
La frase dal film: "Devo cercare di tenerlo a mente. E sai il perché? Per il rapporto alla polizia. E' un mio preciso dovere..." "Ok, quanto vuoi? "Facciamo 500.000: Luca Iello, nato a?..." "Figlio di puttana!" "Eh, me fa piacere che conosci a mammà, comunque sempre 5000.000 sono"
Com'è che su un sito che tratta prevalentemente di horror si trova recensito un mafia movie? E com'è che Lucio Fulci, uno degli storici maestri dell'horror italico, ha compiuto questa incursione in un genere tanto distante dalle sue consuete pellicole, finendo per avere a che fare con personaggi quali Francuccio, Patané e Alfonsino? Fulci stesso ebbe a dire: "Io avevo letto un'inchiesta giornalistica sul contrabbando e la trasferii con Mariuzzo (soggettista, ndr) in un film nero all'italiana. Ci divertemmo molto a farlo"*. Il divertimento del regista nel realizzare è anche quello dello spettatore, se quest'ultimo partecipa dello stile Fulciano, infatti l'ab-uso di sangue e violenza nel film, punto debole per chi non ama il cinema a tinte forti, diventa l'elemento maggiormente efficace e d'interesse. Fulci trasferisce metodi e mezzi dell'horror in quel di Napoli per raccontare una guerra fra le nuove leve della malavita che non si fanno scrupolo di venedere droga (nella persona del Marsigliese), e la vecchia guardia camorristica (Testi) che ha un cuore ed un codice d'onore e si rifiuta di venedre droga per continuare a smerciare le più "salutari" sigarette. La camorra del "quando c'eravate Voi queste cose non succedevano", la camorra narrata romanticamente anche in alcuni film di Mario Merola, una malavita che distribuisce mazzate ma che sa anche dare una carezza. Una malavita che vive in tale forma ammirevole solo in ambito cinematografico! Fatto sta che in questo crime all'italiana, che dimostra quanto l'arte possa edulcorare la vita, Fulci ci butta dentro tutto un arsenale di violenza, sangue e sesso bonificando il terreno per l'appassionato di horror più che per il patito de Il Padrino (1972). Corpi bolliti, facce ustionate, teste esplose, colpi di pistola in bocca, fucilate dilanianti e, Fulci amava molto quest'ultima scena, la sodomizzazione di Adele (Ivana Monti), la moglie di Luca, mentre Luca stesso ascolta impotente al telefono le fasi dello stupro. Non troppo diversamente da uno spaghetti western o di un film di samurai regolato dal dictat "fuorilegge ma con onore", Fabio Testi prima subisce e poi s'incazza, senza scordare il suo passato di stuntman e regalandoci quindi qualche salto attraverso le finestre e altre acrobazie. A prescindere dalle scene di sangue e violenza che hanno reso famoso il film, quello che rimane è un consueto film di mafia all'italiana, cosa che potrebbe risultare indigesta ai non avvezzi. Però nel complesso il film si gode: ha un buon ritmo e la recitazione non è male, confermando che probabilmente Testi avrebbe meritato maggiori possibilità ed una carriera più cinematografica e meno televisiva. Di sicuro uno dei più crudi neri all'italiana che vi possa capitare di vedere e probabilmente il più truce mafia movie prodotto nello Stivale; difficile che si possa fare ancora un film del genere, quindi non perdete l'occasione di vedere le proposte di Fulci per eliminare la piaga della droga. Guardatevelo fumandovi una bella sigaretta!
* da Segno Cinema, citato in Giusti M. (2004), Stracult, dizionario dei film italiani. Frassinelli, p. 454.
Noto all'estero come: Das Syndikat des Grauens (Germania), Luca le contrebandier (Francia), Luca el contrabandista (Spagna), The Naples Connection [uncut] o The Smuggler [cut] (UK), Contraband (USA).








