Il buon vecchio Dante e la sua Divina Commedia
non potevano scampare all'attenzione dei primi cineasti
italiani i quali sceglievano, appunto, temi storici cari
al Bel Paese per rimarcare l'intento artistico dell'operazione
in un tempo remoto del cinema in cui il medesimo stava cercando
un'identità. Quale più somma finalità
che prendere come riferimento il Sommo Poeta? E sia. La
bellezza di 100.000 lire spese e tre lunghi anni di lavorazione
con la collaborazione di 150 comparse, nonché un
lancio pubblicitario in grande stile organizzato da Goffredo
Lombardo (fondatore della Titanus) che prometteva due ore
di proiezione. Il 10 marzo 1911 (ma c'è chi dice
il 22 marzo) L'Inferno fa il suo esordio al teatro
Mercadante di Napoli, e sarà un successo che non
si limiterà all'Italia ma che ne valicherà
i confini guadagnando ai botteghini USA fino a 2 milioni
di dollari, che a quei tempi erano palanche. Le pizze originali
del film sono ora in possesso della Library of Congress
e del British Film Institute; a noi non resta, in quest'era
di DVD, che goderci la rimasterizzazione compiuta nel 2004
dalla Eye 4 films che ha pensato bene di accompagnare musicalmente
le immagini con lo score dei Tangerine Dream. Avranno fatto
bene a piazzare della musica elettronica al fianco di immagini
vecchie cento anni che trattano la più nobile delle
opere letterarie? Forse sì, perché la musica
è gradevole (un po' Enya, un po' ambient, molto new
age), forse no, perché alla fine non c'entra granché.
Ciò che conta, però, sono le affascinantissime
immagini di questo pezzo di storia che parla di un cinema
italiano capace di sognare e realizzare il fantastico sul
grande schermo (ora?...mah!). Visivamente impressionate
ed imponente, con una ricostruzione scenografica che chiaramente
richiama Gustave Doré e le sue note incisioni con
cui fu illustrata la Divina Commedia fra il 1861 e il 1868,
questo film girato a sei mani ripercorre la prima cantica
scritta da Dante fra il 1310 e il 1313, soffermandosi sugli
episodi più noti quali quello di Paolo e Francesca,
Farinata degli Uberti, il Conte Ugolino, etc. Le invenzioni
sceniche ed effettistiche non mancano e rammentano nello
stile le opere di Georges Méliès (vedi Il
viaggio nella luna, 1902): indimenticabile più
di una scena di quelle che si avvalgono della presenza di
numerose comparse, disposte, per amor dell'arte, a denudarsi
in un'epoca in cui denudarsi non era cosa da tutti i giorni.
Da segnalare, riguardo a ciò, che questo Inferno
non solo è il primo lungo metraggio italiano, ma
è anche il primo film a mostrare un nudo maschile
frontale; ben 58 anni in anticipo rispetto al "primo"
scandalosissimo nudo maschile che si vedrà in Donne
in amore (1969). Le immagini sono intramezzate da intertitoli
lunghi ed eloquenti che un po' spiegano ed in parte citano
il testo di Dante. Lo stile del tempo voleva che l'intertitolo
spiegasse l'azione che sarebbe seguita, in modo da aiutare
lo spettatore a comprendere i gesti e le espressioni degli
attori; col tempo lo stile cambierà e l'intertitolo,
di preferenza più breve, verrà inserito "nell'azione".
In definitiva, questo film si va a configurare come un'esperienza
cinematografica surreale fosse solamente per l'antichità
dell'opera, in più va detto che non tutti sono pronti
a sorbirsi un'oretta di film muto con una qualità
video compromessa dalla polvere e dai graffi (o "dust
and scratch", come si dice nell'ambiente). Chi riesce
a soprassedere a tali limiti e a farsi trasportare dalla
curiosità e dalla voglia di vedere qualcosa di davvero
diverso dal solito, non si perda questo film che potrebbe
davvero dare quel tocco in più alla vostra videoteca
privata. Da salvare dall'oblio.