Non aspettatevi molto da questo thriller
di Freda (che si firma Willy Pareto chissà
perché) e già dalla frase sopra citata
dovreste capire che il (buon)senso non ha molto a
che fare con la pellicola: e questo vale soprattutto
per il finale. Assolutamente insensato. Il plot viene
tratto dal romanzo A room without door di
Richard Mann ma Freda e Alfredo Continenza aggiungono
un loro tocco che a mio modesto parere, e senza aver
mai letto il romanzo, fa cadere il film più
volte nel ridicolo. Trascurandi gli effetti poco speciali
(un esempio è la foto a lato, ma anche gole
tagliate spudoratamente finte) ed il fatto che l'unico
SFX riuscito è la ripresa della testa di Pistilli
cucita da Freda stesso che recita nei panni di un
chirurgo (la scena è riuscita solo perché
è una vera ripresa di sutura), occorre segnalare
alcune leggerezze. Il doppiaggio è davvero
mal curato e l'idea di dare a Madame Sobiesky la erre
moscia risulta davvero stucchevole. Le musiche sono
fastidiose soprattutto quando cercano di indirizzare
l'attenzione verso qualche particolare (tipo gli occhiali
neri). La corsa ai sospetti è sordida, con
i personaggi che "fanno di tutto" per risultare
ambigui o, appunto, sospetti: "L'assassino
è uno specialista...come me!" dice
il dottore.Gli effetti sonori sono assurdi: prestate
attenzione ai rumori di passi nella scena della rissa
di notte!!! Tocco finale di cattivo gusto: la scena
conclusiva in cui compare gratuitamente nuda (a seno
nudo) la figlia di Pistilli. Nel complesso la pellicola
è noiosa, non riesce a creare suspance nemmeno
una volta ed il finale e soprattutto le spiegazioni
del perché il colpevole si macchiava di tali
delitti, sono davvero sconclusionate o comunque inadatte
ad un thriller. Poco valgono i brevi momenti erotici
(spuntati in alcune copie italiane) con la Lassander.
Solo per gli appassionati del genere e per nessun altro.
Noto all'estero come Iguana with
a tongue of fire.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nel film si vede la ricevuta di
una lavanderia: la SWASTIKA LAUNDRY. Questa lavanderia
che fu in attività dal 1912 al 1989 a Dublino,
si fregiava della croce uncinata sul camioncino delle
consegne e sulle sue fatture, "possibilmente
nell'unico modo pacifico con cui fu conosciuto quel
simbolo in Europa"