TRAMA

L'amricano Andy (Tom Everett Scott) e due amici salvano Serafine (Julie Delpy) dal suicidio. Fra la ragazza e Andy è amore a prima vista ma la giovane è un lupo mannaro che frequenta altri licantropi e per i tre amici sono guai.


UN LUPO MANNARO AMERICANO A PARIGI
titolo or.: An American Werewolf in Paris - USA/UK/Lussemburgo/Olanda/Francia - 1997 - 105' - Colore

di Anthony Waller

GENERE
HORROR - COMEDY
IN BREVE
Se non si fanno paragoni il film sa anche essere gradevole. Però i paragoni si pongono. Giustamente.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "C'è qualcosa che devo dirti ma devi promettermi che non darai in escandescenze, ok?! [...] Ok... mmm... la ferita che hai al piede non te la fatta un cane. E' stato un lupo mannaro"

L'errore sta nel paragonarlo a Un Lupo Mannaro Americano a Londra (1981). L'errore, quello fondamentale, è stato quello di aver scelto un nome che richiama Un Lupo Mannaro Americano a Londra e spingere motivatamente pubblico e critica al paragone. Dopo 16 anni non ci sarebbe dovuta essere nessuna necessità di riesumare un titolo cult fin dall'esordio per gli spettacolari effetti speciali. La mossa commerciale, cioè capitalizzare su un titolo cult, si è rivelata un'arma a doppio taglio. Perché in effetti Un Lupo Mannaro Americano a Parigi, preso in sé, è anche un horror giovanile e divertente, perfetto per una seconda serata disimpegnata. Il regista Waller e gli altri due sceneggiatori in ballo (T. Burns e t. Stern) tentano di replicare il mix di comicità e orrore che aveva reso vincente il film del 1981 ma riescono a raggiungere il modello solo in ambito effettistico, grazie questa volta alla computer grafica che, a dirla tutta, non sempre è convincente. Il film ha il pregio di essere più moderno, più dinamico e più scanzonato, riprendendo alcune trovate comiche (l'amico morto che torna) e aggiungendo siparietti quasi demenziali. Ha però il difetto di mancare di scene di vera tensione, cosa che invece accadeva nella pellicola del 1981. Situazioni come l'inseguimento nella metropolitana londinese o il catastrofico apparire del licatropo a Piccadilly Circus, hanno il loro corrispettivo, in questo film del 1997, in roboanti testa a testa fra licantropi. La dinamicità della storia ha una buona potenzialità d'intrattenimento ma il risultato è molto distante dall'horror con la H. La cosa non stupisce troppo se, leggendo i credits, si scopre che il film è della Buenavista che, forse non tutti sanno, è della Walt Disney. Al film di Waller mancano soprattutti gli attori. Certo fa piacere (per lui) vedere Pierre Cosso in un ruolo diverso dal solito ma tutto il film si regge sulle spalle della brava Julie Delpy (da guardare nel romantico Prima dell'Alba, 1995) che, mi si lasci dire, è un'attrice sprecata per questo film; la sua presenza non fa che sottolineare la mediocrità del resto del cast. A distanza di anni dall'uscita del seminale film di Landis e anni dopo l'uscita di questo remake coprodotto da mezzo mondo, si può forse cercare di vedere Un Lupo Mannaro Americano a Parigi per quel che è: un simpatico film sui lupi mannari che ha pagato a caro prezzo al botteghino il tentativo di affiancarsi ad un cult movie. Se visto in effetti senza l'occhio iniettato di sangue in cerca di paragoni, il film di Waller sa farci passare una piacevole ora e mezza, che poi è quello che cerchiamo dalla maggior parte dei film. Sconsigliato quindi ai cinefili inclementi.

Remake nel 2011 con lo stesso titolo inglese.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato 22 milioni di dollari e in USA ha incassato "solo" 26.570.000 di $.

Esiste un finale alternativo nel quale Andy e Serafine hanno un figlio, anche lui un licantropo.

Quando si mise in cantiere il progetto di questo film si contattò John Landis (regista di Un Lupo Mannaro Americano a Londra) per averlo alla regia. Lui rifiutò.

Tutti i tram mostrati nel film non sono parigini ma lussemburghesi, infatti riportano la sigla CFL (Chemins de Fer Luxembourgeois).

eXXagon fecit MMIX