TRAMA

Dan (John Lynch) proprietario di una fattoria, fa partorire una mucca trattata per aumentarne la fertilità. Ad aiutarlo la veterinaria e ricercatrice Orla (Essie Davis). Le cose vanno male perché la mucca ha sviluppato all'interno feti mutanti molto aggressivi che possono entrare nel corpo di qualsiasi creatura e riprodursi.


ISOLATION - La Fattoria del Terrore
titolo or.: Isolation - UK/Ireland - 2005 - 95' - Colore

di Billy O'Brien

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Low-budget ma non low-quality. Quando ci sono le capacità evidentemente non occorrono né troppe idee né troppi soldi.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Si fa strada all'interno dell'organismo, è come un parassita, è dentro un essere vivente che cresce e poi, mangiando, si fa di nuovo strada verso l'esterno"

Rivisitazione in chiave bucolico-orrorifica di fantascientifici con creature aliene che invadono i corpi e li tramutano orribilmente per potersi riprodurre. Alien (1979) e La Cosa (1982) sono ovviamente i modelli di riferimento preferenziale. Isolation non dice dunque nulla di nuovo ma sa dire il già detto con uno stile tale da catturare da subito l'attenzione e le simpatie dell'appassionato. In un incipit assai distante da location futuribili ma immerso in un set isolato come la Nostromo e la base Artica 31, e come da titolo chiaramente, c'è da far partorire una vacca gravida la cui gestazione è giunta al termine. Le cose si fanno da subito ardue, non solo per l'ambiente freddo, poco accogliente e buio (se non illuminato da sorgenti artificiali) ma piuttosto perché l'orrore va subito ad attaccare situazioni di per sé sensibili: il parto e gli animali. Già il parto non è lo spettacolo più rilassante del mondo, soprattutto non lo è se ci si trova di fronte a complicazioni per le quali occorre tirare fuori il feto con delle corde. Peggio è se, appena nato, il vitellino deve essere abbattuto con una pistola che ficca un chiodone d'acciaio nel cranio del bove che ti guarda con l'occhione pio. L'inizio di Isolation è così: un agitatissimo, sanguinolento e tetro atto di parto che dà vita ad una storia bizzarra, la quale pare evolversi nell'arco di una sola notte, tanto è perennemente avvolta dal buio. La creatura mutata che nella pellicola prende il posto dei classici alieni, è forse debitrice delle attuali ansie zootecniche legate a malattie che potrebbero diffondersi all'uomo, o alla criminale abitudine di somministrare estrogeni ai bovini per farli più carnosi o per trasformarli in cisterne di latte. Sia come sia, il gioco di O'Brien funziona molto bene, così come funzionano le sue creature super-deformi che si aggirano per la fattoria, protette da un buio a tratti utile a nascondere i limiti effettistici, altre volte programmaticamente e artisticamente ricercato in modo da trasformare letame, acqua, fango e ombre in un'unica sostanza oleosa che fagocita tutto l'ambiente. Con poche cose, che in questo caso non sono pochezze, il regista riesce a costruire un horror low-budget di qualità, aiutato da uno sceneggiatore che non mira a scambi di dialoghi geniali ma non scade in facilonerie da largo pubblico (quindi no a battutine), dal direttore alla fotografia Robbie Ryan e da un manipolo di convincentissimi attori; fra loro il più noto è Lynch (Sliding Door, 1998). Poi ci sono quelle due o tre mucche alle quali offrire giusto riconoscimento. Non male l'idea dei mutanti di una forma così arcana che si cerca in tutti i modi di capirne le forme per scoprire mano a mano (e qui si dà atto della capacità di intrigare) che una forma vera e propria non l'hanno affatto. Isolation riesce a dare un'impronta realistica a ciò che realistico non può essere, senza far ricorso ad effettistica complessa o digitale, senza bellone pettorute (vacche a parte), senza neppure utilizzare una storia particolarmente originale. Ce ne fossero di low-budget così Isolation vince meritatamente alcuni premi.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 2.900.000 do sterline ed è stato girato a County Wicklow (Irlanda).

Nel film si fa menzione ad un "laboratorio di ratti"; il primo film del regista O'Brien era un corto su un laboratorio con topi (The Tale of the Rat That Wrote, 1999).

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