La Frase dal Film:
"Scandali, assassinii, follia, suicidi. Nella storia
di Villa Crane c'erano tutti gli elementi che cercavo"
Ecco uno degli esempi più alti di
horror e, con tutta probabilità, il più alto
rispetto al tema delle case stregate. Nel 1959 la scrittrice
Shirley Jackson pubblicò il racconto "The Haunting
of Hill House", libro che ricevette lusinghiere critiche
da ogni dove e venne ritenuto da alcuni la cosa più
spaventosa mai scritta. Questo non so dire, ma posso confermare
che, quattro anni dopo, il film di Robert Wise diventerà
punto di riferimento per tutti coloro che si vorranno cimentare
con l'horror. Va fatto notare che il regista Wise (West
Side Story, 1961) si fece le ossa sotto la guida del
produttore Val Lewton, per il quale Wise diresse horror
psicologici quali Il giardino delle streghe (1944)
e La iena - L'uomo di mezzanotte (1945). Lewton
da sempre preferiva un tipo d'orrore non visibile, incerto
fra il reale e l'immaginato piuttosto che qualche mostro
facilone che impressionasse il pubblico. Questa l'impronta
che Lewton diede a questo e ad altri lavori di Wise. Con
un brillante uso della telecamera, riflessi negli specchi,
lenti distorcenti, ed un utilizzo degli effetti sonori davvero
magistrale, il regista costruisce un horror fra i più
fini e sofisticati mai fatti. Tutti i fantasmi del film
esistono per pura suggestione, nulla è dato realmente
di vedere, ad esempio le zone fredde della casa, così
come il cane in giardino sono solamente menzionati dai protagonisti
ma lo spettatore non potrebbe testimoniare di averli visti.
Anche la più tradizionale scena della porta che si
chiude alle spalle viene realizzata in modo diverso, cioé
la porta si chiude quando non viene ripresa e quindi rimane
l'incertezza sul fatto che possa essere stata qualche causa
naturale a chiuderla. Incredibilmente spaventosa la scena
in cui Eleanor, sdraiata a letto, viene atterrita dai rumori
provenienti dal corridoio e stringe quella che crede essere
la mano dell'amica. Non da meno l'ormai noto momento in
cui una porta sbarrata si defoma dietro la spinta delle
entità che vivono nella casa, mentre i protagonisti,
inermi, temono il peggio. Più di un momento del film
è un vero e proprio attentato ai nervi dei protagonisti
e degli spettatori, e in questo molto concorre la cura degli
SFX sonori e delle musiche di Humphrey Searle che fece ricorso
a effetti elettronici e a scale musicali incise a rovescio.
Di non poco conto la scelta di Wise di girare il film in
bianco e nero quando già nel '60 il colore era diventato
uno standard: la cosa aggiunge atmosfera ad atmosfera. Ottima
la prova attoriale dei quattro protagonisti e le interazioni
fra essi: Richard Johnson si offre nei panni di uno studioso
di fenomeni paranormali dalla mente aperta, coraggioso e
umanamente comprensivo. Claire Bloom ha il ruolo non facile
della donna sicura, attraente e con una non palesata tendenza
lesbica, il che è un elemento gratuito nel film ma
che complica e rende ancor più interessanti le dinamiche
del gruppo. Di grande impatto la performance di Julie Harris
che, con la sua bellezza discreta e i suoi modi di fare
insicuri ricorda una proto Rosemary. In effetti questo film
potrebbe non a caso essere venduto in double bill con Repulsion
(1965) di Polanski con cui condivide un certo stile e la
presenza di una protagonista fragile che è vittima
di se stessa. Ma se quello si chiamava "repulsione"
questo si dovrebbe intitolare "frustrazione".
Il film si chiude in maniera drammatica lasciando la fondamentale
questione irrisolta: la casa era davvero stregata o in qualche
modo i protagonisti, in preda ad un delirio condiviso, erano
artefici dei fenomeni percepiti? Ho dato 5 punti nel fear-level,
anche se forse un giudizio più oculato avrebbe portato
a un 4, ma la paura elicitata da questo film, tenuto conto
degli anni in cui è stato prodotto, porta ad un meritato
"massimo"; guardatelo da soli al buio, poi mi
direte. In conclusione, Gli Invasati è un
film da acquistare, vedere, rivedere e mettere lassù,
insieme ai più alti esempi di cinema della paura.
Rifatto da Jan De Bont (Haunting:
Presenze, 1999). Accattivante remake ma pedestre al
confronto.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, costato circa 1.400.000 dollari,
è stato girato a: Alderminster, Stratford-upon-Avon
(Warwickshire, UK), Borehamwood Studios (Hertfordshire,
UK), Ettington Park Hotel, Alderminster, Stratford-upon-Avon
(Warwickshire, UK).
L'elemento legato al lesbismo del personaggio
di Theo ha portato a discussioni e controversie. La Aurum
Film Encyclopedia: Horror (1986) cassò in qualche
modo il film accusandolo di omofobia, soprattutto per la
scena in cui Eleanor sbotta dicendo che non le piacciono
"i tipi" come Theo. Questa critica sembra perdere
di vista tre cose: la tematica centrale del film, il fatto
che questo giudizio viene dato dall'unica protagonista davvero
psicologicamente scompensata (e quindi meno attendibile)
e, soprattutto, il fatto che tale giudizio è di un
solo personaggio (il dottore ha una mentalità aperta
e il borghese, anzi, ci prova pure con Theo).
I nomi scritti sulla lavagna nell'ufficio
del Dr. Markway sono tutti nomi di amici o famigliari dello
sceneggiatore Nelson Gidding. Albert Trepuk era il suo patrigno,
Charles Stern, Ruth Murray, Rufus Matthewson, e Paul Kirschner
erano suoi amici, e Joshua Walden è suo figlio che
al tempo aveva 14 anni.
Robert Wise lesse, sul Time Magazine, la
recensione della novella "The Haunting of Hill House"
di Shirley Jackson. Il regista successivamente incontrò
la scrittrice e le disse che aveva intenzione di farci un
film. Le chiese se avesse mai pensato ad un titolo diverso,
perché il titolo così com'era non poteva funzionare
per un film. La Jackson disse che l'unico altro titolo che
aveva preso in considerazione era "The Haunting",
così Wise decise di usarlo per la sua pellicola.
La villa del film non era un set ma una
vera e propria casa.
Robert Wise era sotto contratto con la
MGM e, con loro, doveva fare ancora un film, così
portò a loro il progetto. La MGM USA decise che gli
avrebbe dato solo un milione di dollari di budget ma Wise
insistette al fine di ottenere più soldi. Dal momento
che non gli vennero concessi, il regista si recò
alla MGM di Londra che risultò disposta a sborsare
1 milione e centomila dollari. Wise accettò e spostò
la produzione in Inghilterra.
Wise vide Julie Harris in una recita teatrale
e ne rimase folgorato, ritenendola perfetta per la parte
in The Haunting. L'attrice successivamente confessò
che per lei fu molto difficile recitare in questo film poiché
lei vedeva il suo personaggio in modo diverso e lo avrebbe
impersonato in modo differente ma non era il caso di contestare
troppo. La Herris comunque disse anche che il regista fu
un vero gentiluomo e che rimasero amici per decenni.
Claire Bloom fu intrigata dall'idea di
recitare nella parte di una donna attratta da un'altra donna.
Disse che sul set andava d'accordo con tutti tranne che
con la Harris la quale tentava in tutti i modi di evitarla
e di non parlarle. Alla fine delle riprese la Harris andò
a casa della Bloom con un regalo e le spiegò che
il suo comportamento era dovuto al fatto che voleva rimanere
nel personaggio di Eleanor che fondamentalmente era un'outsider
e un'incompresa. La Bloom fu felice di venire a sapere la
ragione di quel comportamento da parte della Harris, dal
momento che a lei la Harris piaceva come persona e non si
spiegava quell'antipatia, o cosa avesse potuto aver detto
o fatto per meritarsi quel trattamento.
La scena della porta che si deforma fu
ottenuta costruendo una porta di gomma e legno. Gente della
crew spingeva deformandone la struttura.
Il Director's Cut del film, presentato
il 24/9/2003 al Filmhouse di Edimburgo, presenta queste
variazioni:
- La pellicola, prima del logo dell'MGM,
presenta una scritta che dice: "Questa stampa è
data in prestito dall'Archivio Nazionale Film e Televisione".
- Inizio diverso con voce narrante di Mrs
Sanderson (Fay Compton). I titoli prima di questo inizio
sono un po' differenti. Nella scena dell'incontro fra la
Sanderson e il Dr. Markway la prima ha più battute.
- Manca la scena in cui Markway elenca
i soggetti sulla lavagna. Al posto di questa scena ce n'è
una in cui Theo putta fuori dal suo appartamento la sua
amante e scrive "Ti odio!" al fianco di una foto
di quella, quindi, guardandosi allo specchio dice "Odio
anche te". La donna quindi riceve l'invito di Markway.
La lettera viene data a Theo dalla padrona di casa che si
fa rimborsare per le spese postali. Theo sapeva già
di dover pagare e quindi segue un divertente scambio di
battute rispetto ai poteri paranormali della donna.
- Più scene riguardanti le rimuginazioni
di Eleanor, la maggior parti delle quali relative alla potenziale
relazione con Markway.
- La scena dell'arpa dura di più
e contiene un dialogo esteso fra Eleanor e Markway.