La Frase dal Film:
"Con la tua discutibile vanità femminile praticamente lo tieni al guinzaglio; non sarebbe meglio un cagnolino, tesoro?!" "Ma i cani non guidano una fiammante Rolls Royce!" "Però sono molto più intelligenti"
Non è stato esattamente il primo ma Incubi Notturni è di sicuro l'esempio di antologia horror più noto fra le produzioni d'antan, soprattutto per l'episodio del ventriloquo diretto da Alberto Cavalcanti (che, badate, non era italiano ma brasiliano). L'antologia horror, anche nota come portmanteau*, fonde diversi brevi racconti, in genere uniti fra loro da un contorno narrativo e ha sempre riscosso un notevole interesse e successo fra gli appassionati tanto che il cinema non ha mai smesso di sfruttare il sottogenere: Creepshow (1982) è un esempio di portmanteau moderno e la casa di produzione inglese Amicus farà dei portmanteaux un vero e proprio cavallo di battaglia. Come sanno gli appassionati di horror, queste antologie hanno il notevole pregio di esaurire brevemente ogni episodio che trattano, dando l'impressioni di aver visto in un colpo solo 4 o 5 film diversi (questo in base al numero di elementi di cui è composto). Spesso la qualità non è eccelsa ma come per magia almeno un segmento è notevole, spesso superiore ad un horror full-lenght, trascinando sul podio, per estensione di merito, tutto il film compresi i segmenti deludenti. Vediamo dunque in specifico gli episodi che compongono Incubi Notturni. I primi due episodi non sono i migliori e si rifanno alle tipiche atmosfere delle ghost-stories inglesi che prevedono una sorpresa shock in conlusione. The Hearse Driver ha l'aria di assomigliare molto ad un episodio di Ai confini della Realtà, mentre The Christmas Story è una più comune storia di fantasmi che propina qualche sottilissimo brivido nonostante la prevedibilità degli accadimenti. Molto ben fatto, invece, The Haunted Mirror che si avvale di una valida sceneggiatura e di una progressione verso l'orrore a partire da una tranquilla dimensione famigliare. L'episodio non si gioca su momenti diretti a generare paura ma costruisce un dramma orrorifico in cui un oggetto maledetto prende possesso dell'anima di uno dei protagonisti. Anche questo un tema ricorrente in diversi film. A spezzare la tensione dei racconti interviene il quarto episodio, di tono chiaramente comico e per questo ritenuto il più debole della serie. Si tratta di una parodia della vita dopo la morte, ancora un altro tema che ricorrerà diverse volte nelle produzioni cinematografiche e che ai tempi riscuoteva già successo (La via dell'impossibile, 1937; Viaggio nell'impossibile, 1939; Una bionda in paradiso, 1941; L'inafferrabile signor Jordan, 1941). Episodio più riuscito e di maggior richiamo è il quinto: The Ventriloquist's Dummy ritenuto il capostipite degli horror che hanno sfruttato il sinistro aspetto dei burattini e che ne ha trattato alla perfezione il tema, tanto che a tale episodio sono da rifarsi sia un film televisivo prodotto da Hitchcock (Dove s’arrampica il caprifoglio - Where the Woodbine Twineth, 1965) sia Magic (1978) di Attemborough, per non citare esempi moderni come Dead Silence (2006). L'episodio è davvero inquietante anche se l'età della pellicola e la melodrammaticità della narrazione fanno in modo che il pupazzo dell'episodio non possa competere in quanto a fear-level con i noti pupazzi degli horror moderni (leggi Chucky). Ottima l'interpretazione di Michael Redgrave, schiavo mentale del proprio oggetto di lavoro e sul limite di un imminente crollo nervoso. Perticolarmente weird e sinistra la conclusione di questo segmento. Tutti questi episodi sono tenuti insieme da una storia di cornice superiore quasi ai racconti che compongono l'antologia: il protagonista Walter Craig si trova intrappolato in un loop temporale che lo obbliga a compiere e a vivere gli stessi eventi, sottolineando un'immanente senso di predestinazione dal quale è impossibile sfuggire. All'interno del racconto di cornice val la pena sottolineare il ruolo dello psicanalista Van Straaten che tenta di riportare la dimensione metafisica e paranormale messa in campo dagli ospiti della casa, verso lidi materialistici e scientifici. Non ci riuscirà, e non solo finirà per raccontare anch'egli una storia "strana" ma verrà eliminato proprio dalle forze oscure dell'inconscio che con tanta protervia cerca di incasellare e contenere. Un'approccio al paranormale molto diverso da quello di Hollywood che al tempo tendeva a sminuire l'elemento paranormale con chiuse che riportavano il tutto a spiegazioni razionali. Incubi Notturni, in conclusione, è un antologia horror che sa mischiare paura, comicità, melodrammaticità in modo non banale e può risultare una buona scelta anche per lo spettatore meno avvezzo al bianco e nero. La visione è consigliata (d'obbligo per il patito del genere).
* Con questo termine ci si riferisce ad un termine che fonde due o più parole portando con sé tutti i significati originari. Questo uso della parola portmanteau, che viene dal francese e indica una valigia da viaggio a due scomparti, fu coniata da Lewis Carroll nel romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871). Nel romanzo Humpty Dumpty spiega ad Alice che: "Well, slithy means lithe and slimy... You see it's like a portmanteau - there are two meanings packed up into one word" [slithy = lithe (flessibile) + slimy (viscido)]. Mi ricordo che mia sorella, quando eravamo piccoli e la facevo arrabbiare, mi dava del "crescemente", ovvero cretino+scemo+demente! Un portmanteau di tutto rispetto!
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nella versione italiana i titoli degli episodi sono: Il conducente del carro funebre, Il ricevimento natalizio, Lo specchio incantato, Una storia di golf e Il pupazzo vetriloquo.
In Italia il film è anche conosciuto col titolo Nel cuore della notte.
I due personaggi inglesi Parrat e Potter interpretati rispettivamente da Basil Radford e Naunton Wayne furono creati per La signora scompare (1938) di Alfred Hitchcock. La coppia riscosse un tale successo che i due attori comparvero insieme in molti film, Incubi Notturi compreso.
I cosmologi Fred Hoyle, Thomas Gold e Hermann Bondi, svilupparono la teoria dell'universo in stato stazionario dopo aver visto questo film. Gli scienziati dissero che la natura circolare della narrazione ispirò la teoria.
Le storie da cui sono tratti gli episodi furono scritte da H.G. Wells, John Baines, E. F. Benson e Angus Macphail.