La Frase dal Film:
"Look at your body. Do you call that success?"*
L'americano Robert Lipper, della Lipper Picture, acquistò i diritti per poter produrre questo terzo capitolo della trilogia iniziata da The Fly (1958) dalla 20th Century Fox e si recò nel Regno Unito per ingaggiare il regista Don Sharp che si era fatto il nome con pellicole quali Witchcraft (1964), Il Mistero del Castello (Kiss of the Vampire, 1962) e Fu Manchu A.S.3 – Operazione tigre (The Face of Fu Manchu, 1965). In vero ci si sarebbe aspettati qualcosa di più dal seguito delle sperimentazioni balorde di Delambre, che non dei semplici macchinari sfrigolanti e qualche effetto speciale purulento (oltre ad una "regressione" al bianco e nero), soprattutto dopo che il film esordisce con l'affascinante e ben realizzata ripresa di una finestra che esplode al ralenty lanciando vetri verso la mdp. In pratica il progetto di Lippert, progetto esteso alla sua politica produttiva, era quello di dar vita ad un film abbastanza easy e che fosse realizzato contetendo costi e tempo. Ne deriva che La Maledizione della Mosca, solo da poco diffuso in Italia grazie alla distribuzione in DVD, è il più debole fra i film che hanno trattato di teletrasporto e fusione molecolare fra essere umano e ditteri vari, soprattutto tenuto conto del fatto che in questo terzo film di mosche non ce ne sono per nulla. Non solo mancano gli insetti e le relative mutazioni, ma manca all'appello il grande Vincent Price e nessuno degli altri interpreti riesce a dire o fare qualcosa in modo da oscurare l'assenza di quello. Il film è un horror abbastanza canonico se lo si paragona alla pellicole coeve, né particolarmente malriuscito, che ricorda più che altro il genere "casa maledetta" con elementi do monster-movie. La scelta di deragliare dai binari piazzati dai due precedenti film lascia perplessi, la mancanza di un testone con occhi voluminosi e proboscide penzolante si fa sentire. In questo film si sente anche una certa lentezza narrativa, oltretutto. L'atmosfera melodrammatica supera di gran lunga quella orrorifica. Non resta che consolarsi con i bellissimi occhi dell'interprete femminile (Carole Gray) che all'inizio del film salta fuori dalla finestra in slip e reggiseno. Don Sahrp non rinuncia ad un tocco exploitation, ma soprattutto non lo fa il produttore Lipert che una volta ebbe a dire: "Non mi preoccupo di ciò che dicono i critici. Io faccio film che vuole vedere la gente". Resta da capire se la gente, leggendo sul cartellone Curse of the Fly, si aspettasse di NON vedere volare una mosca. Non sconsiglio ma qui il "passate oltre" ci può stare.
Preceduto da L'esperimento del dottor K (1958) e da La Vendetta del dottor K (1959).
* Trad: "Guarda il tuo corpo. Questo lo chiami successo?"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato agli Shepperton Studios (Shepperton, Surrey, UK).
Vincent Price mancò da questo terzo capitolo essenzialmente perché al tempo era sotto contratto con la AIP.
Lippert, che possedeva una catena di cinema prima di buttarsi nella produzione, è da alcuni ritenuto il primo ad aver introdotto la vendita di popcorn nelle sale.