TRAMA

Spagna XVIII secolo. Leon (Oliver reed) nasce da una serva muta stuprata da un mendicante ridotto allo stato ferino. La donna muore nel metterlo al mondo il giorno di Natale e del piccolo leon si prendono cura Don Alfredo (Clifford Evans) e la pia moglie. Già da piccolo Leon dà segni di essere un licantropo e da adulto le sue abitudini belluine creeranno non pochi problemi nel momento in cui si innamora di Cristina (Catherine Feller), la figlia del suo datore di lavoro.


L'IMPLACABILE CONDANNA
(titolo or.: The Curse of the Werewolf - UK - 1961 - 91min - Colore)

di Terence Fisher

GENERE
HORROR - ROMANCE
IN BREVE
La licantropia come maledizione divina e lotta fra l'istinto animale e il contegno razionale. La religione dà una mano.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Un lupo mannaro è un corpo con un'anima e uno spirito che sono continuamente in guerra. Lo spirito è quello di un lupo e tutto ciò che indebolisce l'anima umana, vizio, avidità, odio, solitudine, specialmente nel periodo della luna piena, quando le forze del male sono più forti, tutto ciò farà emergere lo spirito del lupo. E per contro, ciò che indebolisce lo spirito della bestia, l'affetto, l'amicizia, l'amore, dà forza all'anima umana"

Interessante neogotico bacchettone questo L'Implacabile Condanna, film della Hammer che rivisita il mito del licantropo riadattando non poco il romanzo "The Werewolf of Paris" di Guy Endore. La pellicola forse è l'unica che tratta il mito dell'uomo lupo come una condanna divina e non come la trasmissione di una maledizione da morso a morso. Anthony Hinds, produttore e sceneggiatore, traspone il mito nella Spagna ultracattolica del 1700 e prima di mostrare le nefande gesta del virile e belluino Oliver Reed, le fa precedere da un preambolo di 50 minuti a partire dalla storia del concepimento del piccolo Leon. Immerso nella suddetta atmosfera cattolica, in un mondo manicheo di bene e male, la genesi del licantropo lo vuole figlio di una muta e di un mendicante ridotto ad essere una bestia dopo essere stato sbattuto in cella (e dimenticato) da un barone sadico (Anthony Dawson). Leon è figlio di una violenza carnale perpetrata dal mendicante sulla bella muta, nasce il giorno di Natale (cosa che a detta del popolino pare infausta), la madre muore per complicazioni e, ovviamente (?) l'acqua nel fonte battesimale, il giorno che il neonato riceve il sacramento, ribolle. Da qui in avanti sarà una dura lotta per Leon Corledo contenere la sua doppia natura. La prima parte, comunque, con tutta la narrazione dell'inusuale processo di "licantropizzazione" risulta decisamente più interessante della seconda che si attesta sui più usuali lidi delle tipiche scorribande da uomo lupo, con qualche tocco in più dato dall'amore impossibile fra Leon e la borghesuccia Cristina. Il licantropo della Hammer lotta quindi fra razionale e irrazionale, fra passione animale e compassato contegno civile: la bestia esce fuori sì quando c'è la luna piena, ma soprattutto non si contiene se il giovane Leon si lascia andare a comportamenti socialmente discutibili (tipo andare al bordello): l'amore vero, soprattutto se veicolato dalla religione, potrebbe essere la cura ma troppe sono le tentazioni e gli attriti con una società che riconosce prestissimo in Leon qualcuno di diverso. Bravi gli attori, molte scollature generose e un buon makeup per un Oliver Reed a inizio carriera. La regia è abbastanza piatta ma l'uso delle luci compensa. Ai tempi il film fu percepito dal pubblico inglese come una delusione, in quanto prometteva più di quanto alla fine mantenesse, in effetti più che horror qui si tratta di dramma romantico; come conseguenza L'Implacabile Condanna fu l'unica incursione della Hammer nel mondo della licantropia. Comunque godibile, ma solo per appassionati.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato in interni al Bray Studio (Down Place, Oakley Green, Berkshire, UK) e in esterni al Black Park (Iver, Buckinghamshire, UK).

Il film ebbe dei problemi con la censura UK che fece dei tagli per 2 minuti. Le scene incriminate riguardavano la morte del marchese, quella della prostituta e il finale nel campanile.

Chi era Oliver Reed? Personaggione sopra le righe autoproclamatosi "Mr. England", rimpiangeva solo due cose "Non aver potuto bere in tutti i bar possibili, e non essere stato a letto con tutte le donne del mondo". Alcolizzato, dislessico e manesco, Reed fu uno dei grandi attori Inglesi che perse il ruolo di James Bond proprio per le sue abitudini all'alcol e alle risse. In una delle sue scazzottate in un locale si beccò tante di quelle ferite in faccia che gli ci vollero 36 punti di sutura che gli lasciarono cicatrici permanenti. La sua visione delle donne non era certo progressista: "Credo che la mia donna non dovrebbe lavorare fuori casa. Quando torno a casa stanco mi aspetto che lei sia lì e che mi faccia trovare tutto pronto. Capite cosa intendo: che mi prepari il bagno e che mi metta a letto. Questo è il tipo di lavoro che dovrebbe fare, in cambio lei può allevare i miei figli e se qualche altro uomo ci dovesse provare, lo pesterei". Reed, ovviamente, ebbe un sacco di donne, perché rispettava alla lettera il Teorema di Ferradini. L'attore morì il 2 maggio 1999 a Malta di attacco di cuore mentre stava girando Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott, obbligando il regista a investire 3 milioni di dollari per ricreare la sua faccia in modo che potesse "apparire" nelle scene che gli mancavano da girare. In un episodio che sembra inventato da Manuel Fantoni, nel 1973 Steve McQueen andò in UK per incontrare Reed e i due andarono a sbevazzare nel nightclub preferito da Reed. Questo bevve così tanto che non riusciva a tenersi più in piedi e improvvisamente vomitò addosso a McQueen. Lo staff riuscì a procurare dei vestiti nuovi all'attore americano ma non si trovò un paio di scarpe. McQueen raccontò: "Ho dovuto passare tutto il resto della notte puzzando del vomito di Oliver Reed".

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