TRAMA

La città di Düsseldorf è terrorizzata dai crimini compiuti da un misterioso maniaco che violenta ed uccide le bambine. La stampa genera la regola del sospetto per la quale ognuno potrebbe essere il mostro e tutti iniziano a sospettare di tutti. La polizia fa il possibile ma non riesce ad approdare a nulla se non scatenare la rabbia della criminalità che viene vessata dalle continue retate finalizzate a trovare il manaico. Le Organizzazioni Unite del crimine decidono che devono trovare il mostro prima che questa situazione inizi a diventare un grave impedimento per i loro affari. In questo si fanno dare una mano dall' Organizzazione dei mendicanti, che alla fine riuscirà ad individuare il colpevole e a portarlo di fronte ad un tribunale "speciale".

 

 


M - Il Mostro di Düsseldorf
(titolo or.: M o M - Eine Stadt sucht einen Mörder - GER - 1931 - 117min - B/N)

di Fritz Lang

GENERE
HORROR - THRILLER - COMEDY
IN BREVE
Un "antico" che sa conciliare alla perfezione spunti comici, horror, thriller, crime
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Uno splendido film. Da molti definito uno dei primi horror, da altri un poliziesco od un thriller. M è molto di più. Prima di tutto è il primo film di Lang che si avvale del sonoro e lo fa con maestria, mantenendo comunque gli accorgimenti del muto (vedi la palla ed il palloncino fra i fili per dare l'idea della morte della bambina) ma sfruttando appieno il sonoro. Il film riesce a passare con gran disinvoltura da scene di gusto decisamente comico a momenti più seri e drammatici. Fra le scene comiche posso ricordare l'episodio del piccolo uomo occhialuto che viene accusato da un omone di essere il maniaco, il parallelismo fra le due fumosissime riunioni (polizia/criminali), l'interrogatorio dei testimoni, ed alcune palesi battute comiche come "Non russare così, svegli i pidocchi!" detta da un mendicante ad un altro. Lorre (il mostro) ha fatto uno splendido lavoro recitando nei panni di un uomo qualunque (cosa ancor più inquietante) che tace per quasi tutto il film per poi gridare, in una disperata autodifesa, che mentre gli altri hanno scelto il crimine lui è obbligato a compierlo, forzando i suoi persecutori (e noi) a guardare in loro stessi alla ricerca delle radici di una psicosi che sia simile alla sua. Ponendo le fondamenta di moltissimi moderni film incentrati sulla figura del serial killer, Lang ci mostra la tranquilla vita del mostro contrapposta alla frenetica attività di ricerca (a vuoto) delle forze dell'ordine, la pressione dei politici sulla polizia e il valore della stampa nel creare un clima sociale di tensione. Da notare gli accenni che si fanno alle tecniche investigateive che hanno dato vita all'attuale criminal profiling. Affascinate e ben riuscita la figura di Shranker (interpretato da Gustaf Gründgens), il capo dell'organizzazione dei criminali che indossa sempre guanti neri. Alcune scene valgono la pena di essere citate per la loro qualità: tecnicamente splendido il passaggio della telecamera da un esterno all'interno di una stanza tramite l'attraversamento del vetro (che si nota che si apre ma siamo nel 1931 e ci può stare), di grande patos il marchio sulla mano e quindi sulla giacca di Lorre, molto teatrale e drammatica l'inquadratura di Lorre seduto per terra e disperato che si difende dalle accuse. Un particolare interessante è il fatto che il mostro fischietta compulsivamente un motivetto prima di "entrare in azione", e questa idea della musichetta che attiva/scatena l'omicidio mi ha ricordato Profondo Rosso (1975) di Argento. C'avrò visto bene? Per la cronaca, la canzone fischiettata è di Edvard Grieg e si intitola Hall of the mountain king ed era fischiata da Lang che doppiava Lorre il quale non era capace di fischiare! Un film culto che porta benissimo i suoi anni: non annoia mai, affascina per la sua tecnica ed i suoi interpreti, riuscendo ad essere per la tematica che tratta, aimé, sempre attuale.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Peter Lorre era ebreo e scappò dalla Germania per paura della persecuzione nazista subito dopo che il film venne distribuito. fritz Lang, che era ebreo solo da parte di un genitore, scappò de anni dopo.

Contrariamente a quanto si sia detto, Fritz Lang non cambiò il titolo da "Gli assassini sono tra noi" a "M" per la paura della persecuzione nazista. Cambiò il titolo durante la produzione influenzato dalla scena in cui uno dei criminali si scrive la lettera sulla mano. Lang pensava che "M" fosse un titolo più interessante.

La crudeltà di Lang nei confronti degli attori divenne in questo film leggendaria. Peter Lorre fu buttato giù dalle scale almeno una dozzina di volte.

Il film è basato su un articolo che Lang lesse a proposito del serial killer Peter Kuerten di Duesseldorf. Alcuni dettagli furono mantenuti identici.

In Germania i nazisti nel luglio 1934 bandirono il film.

Circola in Italia una versione di 96 minuti, ed un'altra, all'estero, di 110.

Lang scritturò dei veri criminali per il suo film e prima che finissero le riprese già 24 di essi erano già tornati dietro le sbarre!