La Frase dal Film:
"Più svelta, più svelta! La bocca è lo strumento che a lui piace di più, dovete imparare ad usarla bene, capito! Più svelta! Più giù!"
Anche se nel precedente film della serie la protagonista veniva fatta fuori, e quindi teoricamente non sarebbe stato possibile fare un seguito, Don Edmonds pensò che nessuno si sarebbe ricordato della conclusione di Ilsa la Belva delle SS (1974). Sembra assurdo, tenuto conto che il film è stato realizzato solo l'anno dopo rispetto al primo, ma la cosa viene detta chiaramente nel commento del DVD. Realizzato stando attenti a non eccedere onde evitare gli strali della censura, Ilsa La Belva del Deserto, che può essere considerato una variazione del genere Women In Prison, non va comunque per il sottile e offre quello "sleaze" che tanto amano gli appassionati di exploitation. Questa volta Ilsa non è più una SS nazista, bensì una soldatessa ai diretti ordini di El Sharif, sceicco di un harem di donne addestrate a farlo godere. Il compito di Ilsa è quello, appunto, di procurare ed addestrare le donne che in parte andranno allo sceicco, ed in parte verranno vendute all'asta ad altri ricconi arabi (nella scena dell'asta, fra gli arabi si nasconde Howard Maurer, futuro marito di Dyanne Thorne). La terribile bionda pettoruta viene aiutata da due aguzzine lesbiche dalla pelle nera che si rivelano essere ancor più letali di Ilsa: imperdibile la lotta fra le due (a seno nudo) contro un grassone che piglia un sacco di legnate. Scena clou del film sicuramente quella relativa all'inserimento nella vagina di una delle schiave sessuali di una certa quantità d'esplosivo. Funziona così: una volta inserito l'esplosivo questo viene fatto detonare dal movimento (vigoroso) del pene di turno; la pancia della donna salta in aria uccidendo il malcapitato. Come si fa a non amare un film che presenta una tale assurdità?! Assolutamente da comiche il piccolo sceicco che si vede alla fine del film e che eredita l'harem da El Sharif; il ragazzino ha tutto tranne che dell'arabo e quindi rappresenta un caso di miscasting notevole. Questo secondo episodio di Ilsa, nonostante le attenzioni prestate dalla produzione, mi è parso più sanguinario e con più sesso rispetto al primo ma l'ambientazione araba e l'assetto camp del tutto porta lo spettatore a percepire un livello di violenza inferiore (pensò così anche la censura USA che diede un "R"). Per quanto la storia sembri bizzarra, non di meno è abbastanza interessante e i dialoghi superiori a quelli sentiti nel film del 1974. Don Edmonds, che questa volta produce oltre a dirigere, ha capito la lezione di Friedman (l'inventore del soggetto) e ripropone quello che il pubblico si aspetta, rivelando con la mdp alcuni particolari, nascondendone altri e facendo in modo che lo spettatore faccia il resto. Alcune scene di "ampio respiro" in esterna e coll'elicottero non compensano la povertà di scenografie e locations la maggior parte delle quali sono state ricavate in seminterrati presso Hollywood. Il patito di exploitation sa però perdonare, e Ilsa La Belva del Deserto è uno di quei titoli che il cinefilo "tarantinato" non può perdersi. Qui potete scaricare un'immagine preparata da me creata montando digitalmente diversi fotogrammi (download).
Il ciclo di Ilsa è composto di quattro film, noti in Italia col titolo: Ilsa La Belva delle SS (Ilsa, She Wolf of the SS, 1974), Ilsa La Belva del Deserto (Ilsa, Harem Keeper of the Oil Sheiks, 1975), l'apocrifo Greta La Donna Bestia (Greta Haus Ohne Männer, 1976) e La Tigre del Sesso (Ilsa, Tigress of Siberia, 1977).