La Frase dal Film:
"Quel cuore di gorilla è evidentemente troppo potente per un essere umano e l'afflusso del sangue al cervello non potendo essere contenuto dallo stesso, provoca una lesione profonda. E quando il cervello funziona male, l'uomo si converte in un animale senza controllo e i suoi istinti vengono scatenati"
Cardona, prolifico regista messicano, fa il verso a se stesso, prendendo spunto dal suo Las luchadoras contra el médico asesino (titolo internazionale: Doctor of Doom, 1963) che trattava di uomini scimmia creati da un medico pazzo, per dare vita ad un monster movie che sta con un piede nella tradizione classica stile Universal e con l'altro nel truce exploitation. Ne esce fuori un pastiche che ha del delirante, a più riprese del mal fatto, ma che comunque ha un suo fascino, almeno per quelli che amano il cinema bis. La cosa più assurda, e in ultima analisi divertente, è l'accostamento dello stile registico compassato e classico di Cardona con un materiale "agitato" e moderno come lo splatter e l'exploitation; Korang è, per rendere chiaro il concetto, una sorta di Frankenstein girato da Herschell G. Lewis! Determinato e divertito per la possibilità di togliere le catene alla violenza e al sesso per la minore pressione della censura, Cardona butta nel paiolo un po' tutto quello che può prendendo spunti dalla tradizione messicana (si veda il wrestling) e affiancando modelli cinematografici statunitensi e crudezze da grindhouse. Fra i protagonisti si può rintracciare tutto il sapore della tradizionale fantascienza-horror: c'é il servitore sciancato, l'ispettore di polizia, la sua fidanzata, il mostro di turno e, naturalmente, il medico pazzo che dà il via alle danze, anche se in questo caso il professor Krallman non è mosso da megalomaniaco spirito di ricerca scientifica ma dall'umano desiderio di salvare l'amato figlio, elemento che permette di iniettare nella vicenda anche un certo tasso di melodrammaticità. La struttura della storia e i personaggi classicheggianti vengono però presto travolti dal nudo e dallo splatter. Cardona non si limita ad dar da intendere l'operazione a cuore aperto ma, bypassando spese per effetti speciali, filma un'operazione a cuore aperto su un animale e piazza a più riprese le sequenze di quel girato nella pellicola; l'effetto truculento è garantito anche perché le mani del chirurgo estraggono il cuore dalla cassa toracica della povera bestia che ancora palpita. Non c'è gara con gli altri effetti poco speciali mostrati nel film che comunque, almeno al tempo, dovevano risultare abbastanza disturbanti. In mezzo al sangue tante occasioni per mostrare corpi nudi, di donne oviamente, che vengono villipesi, martoriati o semplicemente trasportati qua e là, basta che si vedano le tette. D'altronde la terrificante belva umana, in tutta la sua demenza data da un'alta pressione sanguigna (!?) non è tanto scemo da dimenticarsi i sani piaceri del talamo: divertente il fatto che fra tutti gli istinti ai quali desideri dare sfogo, Korang scelga solo il sesso e l'omicidio, quest'ultimo però non è un istinto ed infatti ha davvero poco senso che Korang ammazzi le donne con le quali copula; questo è un comportamento che nessun maschio del regno animale metterebbe in pratica (homo sapiens sapiens escluso). Ma che ne voglio sapere io delle necessità di un terrificante mostro umano?! In un film che non brilla per originalità ed è farcito di frasi scritte col timbrino tipo "Guardate lassù! E' il mostro!", ciò che conta è l'irresistibile tentativo di Cardona di sintetizzare il classico con l'exploitation, intessendo il tutto in una storia e in dialoghi di una prevedibilità che fa quasi tenerezza. Solo per estimatori del basso profilo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato fra il 6 maggio 1968 e il 23 maggio dello stesso anno.
Una delle location fu il Parco Chapultepec di Città del Messico.
L'attore José Moreno, nel film il doc Krallman, morì a 68 anni in un incidente stradale.
Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.