La Frase dal Film:
"You have to invite me in" "What happens if I don't? What happens if you walk in anyway?"*
Un film horror bello nel senso meno comune del termine, non perfetto forse, ma originale, cosa difficile di questi tempi, e pregno di un lirismo che difficilmente si può trovare in un horror. Un horror sui vampiri tanto più bello quanto più di qualità rispetto a fenomeni coevi (leggi Twilight, 2008) che riducono il mito del vampiro ad un fumettone per bambinette urlanti. Tratto dall'omonimo romanzo scritto da John Ajvide Lindqvist, che ha anche curato la sceneggiatura del film, Lasciami Entrare (titolo italiano per una volta dignitoso) è un'inusuale variante del mito del vampiro che forse deve qualcosa, nel suo personaggio centrale, alla piccola succhiasangue Claudia, donna bloccata in un corpo da bambina, del film Intervista col Vampiro (1994). Il fatto che sia un film Svedese e girato in Svezia cambia però fin da subito le carte in tavola: da una parte perché fortemente influenzato dal cinema Bergmaniano (fin dalle prime immagini di Oskar con la mano alla finestra), e secondo perché immerso nelle gelide e torve atmosfere di un paese ghiacciato e spesso al buio. Il vampiro di questo film si discosta radicalmente dal glamour che spesso ha accompagnato il mitico personaggio. Si pensi al magnetismo affascinate ed ipnotico di un Lugosi, o alla sensualità strisciante di un Lee, o ancora agli occhialini viola alla Lennon di Oldman, per non parlare poi di Cruise. Nulla da dire di male dei precedenti, ma Eli di Lasciami Entrare è più affine al Nosferatu girato da Herzog, con un Kinski vampiro suo malgrado, serio, depresso. Ma ancora prima di essere una storia di vampiri, Lasciami Entrare è il triste ritratto di due giovani solitudini, di due dodicenni in cerca di una relazione che però sanno di non poter avere. Una relazione maledetta dal sangue che deve obbligatoriamente scorrere, un amore paranormale ma molto molto più gratificante dei rapporti normali che sono pieni di genitori separati, adulti beoni, donne infelici, coetanei bulli e ragazzini codardi. La realizzazione sta sempre al di là, nella fantasia si dirà, se l'alternativa è una realtà lunga e fredda come una notte polare. Film con bambini ma non per bambini, Lasciami Entrare, è una pellicola di sottile tenerezza e sensualità, con l'elemento sessuale tipico e fondamentale rispetto al mito vampiresco che sembra assente ma che in verità non solo è presente ma incrocia anche la problematica dell'ambiguità sessuale; di fatto l'affetto fra Oskar ed Eli travalica non solo la loro fondamentale diversa natura ma accetta anche lo strano "transegnderismo" del vampiro che, a ben vedere, è molto più mascolino nel comportamento di quanto lo sia Oskar. Siamo sempre nel campo dell'originalità se si tratta di discutere di scenografia; il film tira una linea netta sulla tipica ambientazione gotica che da tempo accompagna il vampiro e le sue imprese; il film di Alfredson non è il primo ad ambientare le vicende del non-morto in un setting urbano ma di certo è uno dei primi a calare il racconto vampiresco in una serie di palazzoni popolari algidi, illuminati da lampadine che non sembrano superare i 20 watt. Come nel gotico, però, l'ambiente riflette lo stato emotivo generale della storia e soprattutto l'alienazione e la solitudine dei due piccoli protagonisti. Il film quindi reinterpreta ma sa anche recuperare i vecchi classici elementi per poter far sentire "a casa" l'appassionato: viene mantenuta la tradizione secondo la quale un vampiro non può entrare in una casa a meno che non venga invitato, quindi nel film si possono assitere alle cocenti conseguenze dell'esposizione di un vampiro ai raggi solari, poi ancora si suggerisce che Eli sappia volare. I due giovani attori, per essere dei perfetti sconosciuti senza nessuna particolare gavetta alle spalle, entrano perfettamente nella parte e la interpretazione non ha sbavature; Lina Leandersson, qualche gradino sopra rispetto a Hedebrant, trasmette sensibilità sofferenza e intelligenza, il suo aspetto fisico immaturo e quindi quasi androgino ha lo stesso potenziale che aveva quello di Jaye Davidson ne La moglie del soldato (1992). Il giovane attore Hedebrandt, comunque brillante, è stato scelto per il suo aspetto quasi albino che sulle prime fa sospettare che sia proprio lui il vampiro nel film. La regia di Alfredson procede con molta lentezza, sicuramente in tono con l'emotività del racconto, con il limite che lo spettatore non avvezzo ad un certo tipo di cinema non urlato rischia di annoiarsi; d'altronde l'horror emozionale di Alfredson non punta né all'effettaccio né alla paura, di fatto non c'è nemmeno una scena che possa mettere la pelle d'oca. Ciò non significa che il film manchi d'atmosfera e di profonda inquietudine. Certo che il mostro di questo film horror, perché alla base si tratta di un vampyre-movie e quindi, all'osso di un monster-movie, è dolce come pochi altri visti al cinema e la sua umanità sorpassa di gran lunga quella dei bambini "veri" così come il suo dramma è molto più "reale" e sentito dei blandi amori che Stephenie Meyer ha fatto nascere al crepuscolo. Non è un film per tutti né potrebbe esaltare molti degli appassionati di horror, di fatto Lasciami Entrare non è quel genere di horror con vampiri che quelli si aspetterebbero. Proprio per questo val la pena guardarlo. E acquistarlo.
Remake USA nel 2010 col titolo Let the Right One In.
* "Tu mi devi invitare ad entrare" "Cosa succede se non lo faccio? Cosa succede se entri lo stesso?"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato a Blackeberg (Stoccolma), Boden (Norrbottens län, Svezia), Bromma (Stoccolma) e Örnäset, Luleå (Norrbottens län, Svezia).
Lo scrittore John Lindqvist ha riferito di aver scelto il titolo del suo racconto ispirandosi dalla canzone del cantante inglese Steven Morrissey "Let the Right One Slip In". Nonostante ciò la cosa risuona con una delle regole del vampirismo che vuole che il vampiro non possa entrare in un luogo se non invitato.
Virginia brucia nel letto dell'ospedale come Sallie nel film Amore all'ultimo morso (1992).
Leggendo il libro è possibile venire a conoscenza di qualche notizia in più riguardo a Eli. Viene da un villaggio presso Norrköping e ha 220 anni. E' nata maschio ma è stata castrata ed è divenuta un vampiro all'età di 12 anni ad opera di un altro vampiro. Questo è solo suggerito nel film come ad esempio quando Eli chiede ad Oskar se gli piacerebbe lo stesso anche se non fosse una ragazza. Anche in un'altra scena nella quale Eli si cambia il vestito, la visione della regione pubica rivela che non ha né pene né vulva.
Nella scena finale del film Oskar ed Eli usano il codice morse per comunicare e battono le lettere P-U-S-S. In svedese "puss" significa "piccolo bacio, bacino".