Amsterdam si mette a ridere quando un suo amico
quasi si soffoca aspirando il fumo da un bong.
Il regista Takashi Miike compare nel film
nei panni di un uomo d'affari appena uscito dal "Club"
(è quello che dice che si rischia di spenderci tutti
i soldi).
Eli Roth inserì nel film quasi tutti
i membri della crew, incluso il production accountant Mark
Bakunas che appare su un poster in background in tre differenti
scene col suo finto gruppo rock "'Bakunas and the Essential
Elements". Gli altri membri della band visibili sul
poster sono i produttori Mike Fleiss e Chris Briggs, il
co-produttore Dan Frisch, il costumista Franco Carbone,
e Roth.
Quando Paxton è nella stanza col
tedesco si mette a parlare, appunto, in tedesco e dice (circa):
"Se mi uccidi, questo distruggerà la tua
vita. Ogni volta che chiuderai gli occhi, mi vedrai. Sarò
nei tuoi incubi ogni notte, per tutta la vita. Te la rovinerò"
Nella versione uncut, la parola "fuck"
viene pronunciata 128 volte.
L'attore Jan Vlasàk (L'uomo d'affari
tedesco) non parlava una parola d'inglese: imparò
quello che doveva dire a livello puramente fonetico.
Nella versione tedesca del film, il torturatore
tedesco è spagnolo e Paxton quindi gli parla in spagnolo.
Alla stazione dei treni che si vede verso
la fine del film, e che si dovrebbe trovare in Austria,
la maggior parte dei cartelli sono scritti ovviamente in
tedesco. Tuttavia, ci sono molti poster scritti in ceco.
All'entrata di un sottopassaggio si vede una pubblicità
di un finto film che sta uscendo in DVD e tale poster reca
la scritta "Jetzt auch am DVD" mentre sarebbe
stato corretto "Jetzt auch auf DVD".
Milda Jedi Havlas, l'assistente alla produzione,
nel film ha il ruolo dell'impiegato alla reception dell'albrgo
slovacco. Coprì quel ruolo perché l'attore
che l'avrebbe dovuto interpretare mollò le riprese
poco prima che la scena fosse girata.
La cassa dietro la quale si nasconde Paxton
nella scena girata in stazione, dovette essere verniciata
poiché il team addetto alle scenografie c'avevano
scritto sopra "Made in Slovakia". Il regista reputò
che fosse troppo strano che su una cassa slovacca ci fosse
una scritta in inglese.
Il trailer del film riportava la scritta
"Ispirato ad una storia vera". Il regista Roth
disse che aveva trovato un sito internet tailandese che
offriva la possibilità di torturare ed uccidere qualcuno
per 10.000 dollari. Il regista inizialmente aveva intenzione
di girare un documentario su quasta cosa ma poi riflettendo
pensò che un'avventura del genere sarebbe potuta
essere molto rischiosa. Roth mostrò il sito a Tarantino
ed i due si limitarono a sviluppare l'idea del film. I due
dissero in seguito che non avevano mai saputo se quello
che proponeva quel sito fosse vero o no.
In origine il finale del film voleva che
Paxton rapisse la figlia del tedesco, anche se non era chiaro
se la volesse aiutare o le volesse fare del male. Al test
screening le reazioni del pubblico non furono buone poiché
si reputò che tale finale fosse troppo negativo.
Così fu cambiato. Sul DVD si può vedere il
finale originale.
Per la scena del taglio del tendine d'Achille,
fu usato lo stesso oggetto di scena (piede finto) usato
anche nel film Kill Bill: Vol 1 (2003).
Dopo che all'attore Derek Richardson (Josh)
viene tagliato nel film il tendine d'Achille, accadde un
incidente per cui le sue urla di dolore erano vere. Nel
contorcersi dal dolore (per finta) alzò la sedia
e la riabbassò di colpo finendo per schiacciarsi
un dito del piede con una gamba della sedia e per poco non
si mozzò il dito.