TRAMA

Karel (Jan Hartl) e sua moglie Bozena (Veronika Zilkova) sono molto giù per il fatto di non riuscire ad avere figli. Karel, per un gesto di simpatica dolcezza, porta alla moglie una radice di legno che ha la forma di un neonato ma Bozena prende sul serio la cosa ed inizia a trattare il ciocco di legno come un vero infante, inscenando una gravidanza per poi poter giustificare la presenza del "bambino". Karel teme per l'equilibrio mentale della moglie ma quando arriva il momento del finto parto, il pezzo di legno prende vita pur sempre rimanendo un pezzo di legno. La "madre" lo chiama Otik. Il piccolo Otik presto si rivela un essere voracissimo e cannibale. La strana situazione passa quasi del tutto inosservata tranne che alla giovane figlia dei vicini di casa, Alzbetka (Kristina Adamacovà) che inizia a insospettirsi e scopre come la situazione di Otik sia speculare alla fiaba di Otesanek, che narra di una sorta di orco di legno.


LITTLE OTIK
titolo or.: Otesánek - Repubblica Ceca/UK/Giappone - 2000 - 132' - Colore

di Jan Svankmajer

GENERE
HORROR - COMEDY
IN BREVE
Uno dei film weird più interessanti e meglio realizzati del primo decennio del XXI secolo.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Ma gli vuoi bene, almeno? Ti comporti come se non fosse tuo figlio" "Lo sai che gli voglio bene" "E quand'è l'ultima volta che lo hai verniciato?" "Lo faccio domenica" "Sulla schiena gli sta di nuovo crescendo un terzo braccino" "Domenica glielo poto"

Il nome del praghese Jan Svankmajer dirà forse poco ai più, ma questo artista, dalla fine degli anni '60 associato al movimento surrealista, si è guadagnato nel tempo la nomea di uno dei più dotati e bizzarri animatori d'Europa. Un animatore che ha sperimentato con molteplici tipi di media e con i più diversi materiali, contrario all'animazione tradizionale, opposto alla Disney (si legga più sotto) e coerente con un mondo artistico selvaggiamente creativo. Accadde che anni fa Eva Švankmajerová (1960-2005), la moglie di Svankmajer, fosse impegnata nel creare l'illustrazione per la favola "Otesanek" scritta da Karel Jaromír Erben e, colpita dalla storia, abbia passato a Jan l'idea di farci qualcosa d'interessante. Il regista avvertì subito il potenziale del racconto. Sicuramente conoscitore del lavoro di Lynch, Svankmajer amplifica ciò che in qualche modo era stato espresso in La Nonna (1970), un corto animato del regista americano: in esso, un albero soddisfa le necessità emotive del personaggio principale così come Otik compensa i bisogni della "mamma" Bozena. Ma questo film ceco è molto più complesso e non si ferma ad una mera "denuncia" emotiva dei bisogni materni di una coppia che non può avere figli. "Io non lavoro con un'intenziona precisa in mente. Perseguire le intenzioni porta a fare film che sono tesi. Questo non ha nulla a che fare con l'immaginazione. E' nozione comune che le componenti inconsce della nostra mente siano altrettanto significative rispetto a quelle consce. Quindi la mia preferza è certamente per l'interpretazione post facto piuttosto che per l'intenzione. In Otesanek [la fiaba], il bambino divora i propri genitori. Otik è un prodotto dei loro desideri, della loro ribellione contro la natura. Non è un bambino nel vero senso del termine ma la materializzazione del loro desiderio, della loro ribellione. Questa è la tragica dimensione del destino umano: è impossibile vivere senza ribellarsi al destino umano. Questa è l'essenza della libertà"*. Le riflessioni dello stesso regista ci permettono di rintracciare un filo conduttore fra Little Otik e il suo precedente lavoro Faust (1994) che riprende una delle figure più paradigmatiche rispetto alla ribellione contro la natura**, così come la sua visione dell'importanza dell'inconscio e dell'immaginazione riportano dritti verso il Movimento Panico caro a Buñuel (e a Jodorowsky e compagnia bella). E infatti pare di rivedere un tocco bunuelliano nella scena iniziale della pesca dei neonati, incartati e venduti a donne in fila come fossero al mercato. Il film, sulle prime, pare il racconto surreale di un marito che deve gestire il delirio di una moglie la quale pensa che un pezzo di legno possa essere davvero un bambino (quasi un'espansione del personaggio della Lady Log che si vede nella prima puntata del serial Twin Peaks (1990-1)... ancora Lynch!) ma in seguito Little Otik cambia strada e, senza mai perdere il senso del comico e del bizzarro, si trasforma in un macabro monster-movie. Little Otik però non si assesta mai del tutto in uno o in un altro genere, la sua finalità non è quella di un comune monster-movie. La finalità principale è e rimane quella di liberare un'energia immaginativa nello spettatore che, con la sua soggettività sarà lasciato a ri-elaborare ciò che percepisce e a reagire allo "spettacolo" secondo il proprio sentire. Ciò che apprezzabile in Little Otik è che questo "lavoro" lasciato allo spettatore è comunque accompagnato da un divenire degli eventi comprensibile, in cui il surrealismo dei fatti si innesta perfettamente con una meastrale capacità di comunicare con lo spettatore, evitando la tentazione dell'accumulo visivo surreale che risulterebbe cosa originale-geniale solo per chi non avesse una visione chiara della storia del cinema***. Il grottesco e il tradizionale s'intrecciano in Little Otik, lasciando il tempo di delineare alcuni personaggi secondari assai divertenti (i vicini di casa, il vecchietto pedofilo, la portinaia, etc) che vanno a formare il quadro di un condominio bislacco forse memore di Delicatessen (1990). C'è soprattutto il tempo di dare forma ad una comprimaria eccellente come Alzbetka, che agisce fra i due mondi (quello del film e quello della fiaba) come uno sfortunato deus ex machina che non ha nessun potere di cambiare le sorti del destino, poiché il film è fiaba e immancabilmente trova il suo destino. Svankmajer è chiaramente sfiduciato rispetto alle possibilità dell'uomo di ribellarsi alla natura, cosa che nel reale è destinata al disatro o al fallimento. Ecco che allora, come al solito (e Woody Allen ce lo insegna da tempo!) l'arte salva, cioé l'arte, l'immaginazione (superiore alla vita stessa), è l'unica forza che svincola dai limiti della natura. Little Otik non mostra la vittoria dell'immaginazione-ribellione sulla vita, anzi ne racconta il fallimento con il piccolo Otik, incarnazione della ribellione, che fagocita l'uomo. E' piuttosto l'esistenza del film in sé a rappresentare l'unica forma di vittoria della ribellione-immaginazione sulla realtà-natura, così come d'altronde è vincente l'immaginazione dello spettatore di fronte a Little Otik. I limiti di una pellicola come questa, se di limiti di vuole parlare pensando ad un pubblico mainstream (che difficilmente incapperà nei lavori di Svankmajer), sono la lunghezza in sinergia con una certa freddezza d'ambienti e lentezza tipica del cinema simil-russo; quindi, chi è abituato ai prodotti hollywoodiani è avvertito. Per gli altri, Little Otik potrebbe rappresentare uno dei film weird più interessanti del primo decennio del 2000. Consigliatissimo.

* - Questa e altre affermazioni del regista presenti nella recensione sono prese dal sito Kinoeye e da me tradotte.

** Faust è di fatto una figura di ribellione in assoluto tanto che il protagonista di V per Vendetta (2005), ribelle al sistema, s'ispira ad un motto latino di Faust: Vi Veri Vniversum Vivus Vici [Io uomo vivo, con la forza della verità ho conquistato l'universo].

*** Superato l'anno 2000 pare davvero improprio etichettare un film geniale solo perché mette in scena cose strane e incomprensibili lasciando che sia lo spettatore a vederci ciò che vuole. Questo tipo di cinema, che ha avuto una portata artistica importantissima, ha però già avuto da tempo i suoi "cantori": da Buñuel fino a Lynch. Se oggi, ad esempio, faccio un film di guerra e per sottolinearne l'assurdità affianco immagini di militari a uno score musicale infantile non sono un genio perché questa cosa l'ha già fatta Kubrick. Così non si può pensare di essere geniali come Buñuel solo perché dopo decenni si utilizza lo stesso sistema (anti)comunicativo. Ecco perché un film come Begotten, ad esempio, non può essere considerato un capolavoro secondo il parametro "è un grande film perché ognuno ci può vedere quello che ci vuole", poiché quel tipo di arte che liberava lo spettatore dal vincolo del significato "imposto" è già stata escogitata da tempo. Tuttalpiù Begotten può essere un ottimo film per ragioni tecniche, realizzative, e altro. Merhige questo lo sapeva, molti spettatori invece cadono nel tranello del weird = capolavoro. Non può essere così facile, ovviamente, altrimenti basterebbe proiettare un colore solo sullo schermo e lasciare che lo spettatore immagini quello che gli garba (cosa che, per altro, se mai vi venisse la tentazione, ha già fatto Derek Jarman nel suo film Blue, 1993 con però tutto un significato diverso per l'uso dei dialoghi in background).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Nel film appare un corto di Svankmajer: Meat Love (1989).

Il termine "Otesanek" è composto dal verbo "otesávat" (tagliare, abbattere) e il suffisso "-ànek" che caratterizza molte parole legate ai bambini e all'infanzia (come il nostro -ino, o -uccio). In ceco la parola "otesanek" viene usata per indicare o prendere in giro chi ingerisce e digerisce ogni cosa.

La lunghezza del film è da attribuire, secondo lo stesso regista, ad un suo errore nel valutare la dilatazione dei tempi del racconto dovuti alla presenza dei dialoghi, ai quali lui non era abituato per i suoi lavori.

E' stata la moglie del regista a disegnare le animazioni che nel film illustrano la fiaba di Otesanek.

Ecco cosa pensa Svankmajer della Disney: "La Disney è fra i più gradi produttori di "arte per bambini". Ho semplicemente sempre pensato che non esiste una cosa come una specifica arte per bambini e ciò che passa come tale incorpora o la disciplina o il lucro. "L'arte per i bambini" è pericolosa in quanto è partecipe dell'addomesticamento dell'animo infantile o dello sviluppo dei consumatori della cultura di massa. Temo che un bambino abituato ai prodotti Disney troverà difficile abituarsi a forme d'arte più sofisticate, e troverà il suo posto nel gruppo degli spettatori dei serial televisivi idioti. Questo non vuol dire che i lavori che abbiano un valore immaginativo non possano occasionalmente saltar fuori dalla cultura consumistica - per esempio King Kong - ma temo che il loro numero vada progressivamente diminuendo".

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