TRAMA

L'antroplogo e studioso di fenomeni paranormali Dr. John Markway (Richard Johnson) affitta Villa Crane (Hill House) per condurre una ricerca. Mette insieme un team composto dalla chiaroveggente Theo (Claire Bloom), dal perditempo futuro erede della villa, Luke Sanderson (Russ Tamblyn) e dalla fragile Eleanor Lance (Julie Harris) che da piccola aveva fatto esperienza di fenomeni poltergeist. Per Eleanor questa è una buona occasione per sfuggire ad una vita di tristezza e delusione.


GLI INVASATI
(titolo or.: The Haunting - USA - 1963 - 112min - B/N)

di Robert Wise

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Il più alto esempio di horror su una casa stregata, nonché uno dei migliori horror mai fatti. Da vedere.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Scandali, assassinii, follia, suicidi. Nella storia di Villa Crane c'erano tutti gli elementi che cercavo"

Ecco uno degli esempi più alti di horror e, con tutta probabilità, il più alto rispetto al tema delle case stregate. Nel 1959 la scrittrice Shirley Jackson pubblicò il racconto "The Haunting of Hill House", libro che ricevette lusinghiere critiche da ogni dove e venne ritenuto da alcuni la cosa più spaventosa mai scritta. Questo non so dire, ma posso confermare che, quattro anni dopo, il film di Robert Wise diventerà punto di riferimento per tutti coloro che si vorranno cimentare con l'horror. Va fatto notare che il regista Wise (West Side Story, 1961) si fece le ossa sotto la guida del produttore Val Lewton, per il quale Wise diresse horror psicologici quali Il giardino delle streghe (1944) e La iena - L'uomo di mezzanotte (1945). Lewton da sempre preferiva un tipo d'orrore non visibile, incerto fra il reale e l'immaginato piuttosto che qualche mostro facilone che impressionasse il pubblico. Questa l'impronta che Lewton diede a questo e ad altri lavori di Wise. Con un brillante uso della telecamera, riflessi negli specchi, lenti distorcenti, ed un utilizzo degli effetti sonori davvero magistrale, il regista costruisce un horror fra i più fini e sofisticati mai fatti. Tutti i fantasmi del film esistono per pura suggestione, nulla è dato realmente di vedere, ad esempio le zone fredde della casa, così come il cane in giardino sono solamente menzionati dai protagonisti ma lo spettatore non potrebbe testimoniare di averli visti. Anche la più tradizionale scena della porta che si chiude alle spalle viene realizzata in modo diverso, cioé la porta si chiude quando non viene ripresa e quindi rimane l'incertezza sul fatto che possa essere stata qualche causa naturale a chiuderla. Incredibilmente spaventosa la scena in cui Eleanor, sdraiata a letto, viene atterrita dai rumori provenienti dal corridoio e stringe quella che crede essere la mano dell'amica. Non da meno l'ormai noto momento in cui una porta sbarrata si defoma dietro la spinta delle entità che vivono nella casa, mentre i protagonisti, inermi, temono il peggio. Più di un momento del film è un vero e proprio attentato ai nervi dei protagonisti e degli spettatori, e in questo molto concorre la cura degli SFX sonori e delle musiche di Humphrey Searle che fece ricorso a effetti elettronici e a scale musicali incise a rovescio. Di non poco conto la scelta di Wise di girare il film in bianco e nero quando già nel '60 il colore era diventato uno standard: la cosa aggiunge atmosfera ad atmosfera. Ottima la prova attoriale dei quattro protagonisti e le interazioni fra essi: Richard Johnson si offre nei panni di uno studioso di fenomeni paranormali dalla mente aperta, coraggioso e umanamente comprensivo. Claire Bloom ha il ruolo non facile della donna sicura, attraente e con una non palesata tendenza lesbica, il che è un elemento gratuito nel film ma che complica e rende ancor più interessanti le dinamiche del gruppo. Di grande impatto la performance di Julie Harris che, con la sua bellezza discreta e i suoi modi di fare insicuri ricorda una proto Rosemary. In effetti questo film potrebbe non a caso essere venduto in double bill con Repulsion (1965) di Polanski con cui condivide un certo stile e la presenza di una protagonista fragile che è vittima di se stessa. Ma se quello si chiamava "repulsione" questo si dovrebbe intitolare "frustrazione". Il film si chiude in maniera drammatica lasciando la fondamentale questione irrisolta: la casa era davvero stregata o in qualche modo i protagonisti, in preda ad un delirio condiviso, erano artefici dei fenomeni percepiti? Ho dato 5 punti nel fear-level, anche se forse un giudizio più oculato avrebbe portato a un 4, ma la paura elicitata da questo film, tenuto conto degli anni in cui è stato prodotto, porta ad un meritato "massimo"; guardatelo da soli al buio, poi mi direte. In conclusione, Gli Invasati è un film da acquistare, vedere, rivedere e mettere lassù, insieme ai più alti esempi di cinema della paura.

Rifatto da Jan De Bont (Haunting: Presenze, 1999). Accattivante remake ma pedestre al confronto.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film, costato circa 1.400.000 dollari, è stato girato a: Alderminster, Stratford-upon-Avon (Warwickshire, UK), Borehamwood Studios (Hertfordshire, UK), Ettington Park Hotel, Alderminster, Stratford-upon-Avon (Warwickshire, UK).

L'elemento legato al lesbismo del personaggio di Theo ha portato a discussioni e controversie. La Aurum Film Encyclopedia: Horror (1986) cassò in qualche modo il film accusandolo di omofobia, soprattutto per la scena in cui Eleanor sbotta dicendo che non le piacciono "i tipi" come Theo. Questa critica sembra perdere di vista tre cose: la tematica centrale del film, il fatto che questo giudizio viene dato dall'unica protagonista davvero psicologicamente scompensata (e quindi meno attendibile) e, soprattutto, il fatto che tale giudizio è di un solo personaggio (il dottore ha una mentalità aperta e il borghese, anzi, ci prova pure con Theo).

I nomi scritti sulla lavagna nell'ufficio del Dr. Markway sono tutti nomi di amici o famigliari dello sceneggiatore Nelson Gidding. Albert Trepuk era il suo patrigno, Charles Stern, Ruth Murray, Rufus Matthewson, e Paul Kirschner erano suoi amici, e Joshua Walden è suo figlio che al tempo aveva 14 anni.

Robert Wise lesse, sul Time Magazine, la recensione della novella "The Haunting of Hill House" di Shirley Jackson. Il regista successivamente incontrò la scrittrice e le disse che aveva intenzione di farci un film. Le chiese se avesse mai pensato ad un titolo diverso, perché il titolo così com'era non poteva funzionare per un film. La Jackson disse che l'unico altro titolo che aveva preso in considerazione era "The Haunting", così Wise decise di usarlo per la sua pellicola.

La villa del film non era un set ma una vera e propria casa.

Robert Wise era sotto contratto con la MGM e, con loro, doveva fare ancora un film, così portò a loro il progetto. La MGM USA decise che gli avrebbe dato solo un milione di dollari di budget ma Wise insistette al fine di ottenere più soldi. Dal momento che non gli vennero concessi, il regista si recò alla MGM di Londra che risultò disposta a sborsare 1 milione e centomila dollari. Wise accettò e spostò la produzione in Inghilterra.

Wise vide Julie Harris in una recita teatrale e ne rimase folgorato, ritenendola perfetta per la parte in The Haunting. L'attrice successivamente confessò che per lei fu molto difficile recitare in questo film poiché lei vedeva il suo personaggio in modo diverso e lo avrebbe impersonato in modo differente ma non era il caso di contestare troppo. La Herris comunque disse anche che il regista fu un vero gentiluomo e che rimasero amici per decenni.

Claire Bloom fu intrigata dall'idea di recitare nella parte di una donna attratta da un'altra donna. Disse che sul set andava d'accordo con tutti tranne che con la Harris la quale tentava in tutti i modi di evitarla e di non parlarle. Alla fine delle riprese la Harris andò a casa della Bloom con un regalo e le spiegò che il suo comportamento era dovuto al fatto che voleva rimanere nel personaggio di Eleanor che fondamentalmente era un'outsider e un'incompresa. La Bloom fu felice di venire a sapere la ragione di quel comportamento da parte della Harris, dal momento che a lei la Harris piaceva come persona e non si spiegava quell'antipatia, o cosa avesse potuto aver detto o fatto per meritarsi quel trattamento.

La scena della porta che si deforma fu ottenuta costruendo una porta di gomma e legno. Gente della crew spingeva deformandone la struttura.

Il Director's Cut del film, presentato il 24/9/2003 al Filmhouse di Edimburgo, presenta queste variazioni:

- La pellicola, prima del logo dell'MGM, presenta una scritta che dice: "Questa stampa è data in prestito dall'Archivio Nazionale Film e Televisione".

- Inizio diverso con voce narrante di Mrs Sanderson (Fay Compton). I titoli prima di questo inizio sono un po' differenti. Nella scena dell'incontro fra la Sanderson e il Dr. Markway la prima ha più battute.

- Manca la scena in cui Markway elenca i soggetti sulla lavagna. Al posto di questa scena ce n'è una in cui Theo putta fuori dal suo appartamento la sua amante e scrive "Ti odio!" al fianco di una foto di quella, quindi, guardandosi allo specchio dice "Odio anche te". La donna quindi riceve l'invito di Markway. La lettera viene data a Theo dalla padrona di casa che si fa rimborsare per le spese postali. Theo sapeva già di dover pagare e quindi segue un divertente scambio di battute rispetto ai poteri paranormali della donna.

- Più scene riguardanti le rimuginazioni di Eleanor, la maggior parti delle quali relative alla potenziale relazione con Markway.

- La scena dell'arpa dura di più e contiene un dialogo esteso fra Eleanor e Markway.

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