TRAMA

Trelkovsky (Polanski), un cittadino polacco naturalizzato francese, affitta un appartamento in uno stabile dalle cupe atmosfere, popolato da inquilini eccentrici. La precedente inquilina dell'appartamento, Simone Choul, si era suicidata buttandosi giù dalla finestra. Prima di morire patirà una lunga agonia in ospedale. E' proprio qui che Trelkovsky, visitando la degente, incontrerà una sua amica, Stella (Adjani), con la quale stringerà un rapporto. Gli inquilini del palazzo inizieranno a diventare molto ostili nei confronti di Trelkovsky, accusandolo di fare baccano e di non aver firmato una petizione che intendeva scacciare un'altra inquilina. La realtà dell'uomo inizia ad assumere le sfumature del delirio.


L'INQUILINO DEL 3° PIANO
(titolo or.: Le Locataire - FRANCIA/USA - 1976 - 125min - Colore)

di Roman Polanski

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Humor nero, paura e grottesco in perfetta misura.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal film: "Dimmi, in quale preciso momento un individuo smette di essere quello che crede di essere? [...] Ti tagli un braccio, va bene, io dico: - Me e il mio braccio -. Ti tagli anche l'altro braccio, io dico: - Me e le due mie braccia -. Togli...to...togli il mio stomaco, i miei reni, ammettendo che sia possibile, io dico: - Me e il mio intestino...intestino - Segui vero? E ora se mi tagli pure la testa che cosa dici?: - Me...me e la mia testa o me e il mio corpo? - Che diritto ha la mia testa di chiamarsi me? Mmm? Che diritto?"

Tratto romanzo Le locataire chimerique di Roland Topor, questo primo thriller parigino di Polanski è un ricco e sfaccettato film che non deluderà coloro che amano la sua tecnica ed i suoi stilemi. Fin troppo facile connettere questa pellicola con Rosemary's Baby (1968); in effetti L'inquilino del terzo piano, insieme a Repulsion (1965) e alla pellicola del '68, va a formare la trilogia degli appartamenti, ovvero quella di un orrore che si nasconde in uno stabile e fra gli inquilini che quello abitano. Ma non solo, Le Locataire, sopratutto nella parte centrale, è un soggetto che verrà ripreso in un certo qual modo nel film Il Pianista (2002) in una forma più compatta. In questa pellicola del '76 nessuno spazio dello schermo viene sprecato e questo anche grazie al direttore della fotografia Sven Nykvist (noto per il suo lavoro con Bergman). Sono rimarchevoli le riprese acrobatiche compiute con la Louma Crane, un sistema di ripresa (essenzialmente un braccio telescopico su cui viene montata la mdp) che verrà recuperato anche da Argento in Opera. I momenti di paura non mancano e spesso l'inquietudine va di pari passo con una nota di black comedy tanto che a volte è difficile distinguere la tensione dallo spunto comico. Il film, che non ha perso forza a distanza di tanti anni, assume un valore aggiunto ai nostri giorni in cui l'aumento dell'urbanizzazione fa correre su binari paralleli la comodità e l'incapacità di ognuno di noi di stringere legami significativi con persone che ci vivono accanto. La stessa relazione fra Trelkovsky e Stella è sfuggevole e superficiale, e si concretizza in brevi e sfuggevoli momenti di sesso. Nella dimensione del film di Polanski (ma perché no anche nel nostro mondo) ogni soggetto è identificato dalle apparenze e dal modo in cui si conforma alle altrui aspettative, nonché per mezzo degli oggetti che usa: siamo le sigarette che fumiamo, il caffé che beviamo, etc... L'enigmatica Simon Choul è un'egittologa e lo stesso appartamento affittato da Trelkovsky diviene come una tomba che contiene i resti di colei che lì aveva vissuto (il make-up, il vestito, ...); la Choul stessa all'ospedale è mostrata coperta di bende come una mummia urlante (un grido davvero agghiacciante!). Il cast fa un lavoro splendido: bellissima la Adjani, inquietanti gli inquilini (Winters, Douglas, Van Fleet) e davvero kafkiano (o dostoevskiano come direbbe Morandini) Polanski che nella versione italiana ha un accento che lo rende ancor più straniero in terra straniera. Anche la musica di Philippe Sarde, soprattutto il main theme con l'armonica, è incisiva. In conclusione una pellicola in cui l'humor, il grottesco e la paura vanno perfettamente a braccetto. Consiglio caldamente l'acquisto (e la visione, of course) di questo film che supera di gran lunga in stile ed inquietudine il ben più noto ed osannato Rosemary's Baby.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film non ha titoli di coda, ma compare solo il logo della Paramount.

Al cinema, l'uomo che guarda Trelkovsky, è Philippe Sarde, colui che curò le musiche del film.