La Frase dal Film: "Le Tre Madri. Cos'è, non capisci? Mater tenebrarum, Mater Lacrimarum, Mater Suspiriorum, ma gli uomini ci chiamano con un solo nome, un nome che incute paura a tutti..."
Premetto che io sono uno di quelli appassionati
di "Dario vecchia maniera". Amo i suoi manierismi
con la telecamera più di quelli realizzati con i colori, ancor
meno la sua vena paranormale che alternativamente è
stata alla base di molti suoi film. Inferno si
prefigura come il secondo episodio della saga delle Tre
Madri, della quale saga il primo episodio è stato
il precedente Suspiria, mentre il terzo, dopo molti sofferti anni, è La Terza Madre (2007). Con Inferno
Argento presta il destro ai suoi detrattori i quali
sostengono che i suoi film siano stracolmi di stile ma vuoti
di contenuti e coerenza; in effetti questo film è
un'opera fiammeggiante, colorata, convulsa che rompe diversi
schemi, e non solo quelli narrativi. Credo che Argento fosse
molto consapevole di quello che stava facendo e credo che
ne fosse anche orgoglioso in quanto, probabilmente (e ripensando
a tutti i suoi film) Inferno è la summa
del cinema che lui preferirebbe fare. Penso anche che il
poco successo di critica e pubblico ottenuto ai tempi, dovuto
all'assuefazione della gente per il suo stile "giallo"
(stile che ha conquistato ed assuefatto pure me), il forzato
ritorno all'italian thriller con Tenebre sia stato vissuto da Argento come una sconfitta ed una delusione.
Inferno parla a colori e sensazioni, un linguaggio più vicino al sogno e all'inconscio piuttosto che alla mente logica, di un terrore che cresce
e si nasconde sotto i nostri piedi, e fin dall'inizio la
pellicola ci "annuncia" di non voler aderire alla
realtà quando Rose si tuffa nella pozza per recuperare
le chiavi e scopre la sala con i cadaveri. Il regista ribalta
anche alcuni stereotipi mentali dello spettatore quando, ad esempio,
il macellaio non soccorre ma uccide un personaggio del film: ecco che
allora ci accorgiamo di come cataloghiamo automaticamente
certe persone senza aver indizi reali per farlo. La musica
poi non è di minor importanza nel sottolineare le
scene, ma questa è una costante del cinema di Dario
Argento e non una peculiarità di Inferno.
In definitiva per apprezzare Inferno occorre slegarsi dalla ricerca di linearità narrativa e abbandonarsi alle suggestioni artistiche che in alcuni tratti paiono quasi un mero esercizio di stile; in ogni caso un grande stile. Ritengo comunque che Suspiria sia un esperimento fatto sullo stesso tema, con le stesse
tecniche e decisamente meglio riuscito. Inferno è un must per tutti gli appassionati di horror ed
è un film da evitare per i mainstreamers. Questi
ultimi, infatti, vedranno in tale pellicola solamente un
noioso horror che inizia a far sentire gli anni
che ha sul groppone.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Come al solito circolano differenti versioni
del film. In una versioni UK furono tagliati 20 secondi
di scena in cui un gatto tiene in bocca un topo. Perché,
non so. La vecchia versione USA e Australiana sono tagliate
di ben 25 minuti. Semplicemente folli. La nuova versione
australiana del 1985 è stata rieditata a 103 minuti
mentre quella italiana come scritto è di 107 minuti
(ci potrebbe essere una disparità dovuta al supporto
VHS). La release USA DVD della Anchor Bay è la versione
più completa.
Anche Mario Bava ha collaborato a questo
film ed è l'ultima cosa che ha fatto prima della
sua morte nel 1980.
Il film è costato 6.000.000.000
di lire circa.
Nel film compaiono attori fondamentali
nella produzione argentiana. Daria Nicolodi era la moglie
di Argento nonché madre di Asia e l'abbiamo vista
ad esempio in Profondo Rosso
(1975) e Phenomena
(1985). Alida valli in Suspiria
(1977), Veronica Lazar e Ania Pieroni in Tenebre
(1983) , Lavia in Profondo Rosso.
All'inizio era stato scelto James Woods
come attore principale ma lui rifiutò perché
era impegnato a girare Videodrome
(1983) con Cronenberg.
Leigh McClosky che nel film ha il ruolo
di Mark era un noto attore di soap: ha partecipato a Dallas
(Mitch Cooper), General Hospital e Santa Barbara.
La storia del film è tratta da Suspiria
de Profundis (1945) di Thomas De Quincey.