TRAMA

Kenneth (Desmond Harrington) è un timido impiegato al quale viene dato il compito di scrivere, in poco tempo, il manuale di un software complesso. Per aiutarlo viene affiancato, suo malgrado, dalla neoassunta Lisa Bellmer (Melissa Sagemiller). La presenza di Lisa complica il suo "rapporto" con Nikki, una bambola di silicone che lo domina psicologicamente. Kenneth s'innamora di Lisa e allo stesso tempo vive con Nikki che è gelosissima! Una donna è di troppo.


LOVE OBJECT
titolo or.: Love Object - USA - 2003 - 88min - Colore

di Robert Parigi

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Buono fino al finale, poi si ha una deriva "troppo horror". Comunque un validissimo film.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Solo perché non è viva non significa che non sia vera"

Povere bambole gonfiabili, così immobili e nello stesso tempo così invischiate in dinamiche complesse, icone della solitudine maschile, di complessi sessuali e di derive psicotiche. Già Life Size - Grandezza Naturale (1974) di Luis Berlanga aveva sondato l'argomento, anche se con toni comici ma pare che ai nostri giorni, con l'avvento del silicone chirurgico e della creazione di bambole sempre più "vere" (vedi RealDoll), ci sia qualcosa di nuovo da dire a riguardo. Non solo la tecnologia permette la creazione di sex toys sempre più verosimili ma la vita moderna rende l'esistenza sempre più inverosimile nella sua alienazione. Più la tecnologia permette di restringere i confini geografici, più pare complesso, per gli esseri umani (o almeno per alcuni) entrare in una dimensione affettiva con un altro essere umano, sicché diventa più facile ordinare una donna di gomma con un semplice click che scambiare due parole con una donna in carne ed ossa. Ma questo non è il luogo giusto per riflessioni psico-sociologiche. Sta di fatto che al mondo del cinema, sempre attento alle vite del proprio pubblico, non è sfuggita questo fenomeno composto da bellissime creazioni al silicone e da uomini (e donne!) disposti a sborsare parecchi soldi per procurarsele. Lars e Una Ragazza Tutta Sua (Lars and the Real Girl, 2007) è un titolo melenso, e non azzeccato, che nasconde un profondo dramma umano; un altro film (consigliato) che vede un uomo alle prese con una bambola di silicone più vicina ai propri sogni e più lontana alle proprie difficoltà relazionali di quanto possa essere una donna vera. Essendo un film sentimentale, Lars tende verso una conclusione conciliante. Love Object, che è decisamente di altro avviso, non concilia e, a parte qualche sparuto momento da black comedy, la dimensione solitaria, feticistica e psicotica del protagonista è drammatica a 360 gradi. Dal film, che è un low budget, traspare a volte la pochezza realizzativa, specie rispetto alla limitatezza delle locations e alle scenografie ma tale "ruvidezza ambientale", esaltata dalla fotografia fredda usata nelle scene in azienda, diventa una forza del film, in quanto speculare al deserto relazionale del protagonista. La prima parte del film è genuinamente desolante: da essa traspare la dimensione esistenziale di Kenneth, il suo bigio e ossessivo modus lavorativo, la sua inadeguatezza comportamentale. Con l'entrata in scena della bambola (che a dire il vero non è così ben fatta), la pellicola si fa più e più inquietante; la presenza di Nikki, questo il nome dell'oggetto antropomorfo, ha la stessa forza di Chucky de La Bambola Assassina (1988) o del pupazzo Zuni di Trilogia del Terrore (1975) soprattutto quando inizia a mostrarsi in posti in cui Kenneth non l'aveva riposta. E' davvero viva la bambola o ha, in effetti, un potere maligno su coloro che la possiedono? Il film lascia parzialmente il dubbio in quanto tutti coloro che sembrano essere entrati in contatto con quel modello specifico di bambola, portano sul loro corpo degli estesi eczemi che in alcuni casi assumono la forma di vere e proprie deformità. Ma è più probabile che tali sfoghi cutanei siano il marchio della solitudine e dell'alienazione, un segno che trasforma in mostrum (dal latino: cosa strana e diversa) la persona ai margini. La dimesione ossessiva e inquietante della prima parte del film è tanto riuscita quanto poco è la parte terminale della pellicola, la quale prende una piega "banalmente horror" che manda al macero tanta atmosfera; la conclusione del film, comunque, è imprevedibile e salva capra e cavoli. In un film senza troppi fronzoli ed effetti speciali, tutto si regge sull'interpretazione degli attori che non deludono: Harrington, che a tratti mi ha ricordato una versione "sfigata" di Patrick Bateman (American Psycho, 2000), rende alla perfezione il personaggio dell'impiegatuccio complessato e delirante. La Sagemiller è brava nei panni di una dolce e fragile ragazza che, con discrezione, è in cerca di successo ed affetto. Da segnalare la presenza non indifferente di Udo Kier (onnipresente comprimario negli horror) nei panni del padrone di casa impiccione ed eccentrico non meno delle perone a cui affitta gli appartamenti. Robert Parigi, al primo film (ma con una carriera come produttore), realizza una buona pellicola d'orrore che si frega sul finale trasformandosi in un horror sadico e sanguinario senza una reale ragione per divenire tale. Un pubblico più giovane o maggiormente appassionato allo splatter potrebbe dissentire e dare credito alla pellicola proprio per il finale anabolizzato, ritenendo invece la parte iniziale lenta e poco concludente; sarebbe solo colpa del regista. Con un poco più di attenzione nei confronti della conclusione Parigi avrebbe potuto confezionare un horror di livello ed avrebbe forse evitato, a voler essere prosaici, che Love Object divenisse un film perfetto per fare dollari più che altro col noleggio.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 1.000.000 di dollari.

Melissa sagemiller si è stortata una caviglia mentre correva verso la porta in una delle scene finali del film.

Nella scena del rapimento nella sede della ATP, Melissa Sagemiller è inciampata davvero.

La scena del rapimento è la prima ad essere stata realizzata.

La pellicola è stata filmata in 18 giorni.

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