La Frase dal Film:
"Hai un gomitolo di budella d'impiccato? Marmellata
di ragni? Bava di serpe? Capelli di morto?" "No,
non teniamo questa roba in casa nostra, siamo vegetariani"
Per il quinto film tratto dai racconti
di Edgar Allan Poe, Roger Corman volle variare rispetto
alle tetre atmosfere già messe in scena gli anni
precedenti e visto anche il successo del secondo episodio
de I Racconti del Terrore
(1962) che vedeva protagonisti Price e Lorre in un sipario
black-comedy, il regista riunì i due attori, lo scenggiatore
Richard Matheson, il direttore alla fotografia Floyd Crosby
e il musicista Les Baxter per dare vita ad un lungometraggio
che dilatasse per un'ora e mezza circa l'alchimia comico-orrorifica
che aveva portato ad essere vincente Il Gatto Nero,
ovvero l'episodio di cui sopra. La connessione con Poe si
va affievolendo, dal momento che il Corvo e Lenora sono
solo pretesti presi da Poe per sviluppare una storia che
nulla ha a che fare con lo scritto d'ispirazione. Poco male,
il risultato, se non entusiasmante, è divertente
e questo grazie ai tre protagonisti. Lo stile recitativo
di Vincent Price, sempre un po' sopra le righe, risulta
(e non è la prima volta) un elemento vincente, grazie
anche alla sua presenza sullo schermo che risulta già
di per sé magnetica; tanto più che in questo
film Price veste dei panni inusualmente modesti e buonisti
rispetto al solito. Magnetico anche Karloff che però,
causa motivi di salute che al tempo lo fiaccavano, appare
stanco; anche per questo nel film lo si vede spesso seduto.
Sopra tutti svetta Lorre, che per tutto il film improvvisò
delle battute e che nei panni dell'avvinazzato e balordo
Bedlo diverte solo a guardarlo (a me, tanto per dire, ricordava
Aldo Fabrizi). Interessante vedere Jack Nicholson da giovane
in un ruolo inconsueto per lui, quello del bravo ragazzo
educato: non ne esce molto bene, la sua recitazione in questo
film è un po' piatta e legnosa. Splendida, come al
solito, Hazel Court, uno stile di bellezza cinematografica
che attualmente non è più possibile trovare.
La regia di Corman in questo film è più canonica
è meno studiata di quella vista, per esempio, ne
Il Pozzo e il Pendolo;
nello stesso modo lo sceneggiatore Matheson evita i soliti
sottesi psicologici nello script rendendolo più lieve;
entrambe le cose sono funzionali ad un film che punta più
sul comico che sull'horror. Non buono lo score musicale
di Baxter riempito di suoni bassi e squilli di tromba come
se stesse accompagnando una pellicola di Stanlio e Olio;
la musica indica il momento in cui il pubblico deve ridere
e questo pare una forzatura per un film che, almeno a metà,
rimane un horror. Tutto sommato I Maghi del Terrore
potrebbe essere un buon film da fare vedere a un bambino:
qualche momento sinistro, volti simpatici e battute (non
volgari), i maghi ci sono e c'è la magia con tanto
di effetti visivi retrò. Se il bambinone foste voi,
assicuratevi di somministrarvi anche le pellicole precedenti
di Corman tratte da Poe perché è in quelle
e non in questa che il regista e gli attori hanno dato il
meglio.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film di Corman tratti da Poe
sono: I Vivi e i Morti (The
House of Usher o The Fall of the House of Usher,
1960), Il Pozzo e il Pendolo (Pit and the Pendulum, 1961), Sepolto
Vivo (The Premature Burial, 1962), I
Racconti del Terrore (Tales of Terror, 1962), La Città dei Mostri (The Haunted Palace, 1963; che però è tratto da Lovecraft), La Maschera della
Morte Rossa (The Masque of the Red Death,
1964) e La Tomba di Ligeia (The Tomb of Ligeia,
1964).
Peter Lorre e Jack Nicholson amavano aggiungere
al momento frasi alle loro battute e la cosa dava molto
fastidio a Boris Karloff che invece si atteneva strettamente
al copione.
Nel pronunciare la sua magia, Bedlo enuncia
parecchi motti latini: Veni vidi vici (Venni, vidi,
vinsi); De mortuis nil nisi bonum (Dei morti niente
se non bene [Dei morti non si deve dire niente se non cose
positive]); Cave canem (temi il cane [attenti al
cane]); Si vis pacem para bellum (Se vuoi la pace
prepara la guerra); Ceterum censeo Carthaginem esse
delendam (Inoltre ritengo che Cartagine debba essere
distrutta).