TRAMA

Woo Yeong-min (Ji-tae Yu) lavora come capo della sicurezza in un grande magazzino prossimo all'apertura, dal giorno in cui, da poliziotto, aveva causato la morte di un suo collega. Dopo una serie di strane morti nel negozio Woo Yeong-min si mette ad indagare spinto dallo zio che è capo del grande magazzino. Mentre la polizia segue le tracce di un serial killer, e il protagonista viene visto di cattivo occhio dalle forze dell'ordine, Woo Yeong-min segue una via meno ortodossa, incuriosito da una ragazza che sostiene che la sua gemella, morta tempo prima, sia la vera artefice degli omicidi.


INTO THE MIRROR
(titolo or.: Geoul sokeuro - Sud Corea - 2003 - 113' - Colore)

di Seong-ho Kim

GENERE
HORROR - MYSTERY - THRILLER
IN BREVE
Visivamente suggestivo con una metafisica degli specchi avvincente. Peccato che il plot e la sceneggiatura non siano alla stessa altezza.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Once you start thinking that your reflection is someone else, at any moment two egos and two worlds may appear. Self-hatred, triggered by a mental shock, cause a personality to split, and you perceive two worlds, inside and outside the mirror. [...] The world is divided into two symmetrical worlds, that is, the person is psychologically divided in two. Thus the mirror acts as a passage... for example between a dead and a living person, or it acts as a door between the two separate worlds. If you die outside the mirror, you can still be living within. Also, if the you in the mirror dies, you see no reflection"*

Gli specchi sono stati tirati in ballo da diversi film horror (per citarne due Mirror, mirror, 1990 e Candyman, 1992) ma in questo film di Seong-ho Kim il ruolo dello specchio diventa centrale sia a livello di storia che di tecnica registica. Con un occhio al j-horror ma con un rifiuto per gli eccessi gore e per gli inflazionati fantasmi ipertricotici, il regista opta per un thriller soprannaturale tinto di giallo. In effetti nel film mi sembra di rintracciare eco argentiane e forse anche qualcosa che ha a che fare con Bava (Sei donne per l'assassino, 1964). Chi sarà il vero colpevole degli omicidi? Chi delle due sorelle, dato poi che una è morta? (gemelle... altro tema caro al cinema di tensione: Lo specchio scuro, 1946). Lo script di Sung-ho è un tentativo, non senza inceppi, di fondere l'horror col mystery ma più di un elemento mina la suspance e la linearità della storia: la scelta delle vittime sembra arbitrario e la durata della pellicola sembra eccessiva dal momento che poi non porta maggior comprensione. Si può facilmente immaginare un futuro remake di questo film che riesca, in meno tempo, a dare più spessore alla dimensione drammatica e a chiarire le dinamiche dello svolgimento.Quello che balza all'occhio in Into the Mirror è, più che la storia, la tecnica del regista che sfrutta davvero la dimensione degli specchi e del doppio. Protagonisti e ambienti vengono riflessi di continuo venendo a creare giochi ottici di grande effetto e una piacevole confusione percettiva. Il finale del film, che mixa metafisica ed effetti speciali riesce davvero ad affascinare. Peccato che la sceneggiatura non regga il confronto con lo stile visivo e che il tentativo di creare una mitologia degli specchi non venga sviluppato a dovere, ed è un peccato, visto che risulta molto più interessante del semplice giallo che attraversa la vita dei protagonisti. Buono il lavoro degli attori che vestono i panni di personaggi complessi; anche il protagonista Woo Yeong-min (Ji-tae Yu) non è un mero eroe o spettatore degli eventi, ma è scosso da un dramma personale che lo porterà in ultima istanza a scontrarsi col suo doppio. Into the Mirror non è un film d'incredibile originalità e non riserva sorprese neppure a livello di paura elicitata (anche se i meno assuefatti all'horror orientale potrebbero accusarne i colpi) ma occorre riconoscergli una certa eleganza immaginativa a partire dalla bellissima prima scena di morte, così come occorre prendere atto che il cinema di paura sud coreano sta facendosi strada a colpi di film mediamente di buona qualità. Gettate un occhio su questo film e, se avete disponibilità (e lo trovate a basso prezzo) consideratene l'acquisto, non perché sia particolarmente bello ma perché è un buon esempio di ciò che noi Italiani non riusciamo più a fare da un po' di anni. Memorabile, in tutti i casi, il momento del film in cui vengono mostrati esempi pittorici che hanno a che vedere con gli specchi: viene anche mostrato il notissimo quadro "I Coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck.

Remeccato con ampia variazione da Alexandre Aja nel 2008 col film dal titolo Riflessi di Paura (Mirrors).

*-trad: "Nel momento in cui inizi a pensare che il tuo riflesso sia qualcun'altro, in qualsiasi istante due personalità e due mondi possono apparire. Il senso di colpa, provocato da uno shock mentale, porta una dissociazione di personalità, e così percepisci due mondi, dentro e fuori dallo specchio. [...] Il mondo è diviso in due mondi simmetrici, cioé, la persona è psicologicamente divisa in due. Quindi lo specchio agisce come un passaggio... per esempio fra una persona morta ed una viva, o agisce come una porta fra i due mondi scissi. Se muori fuori dallo specchio, puoi ancora essere vivo all'interno di esso, oppure se l'Io nello specchio muore, non ne vedrai più il riflesso"

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