La Frase dal Film:
"Say, aren't we a little young to be out this late?" "No, I'm 600 years old"*
Inizia qui il lungo e tedioso racconto della saga cinematografica del Leprechaun che io, per maniacale e vagamente inutile spirito di completezza, mi appresto a compiere. Un po’ come farsi una retrospettiva dei film di Nino d’Angelo. Forse peggio. Leprechaun, primo film prodotto dalla Trimark, è una sorta di distillato andato a male di pellicole anni ’80 tipo Ghoulies (1984) o Critters (1986) che, volendo scimmiottare i Gremlins (1984) di Joe Dante, univano alla bene e meglio l’orrore e il comico, con una netta preponderanza del secondo fattore, sovente in chiave demenziale. E’ per questa sua natura ambiguamente horror e per la sua miserrima notorietà (che si fa ancor più esile nei sequel) che Leprechaun e seguiti trovano spazio in questo sito che tratta di film ai limiti; nella fattispecie si tratta dei limiti della decenza. Con un body count di 4 unità ed un protagonista, il leprecauno irlandese, essere assai distante da ciò che potrebbe far paura, questa pellicola scritta e diretta da Mark Jones (Triloquist, 2008) è più che altro un divertissement che tenta di replicare, in low budget, il modello gremlinsiano ma anche quello freddykruegeriano, con un "eroe" malignamente simpatico (o così vorrebbe essere) come l’ustionato di Elm Street. E così si dà il via ad una serie di gag orrorifiche dal fiacchissimo mordente sottolineate da battute ciniche come ci si aspetterebbe appunto da un emulo di Krueger. Il risultato finale è, prevedibilmente, ben distante dal modello. Il bravo Warwick Davis, da godersi piuttosto nel fantasy Willow (1988), veste con energia e convinzione i panni del folletto irlandese avido e fissato per le scarpe, manca però intorno a lui una produzione convincente, una storia non banale e una manciata di attori validi. La Aniston, qui al suo esordio prima di Friends e dell'imperituro ruolo di “mollata da Brad Pitt”, non è malaccio ma, almeno ai tempi, era più un bel visino che una brava attrice. Come sarà per i successivi 5 sequels, tutto il film si basa e si può vagamente godere solo nell’attesa, spesso disattesa, che il Leprechaun escogiti modi bizzarri per eliminare le vittime, esattamente come sarà per Wishmaster e consimili. Da evitare per coloro che amano l’horror intelligente e forse, in definitiva, per coloro che amano l’horror. Ma cosa costa, dopotutto, un po’ di clemenza verso uno dei figli più sfortunati di questo genere da noi così amato? Basta vedere questo primo film per farsi un’idea del Leprechaun senza alcuna necessità di esplorare i seguiti.
Seguito da: Leprechaun 2 (1994), Leprechaun 3 (1995), Leprechaun 4 nello spazio (1996), Leprechaun 5 (2000), Leprechaun 6: ritorno nel ghetto (2003).
* Trad: "Di', non siamo un po' troppo giovani per essere in giro a quest'ora?" "No, io ho 600 anni"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, costato 900.000 $ è stato girato in California.Il primo weekend di programmazione, distribuito in 620 cinema, incassò 2.493.020 di $, il che spiega la “necessità” di un sequel; ad oggi ne ha incassati 8.556.940.
Si tratta del primo lungometraggio diretto alle sale cinematografiche nel quale appare Jennifer Aniston. Prima di questo film la bella bionda era apparsa in un film per la tv (Camp Cucamonga, 1990) e diverse puntate di serial televisivi (Molloy, 1990; Ferris Bueller, 1990-1991; Quantum Leap, 1992).
Warwick Davis interpretò un leprecauno anche al di fuori della serie Leprechaun, cioè nel film A Very Unlucky Leprechaun (1998).
Il regista Mark Jones dirigerà un altro film con protagonista una piccola figura mitologica: Rumpelstiltskin (1996).
Il film uscì nelle sale il 1° gennaio 1993; fu quindi la prima release cinematografica di quell’anno.
Il personaggio di Tripet prende il nome da David Tripet, il produttore esecutivo del film.
Il film dovrebbe svolgersi in Nord Dakota ma la Jeep che si vede e le macchine della polizia hanno la vecchia targa dell’Illinois.