La Frase dal Film:
"Ad ogni azione seguono delle conseguenze, altrimenti
si crea confusione"
Il primo Ginger
Snaps (2000) ricevette un ottimo ritorno da parte del
pubblico nonostante si trattasse di una platea un po' underground
dal momento che il film non potè giovarsi della proiezione
in molte sale e di un'ampia diffusione all'estero (Italia
su tutti). In questo secondo episodio il desiderio femminile
ed il traumatico passaggio dall'infanzia all'età
adulta viene riesiaminato, naturalmente sempre utilizzando
la metafora della licantropia. Emily Perkins (nel film Brigitte)
riesce ancora ad offrire un'interpretazione potente nei
panni di una giovane donna scossa e tormentata, e la sua
tecnica recitativa molto naturale regge bene sia nei silenzi
che nelle scene più concitate e dal momento che Ginger
(Katharine Isabelle) non c'è più, o compare
solo in pochi momenti, la Perkins deve portare sulle sue
spalle tutto il film. Ci riesce alla grande, anche grazie
all'aiuto della comprimaria Tatiana Maslany (nei panni della
piccola Ghost), che propone invece una recitazione meno
naturale, forse manieristica, ma comunque notevole, tenuto
soprattutto conto dell'età dell'attrice. Nel film
la dimensione gotica si fa più marcata rispetto all'episodio
precedente e si esplicita in nella locations dell'ospedale,
pieno com'è di corridoi abbandonati, di finestre
sporche e, in complesso, di un'atmosfera avulsa dal tempo
e dallo spazio (anche i personaggi adulti del film mancano
di dimensione sociale: chi sono? da dove vengono?...). Queste
ambientazioni vengono ben utilizzate dal regista Sullivan
che, grazie anche ad un montaggio più dinamico rispetto
al film del 2000 (e rispetto alla media delle produzioni
canadesi), costruisce un film migliore del predecessore,
almeno dal punto di vista tecnico. A livello di lettura
narrativa, con lo spostamento del focus da Ginger a Brigitte,
si nota come il medesimo processo (la metamorfosi) assuma
una fenomenologia differente come differenti in effetti
sono le due sorelle. Brigitte è perseguitata da un
licantropo che può essere considerato una proiezione
esterna del proprio istinto represso e negato, e contemporaneamente
deve combattere contro la medesima minaccia che cova nel
suo corpo. Mentre il film del 2000 si concentrava più
sull'inizio del ciclo mestruale come chiave di liberazione
della "bestia interna" del desiderio sessuale
(essendo Ginger personaggio già di per sé
più erotizzato), il focus traumatico di Brigitte
si esplicita con la tossicodipendenza e con l'automutilazione.
Brigitte ha bisogno di iniettarsi di continuo acconito per
trattenere "il suo lupo", nonchè necessita
di annotare la velocità di autoguarigione dopo essersi
volontariamente tagliata. Non è un caso che tutto
ciò faccia il paio con i reali casi di donne che
ricorrono all'automutilazione per controllare la propria
angoscia e alle anoressiche che hanno dei diari in cui registrano
i loro "progressi" dietologici. Riprendendo la
citazione indicata nella recensione di Licantropia Evolution,
si può dire dunque che la tematica base che pervade
la sorte delle due sorelle è che la sessualità
nell'adolescenza ed il corpo femminile venga costruito dal
fuori, qualcosa che è imposto dal mondo esterno,
imposizione in pratica rappresentata da licantropo persecutore.
E' per questo, giustamente, il motivo per cui si sotiene
da più parti che il film abbia una forte connotazione
femminista, non solo per il fatto che le protagoniste siano
femmine. In complesso un buon film, con qualche momento
di paura, di erotismo (la terapia di gruppo che sfocia in
una masturbazione collettiva allucinata), di splatter e
d'azione. Per certi versi anche migliore del primo. Sicuramente
più nichilista in rapporto alle donne dal momento
che nessuna, in questo film, viene inquadrata in maniera
positiva.
La trilogia, distribuita e titolata in
Italia in modo confuso, comprende: Licantropia
Evolution (Ginger Snaps, 2000), il sequel Licantropia
Apocalypse (Ginger Snaps: Unleashed, 2003),
e il prequel Licantropia (Ginger
Snaps Back - The Beginning, 2003).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato poco più
di 3 milioni di dollari USA.
Il film che Brigitte vede in clinica è
Nothing (2003) diretto da Vincenzo Natali (regista
di Cube, 1998) che aveva curato lo
storyboard di Licantropia
Evolution (2000).
Negli scores finali si legge "No
animals or werewolves were harmed during the making of this
film", cioé "Nessun animale o
licantropo è stato ferito durante la lavorazione
di questo film".