TRAMA

A causa delle ristrettezze economiche in cui versa l'ospedale in cui operano i dottori, l'equipe medica è attraversata da nervosismi ed ambizioni frustrate. Un grave errore medico porterà i protagonisti a condividere uno scomodo segreto. Mentre l'equipe traffica per nascondere la malefatta, in ospedale arriva un malato che pare affetto da un virus altamente infettivo e devastante. Nel caos e nel delirio più totale, medici e paramedici entreranno in contatto coll'agente patogeno.


INFECTION
(titolo or.: Kansen - GIAPPONE - 2004 - 98min - Colore)

di Masayuki Ochiai

GENERE
HORROR
IN BREVE
Interessante j-horror che non si limita agli stereotipi per provocare paura e disagio. Di spessore.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Il male è dentro la testa"

Interessante questo Infection e più pregno di significati di altri blockbuster nipponici à la Ringu (1998). Solo un occhio poco allenato potrebbe relegare questo Kansen ad un "solito" film giapponese dei molti che si possono vedere in questi anni. Prima di tutto il regista Ochiai evita di riproporre il solito orrore folkloristico fatto di spiriti pallidi e ipertricotici nascosti negli stipetti. Mantenendo, come naturale, un gusto orientale nella rappresentazione, Ochiai (e lo scrittore Kimizuka) optano però per una dimensione dell'orrore più profonda, inconscia, di spessore che non si gioca tutta nelle apparizioni improvvise che ottengono in modo facilone (ma ottengono!) quei tre o quattro salti sulla poltrona che il mainstream sembra aver adottato come metro di giudizio del film horror bello/brutto. Infection inizia sotto tono con atmosfere e recitazione che ricordano più una fiction televisiva, dialoghi sparuti ed una regia non memorabile. Molto velocemente, però, il film mostra i denti, non tanto, come dicevo prima, tramite facili scene d'impatto, ma grazie ad un'atmosfera d'ambiente che si fa più e più claustrofobica, irreale e simile all'incubo. La pellicola esplicita chiaramente la tematica portante tramite il disagio neurologico della vecchia che vede i suoi parenti morti nelle superfici riflettenti. Il vetro diviene simbolo di una dimensione altra, che è quella dell'inconscio. L'esempio del colore della mela rossa, così come illustrato dalla neurologa, mette nero su bianco come la realtà percepita sia una somma di materia e di aspettativa mentale. E quindi, la domanda alla base è: cosa è davvero reale? Tutti iniziano a domandarselo, spettatori ed interpreti, mentre la mdp percorre i corridoi di un ospedale che diviene un'estensione dello stato mentale angosciato e partecipa dell'orrore come se si fosse in un film gotico. Un incidente lavorativo che ha a che fare con l'errata somministrazione di un farmaco, unisce l'equipe medica nella condivisione di un segreto e di una colpa. Non dico altro riguardo a questo per non fare spoiling ma è proprio con quell'evento che la mente dei protagonisti inizia a scivolare nell'incubo, o meglio a dondolare fra due piani di realtà come fa la "simbologica" altalena al di fuori dell'ospedale. Con il mutare dei piani vi è anche un mutamento della percezione, persino cromatica (in modo che lo spettatore ne sia partecipe). Ecco che la mela rossa "diventa verde", ecco che le luci dei segnalatori interni cambiano colore ed ecco perchè il dottor Akai si chiama così (Akai in giapponese vuol dire "rosso"). Gli appassionati dello splatter avranno soddisfazione grazie all'infezione che scioglie i corpi con suggestioni che ricordano il Fluido Mortale (1958) e anche La Cosa (1982) di Carpenter, altri potranno giovarsi delle atmosfere ospedaliere che ad alcuni hanno ricordato The Kingdom – Il Regno (1994). Infection non è un horror sempliciotto, ma sa unire riflessioni ed atmosfere meta-fisiche-psicologiche al consueto stile orientale. Questo secondo elemento rimane, per molto publico, l'elemento più ostico da digerire, ma se vi sfugge il piano concettuale allora di questo Kansen in mente non vi rimarrà proprio nulla. Buttateci un occhio; gli Americani l'hanno già fatto e stanno preparando un remake. Dico davvero.

exxagon fecit MMVI