La Frase dal Film:
"Questi sono i miei guanti! Gli avevo persi alla festa del diploma!" "Non è l'unica cosa che hai perso quel giorno"
Tipicamente anni '80, tipicamente slasher. Jolly Killer, figlio di un Venerdì 13 (1980), esce sgomitando come "April Foll's Day", storia di un Pesce d'Aprile orrorifico, ma poi varia il nome in Slaughter High perché lo stesso anno esce April Fool’s Day (in Italia Pesce d'Aprile, 1986), non contando l'altro The April Fool (dello stesso anno ancora!) di William Fruet. Erano anni di grande originalità artistica, come si può intuire. Il fatto che in quegli anni il fan horror medio si divertiva con questo genere di prodotti e il mercato homevideo venne invaso da produzioni di mediocre livello che cercavano di fare eco alle imprese di Michael Myers e Jason Voorhees. Jolly Killer è lo slasher nella sua forma più deteriore o, a vederla da un altro lato, nella sua forma più perfetta, se con perfetta s'intende paradigmatica, schematica. Una vittima designata, un manipolo di giovinastri, uno più antipatico dell'altro, scavo psicologico nullo. La vittima diventa carnefice realizzando una vendetta che lo spettatore può empaticamente condividere, muoiono tutti e l'ultima ragazza a sopravvivere è la protagonista del film, la "final girl". Jolly Killer non si discosta una virgola dal tracciato, perché i tre registi, anche sceneggiatori, venendo dal mondo dell'effettistica (la britannica Coast-to-Coast) non hanno alcun interesse a dar vita ad un film di pregio ma puntano sul potenziale commerciale del prodotto. La cosa in parte pagò, benché involontariamente, perché Slaughter High nel tempo è diventato un culto (almeno in USA) proprio per la sua trashistica banalità, la scurrilità, le situazione pecorecce. E' una sequela di sequenze risapute dopo un prologo abbastanza lungo che illustra in maniera scoperta il feroce bullismo di un gruppo di deficienti e la dabbenaggine di un "looser" che è intelligentone ma non intuisce che se la più figa della scuola ti invita in bagno per scopare, gatta ci cova. Segue la solita carneficina e le solite ragazze che, pretestuosamente, si fanno il bagno ovunque. Il plot del film non gode di una logica stringente e il colpo di scena finale, se di colpo di scena vogliamo parlare, non ha affatto senso. In tali condizioni, ovvio che Jolly Killer ha un grosso potenziale non intenzionale di ridicolaggine, a partire dal fatto che la poco talentuosa Caroline Munro, al tempo 36enne viene spacciata ad inizio film come liceale; il che comporta come conseguenza che nella seconda parte del film, quando la Munro è e deve essere sui 30, il resto delle persone del cast non sono credibili come persone mature. Nessun plauso dunque per questi tre registi (che ci riproveranno nel 1990 con Living Doll) che offrono poco e divertono meno. Però, a ben vedere, un certo gulilty pleasure si prova; un "so bad so good" insomma, comunque solo per appassionati del genere.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nell'ufficio del manager Manny si vede il poster di Pieces (1982).
Il protagonista del film, Simon Scuddamore, è morto il 21 novembre 1986 a Londra, poco dopo che questo film, l'unico nel quale abbia recitato, uscì nelle sale. Si è parlato di suicidio ma la morte fu causata da un'overdose, il decesso quindi è probabile che fosse stato non intenzionale.