Uno splendido film. Da molti definito uno
dei primi horror, da altri un poliziesco od un thriller.
M è molto di più. Prima di tutto
è il primo film di Lang che si avvale del sonoro
e lo fa con maestria, mantenendo comunque gli accorgimenti
del muto (vedi la palla ed il palloncino fra i fili per
dare l'idea della morte della bambina) ma sfruttando appieno
il sonoro. Il film riesce a passare con gran disinvoltura
da scene di gusto decisamente comico a momenti più
seri e drammatici. Fra le scene comiche posso ricordare
l'episodio del piccolo uomo occhialuto che viene accusato
da un omone di essere il maniaco, il parallelismo fra le
due fumosissime riunioni (polizia/criminali), l'interrogatorio
dei testimoni, ed alcune palesi battute comiche come "Non
russare così, svegli i pidocchi!" detta
da un mendicante ad un altro. Lorre (il mostro) ha fatto
uno splendido lavoro recitando nei panni di un uomo qualunque
(cosa ancor più inquietante) che tace per quasi tutto
il film per poi gridare, in una disperata autodifesa, che
mentre gli altri hanno scelto il crimine lui è obbligato
a compierlo, forzando i suoi persecutori (e noi) a guardare
in loro stessi alla ricerca delle radici di una psicosi
che sia simile alla sua. Ponendo le fondamenta di moltissimi
moderni film incentrati sulla figura del serial killer,
Lang ci mostra la tranquilla vita del mostro contrapposta
alla frenetica attività di ricerca (a vuoto) delle
forze dell'ordine, la pressione dei politici sulla polizia
e il valore della stampa nel creare un clima sociale di
tensione. Da notare gli accenni che si fanno alle tecniche
investigateive che hanno dato vita all'attuale criminal
profiling. Affascinate e ben riuscita la figura di Shranker
(interpretato da Gustaf Gründgens), il capo dell'organizzazione
dei criminali che indossa sempre guanti neri. Alcune scene
valgono la pena di essere citate per la loro qualità:
tecnicamente splendido il passaggio della telecamera da
un esterno all'interno di una stanza tramite l'attraversamento
del vetro (che si nota che si apre ma siamo nel 1931 e ci
può stare), di grande patos il marchio sulla mano
e quindi sulla giacca di Lorre, molto teatrale e drammatica
l'inquadratura di Lorre seduto per terra e disperato che
si difende dalle accuse. Un particolare interessante è
il fatto che il mostro fischietta compulsivamente un motivetto
prima di "entrare in azione", e questa idea della
musichetta che attiva/scatena l'omicidio mi ha ricordato
Profondo Rosso (1975)
di Argento. C'avrò visto bene? Per la cronaca, la
canzone fischiettata è di Edvard Grieg e si intitola
Hall of the mountain king ed era fischiata da Lang
che doppiava Lorre il quale non era capace di fischiare!
Un film culto che porta benissimo i suoi anni: non annoia
mai, affascina per la sua tecnica ed i suoi interpreti,
riuscendo ad essere per la tematica che tratta, aimé,
sempre attuale.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Peter Lorre era ebreo e scappò dalla
Germania per paura della persecuzione nazista subito dopo
che il film venne distribuito. fritz Lang, che era ebreo
solo da parte di un genitore, scappò de anni dopo.
Contrariamente a quanto si sia detto, Fritz
Lang non cambiò il titolo da "Gli assassini
sono tra noi" a "M" per la paura della persecuzione
nazista. Cambiò il titolo durante la produzione influenzato
dalla scena in cui uno dei criminali si scrive la lettera
sulla mano. Lang pensava che "M" fosse un titolo
più interessante.
La crudeltà di Lang nei confronti
degli attori divenne in questo film leggendaria. Peter Lorre
fu buttato giù dalle scale almeno una dozzina di
volte.
Il film è basato su un articolo
che Lang lesse a proposito del serial killer Peter Kuerten
di Duesseldorf. Alcuni dettagli furono mantenuti identici.
In Germania i nazisti nel luglio 1934 bandirono
il film.
Circola in Italia una versione di 96 minuti,
ed un'altra, all'estero, di 110.
Lang scritturò dei veri criminali
per il suo film e prima che finissero le riprese già
24 di essi erano già tornati dietro le sbarre!