La Frase dal Film:
"Once you start thinking that your reflection is
someone else, at any moment two egos and two worlds may
appear. Self-hatred, triggered by a mental shock, cause
a personality to split, and you perceive two worlds, inside
and outside the mirror. [...] The world is divided into
two symmetrical worlds, that is, the person is psychologically
divided in two. Thus the mirror acts as a passage... for
example between a dead and a living person, or it acts as
a door between the two separate worlds. If you die outside
the mirror, you can still be living within. Also, if the
you in the mirror dies, you see no reflection"*
Gli specchi sono stati tirati in ballo
da diversi film horror (per citarne due Mirror, mirror,
1990 e Candyman, 1992) ma in questo film di Seong-ho
Kim il ruolo dello specchio diventa centrale sia a livello
di storia che di tecnica registica. Con un occhio al j-horror
ma con un rifiuto per gli eccessi gore e per gli inflazionati
fantasmi ipertricotici, il regista opta per un thriller
soprannaturale tinto di giallo. In effetti nel film mi sembra
di rintracciare eco argentiane e forse anche qualcosa che
ha a che fare con Bava (Sei donne per l'assassino,
1964). Chi sarà il vero colpevole degli omicidi?
Chi delle due sorelle, dato poi che una è morta?
(gemelle... altro tema caro al cinema di tensione: Lo
specchio scuro, 1946). Lo script di Sung-ho è
un tentativo, non senza inceppi, di fondere l'horror col
mystery ma più di un elemento mina la suspance e
la linearità della storia: la scelta delle vittime
sembra arbitrario e la durata della pellicola sembra eccessiva
dal momento che poi non porta maggior comprensione. Si può
facilmente immaginare un futuro remake di questo film che
riesca, in meno tempo, a dare più spessore alla dimensione
drammatica e a chiarire le dinamiche dello svolgimento.Quello
che balza all'occhio in Into the Mirror è,
più che la storia, la tecnica del regista che sfrutta
davvero la dimensione degli specchi e del doppio. Protagonisti
e ambienti vengono riflessi di continuo venendo a creare
giochi ottici di grande effetto e una piacevole confusione
percettiva. Il finale del film, che mixa metafisica ed effetti
speciali riesce davvero ad affascinare. Peccato che la sceneggiatura
non regga il confronto con lo stile visivo e che il tentativo
di creare una mitologia degli specchi non venga sviluppato
a dovere, ed è un peccato, visto che risulta molto
più interessante del semplice giallo che attraversa
la vita dei protagonisti. Buono il lavoro degli attori che
vestono i panni di personaggi complessi; anche il protagonista
Woo Yeong-min (Ji-tae Yu) non è un mero eroe o spettatore
degli eventi, ma è scosso da un dramma personale
che lo porterà in ultima istanza a scontrarsi col
suo doppio. Into the Mirror non è un film
d'incredibile originalità e non riserva sorprese
neppure a livello di paura elicitata (anche se i meno assuefatti
all'horror orientale potrebbero accusarne i colpi) ma occorre
riconoscergli una certa eleganza immaginativa a partire
dalla bellissima prima scena di morte, così come
occorre prendere atto che il cinema di paura sud coreano
sta facendosi strada a colpi di film mediamente di buona
qualità. Gettate un occhio su questo film e, se avete
disponibilità (e lo trovate a basso prezzo) consideratene
l'acquisto, non perché sia particolarmente bello
ma perché è un buon esempio di ciò
che noi Italiani non riusciamo più a fare da un po'
di anni. Memorabile, in tutti i casi, il momento del film
in cui vengono mostrati esempi pittorici che hanno a che
vedere con gli specchi: viene anche mostrato il notissimo
quadro "I Coniugi Arnolfini" di Jan van Eyck.
Remeccato con ampia variazione da Alexandre Aja nel 2008 col film dal titolo Riflessi di Paura (Mirrors).
*-trad: "Nel momento
in cui inizi a pensare che il tuo riflesso sia qualcun'altro,
in qualsiasi istante due personalità e due mondi
possono apparire. Il senso di colpa, provocato da uno shock
mentale, porta una dissociazione di personalità,
e così percepisci due mondi, dentro e fuori dallo
specchio. [...] Il mondo è diviso in due mondi simmetrici,
cioé, la persona è psicologicamente divisa
in due. Quindi lo specchio agisce come un passaggio... per
esempio fra una persona morta ed una viva, o agisce come
una porta fra i due mondi scissi. Se muori fuori dallo specchio,
puoi ancora essere vivo all'interno di esso, oppure se l'Io
nello specchio muore, non ne vedrai più il riflesso"