La Frase dal Film:
"Maps and pins can’t kill alone. The power of a human brain has to be behind it"*
Low budget soprattutto noto per essere stato diretto dal padre di Charles Band, famoso produttore-regista a capo della Full Moon (ex Empire, cofondata col padre), quest'ultima casa di produzione di B movies che negli anni '80 e nei primi '90 abbe un dicreto risalto. In effetti I Bury the Living ha dei meriti che vanno al di là del nome di famiglia Band. Basato su una premessa molto semplice, il film in questione assomiglia, anche per la sua durata ridotta, ad un episodio di Ai Confini della Realtà con un protagonista in crisi di coscienza al quale nessuno crede e che ha la sua base in uno studio caratterizzato da un pannello psichedelico sul quale degli spilli neri e bianchi fanno la differenza fra la vita e la morte. Nonostante la sua natura B, I Bury the Living ha una pregevole atmosfera da noir anni '40 che si fa riconoscere nel finale del film, un finale che dà un spiegazione materiale a degli eventi che fino a poco prima sembravano essere dominati dal paranormale. Questa ricaduta nel razionale dopo un'evoluzione metafisica quasi dispiace. La tensione che si costruisce, le immagini weird con interessanti giochi di luce rimangono due notevoli punti a favore di questa pellicola minore che riesce ad essere trattata da Band con molta serietà, evitando soluzioni semplici che una storia del genere avrebbe benissimo potuto sollecitare (ad esempio un delirio di onnupotenza alla mad-doctor da parte del protagonista). Con il suo impianto, strano a dirsi, piacevolmente televisivo, I Bury the Living potrebbe essere un'interessante scoperta per coloro che hanno amato la serie di Rod Serling (quel Ai Confini della Realtà di cui sopra); di sicuro rimane impressa la strana mappa con le linee curve e i mille spillini del destino. Non fondamentale ma da recuperare.
* Trad: "Mappe e spilli da soli non possono uccidere. Dietro ciò ci deve essere il potere di una mente umana"