La Frase dal Film:
"Bambini che improvvisamente guarivano, un bambino che diceva che sua madre non era sua madre, una donna che gurava che suo zio non era suo zio. Qualcosa di strano c'era"
Tratto dalla novella "The Body Snatchers" del 1955 scritta da Jack Finney, L'Invasione degli Ultracorpi fu uno dei migliori horror sci-fi degli anni '50, ritenuto giustamente un capolavoro del cinema della paranoia. Nonostante non fosse stato il primo a descrivere un'invasione aliena mirata all'eliminazione della razza umana (vedi La Guerra dei Mondi, 1953 e derivati), il film in questione è comunque il primo a mettere nero su bianco il clima di paranoia psicologica tipica della società americana nei confronti della minaccia comunista esaltata dalla politica maccartista di caccia alle streghe. E non solo. In un società in cui il nemico "rosso" era alle porte pronto ad invadere ma al contempo era anche fra la gente nella figura del delatore pronto a denunciare alle autorità ogni afflato pro-URSS, gli alieni del film incarnavano alla perfezione questa dupplice paranoia. L'Invasione degli Ultracorpi è un fantascientifico senza armi o astronavi in atterraggio, di fatto è un fantascientifico in cui il meccanismo di invasione è quasi secondario. La storia esordisce con grande tranquillità in una ridente cittadina americana modello, in parte già clonata sul modello americano capitalista. In questo luogo di sogno si sviluppa un incubo diurno che può concretizzarsi però solo surante il sonno (è mentre si dorme che si viene clonati dai baccellli. Da notare che il primo titolo proposto per il film era No More Sleep). L'invasione degli Ultracorpi è un film che in effetti usa in maniera centrale le paure legate alla notte e al sonno, e l'equazione che invece lega il giorno e la veglia alla razionalità: di notte i baccelli operano per sottrarre mente e corpo degli umani, il giorno tutto sembra nella norma e le spiegazioni che offre la mente per spiegare l'irrazionale cadono nel campo del razionale. Finché ovviamente l'incubo notturno non invade anche il giorno e il protagonista si trova immerso in un incubo perpetuo in cui tutti sono contro di lui, e lui finisce come un matto per la strada a urlare ai guidatori terrorizzati barricati in macchina. La middle-class americana post bellica, perfetta nel suo schematismo fatto da marito lavoratore, moglie perfetta casalinga e casetta con prato ben tagliato, veniva dunque colpita (così come in effetti avviene per ogni sistema chiuso in quanto "vero e giusto") da un invasore. Qui sta l'idea geniale: non è un mostro brutto e cattivo ad invadere, il che rimarcherebbe automaticamente la giustezza e la bellezza del sistema, ma da una coppia iperpositiva. Gli alieni sono operosi, ordinati, tranquilli, non violenti, solo che (come prodotti industriali) sono fatti con lo stampino e sono privi di emozioni in misura assai maggiore di quanto lo fosse la placida e sorridente middle-class. Così, al contempo, L'Invasione degli Ultracorpi non è solo un film sulla paranoia sovietica e anti-sovietica, ma anche un film d'orrore sull'orrore di noi stessi, di ciò che potremmo diventare (o siamo già). E', in senso definitivo, un film sulla paranoia e sulla paura in senso universale e quindi sempre attuale. Impregnato di significati, il film non scorda di essere comunque un fantascientifico d'intrattenimento: il ritmo è sostenuto e anche conoscendo a priori lo sviluppo della trama, l'evoluzione della faccenda rimane assolutamente intrigante. Kevin McCarthy, un attore che avrà una lunghissima carriera, è qui nel suo film di maggiore successo e indossa con capacità i panni dell'uomo contro il mondo; al suo fianco la bella e brava tedesca Wynter con una futura carriera più che altro televisiva. Don Siegel, noto per la sua dimestichezza con il cinema d'azione, racconta la storia senza sbaffi, senza annoiare e senza lasciare aperte porte concettuali. Non sarà un caso che Clint Eastwood abbia detto che tutto ciò che ha imparato sulla regia lo ha imparato da Siegel. L'Invasione degli Ultracorpi è e rimane un piccolo gioiello della fantascienza-horror della metà del XX secolo, da vedere e acquistare.
Rifatto tre volte: Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi: l'invasione continua (1993) e The Invasion (2007).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato fra il 23 marzo 1955 e il 20 aprile dello stesso anno, è costato circa 417.000 dollari e di essi, per gli effetti speciali, ne sono stati spesi 15.000.
Il finale della novella di Finney era diverso. La durata della vita delle persone replicate era breve e i baccelli non potevano riprodurre una persona già replicata. Tutte le persone della Terra vengono replicate ma ciò esita in un pianeta Terra deserto di persone ma pieno di baccelli che non hanno più nulla da duplicare.
Negli anni il regista Peckinpah, che nel film fa una particina, affermò che lui aveva posto delle grandi variazioni nella sceneggiatura. Altri che avevano lavorato al film però affermarono sempre che le variazioni apportate da Peckinpah, se mai ci fossero state, si sarebbero limitate a qualche frase riscritta. Le affermazioni di Peckinpah divennero così boriose che il vero sceneggiatore, Daniel Mainwaring minacciò di denunciarlo alla Writers Guild of America (l'associazione USA degli sceneggiatori) alché Peckinpah evitò altri commenti.
Esiste una versione colorizzata che dura circa 5 minuti in più.
Il finale originale voleva che il protagonista arrivasse sull'autostrada urlando alle persone in macchina "Tu sei il prossimo!". La produzione però volle un finale più ottimistico in cui gli sforzi di Binnell mostravano di andare a buon fine. Si creò quindi un incipit in cui il protagonista racconta gli eventi ai dottori e una chiusura in cui i medici si convincono dell'esistenza dei baccelli e chiamano l'FBI.