La Frase dal Film:
"Hans è tornato!" "Se è uscito dalla tomba è perché qualcuno gliel'ha aperta"
Quarto film della Hammer sul dottore che sfida la natura con i suoi esperimenti, ehm, contro-natura. Ritorno alla regia di Terence Fisher dopo lo stop nel 1964 per un incidente stradale e la cessione del proprio ruolo a Francis che quindi ebbe la possibilità di dirigere La Rivolta di Frankenstein. A molti non piacque il film del 1964 anche per il fatto che mancava la sensibilità di Fisher. La Maledizione di Frankenstein (che nelle locandine del tempo era segnalato come la maledizione 'dei' Frankenstein) pare dimostrare la superiorità di Fisher, eppure il merito dovrebbe essere attribuito soprattutto allo sceneggiatore e soggettista Anthony Hinds, che aveva lavorato anche per il bistrattato film del '64, il quale scrive una storia coraggiosa in cui il personaggio principale del titolo viene messo un po' a lato e non c'è nessuna creatura mostruosa. Il regular e regolarmente bravo Peter Cushing è qui un mezzo filososfo che discorre di metafisica e che si prodiga per catturare l'anima più che suturare corpi. Al centro della vicenda invece i due innamorati, Hans, giovane sempliciotto testacalda ma di buon cuore e la dolce Christina, bella anche se ha una terribile cicatrice sul volto. La cicatrice è ovviamente motivo di scherno da parte degli aristocratici che Fisher (o Hinds?) non manca di tratteggiare nel modo più sgradevole possibile, al punto che in uno dei pestaggi che compiono a spese del solito sfortunato vagabondo, il trio anticipa di qualche anno le malefatte di Alex in Arancia Meccanica (1971). Nonostante Frankenstein venga messo sostanzialmente a lato, la narrazione delle vicende dell'impossibile amore dei due giovani protagonisti sa catturare l'attenzione, soprattutto nella figura della taciturna Christina, di certo la figura più tragica fra i due. Tuttavia, una volta che viene dato sfogo alla fantasia fantascientifica del trapianto dell'anima nel corpo, il film si riduce velocemente in un energico pezzo di "revenge" senza però minimamente fare cenno alla riflessione sull'enormità dell'esperienza di un maschio nel corpo di una donna. Non che, come diceva Robin Williams, dovesse passare tutto il tempo a toccarsi le tette, ma certo che trovarsi di colpo nel corpo di una persona del sesso opposto, soprattutto della persona che fino a prima della decapitazione che vi ha ucciso era quella che amavate... Hans-Christina invece pensa subito e solo a terminare i vili marrani e poi, come tutti gli esperimenti che sfidano la natura, la cosa si concludere malamente per tutti, in modo che non si possa pensare che in qualche modo sfidare fisica e metafisica sia una cosa saggia. Anzi, l'unica cosa che fa Hans nei panni di Christina è di trasformarla in una seduttrice (l'uomo conosce i suoi polli!), come dire che la donna sessualizzata ha sempre qualcosa che non va, ad esempio è una suicida che alberga l'anima di un boyfriend decapitato. Il doppio standard maschile che sottostà alla duplice visione della donna come santa o puttana, torna in diverse altre pellicole della Hammer (Lo Sguardo che Uccide, 1964; Dracula, principe delle tenebre, 1966; La morte arriva strisciando, 1966) che risolvevano il dualismo con la morte della donna presa nella morsa fra virtù e passione, come dire che la sintesi fra santa e puttana non è né deve essere possibile, un preconcetto serpeggiante ancor oggi. Rimane la suggestione sessuale di un titolo che dà da intendere che Frankenstein produca una creatura femminile come ne La Moglie di Frankenstein (1935), pubblicità ingannevole rinforzata dalle locandine del tempo e dal fatto che la Denberg ai tempi era diventata famosa come coniglietta di Playboy. Il film comunque funziona bene anche oggi e le variazioni poste lo rendono più originali della media. Per gli amanti delle produzioni Hammer un piccolo cult.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nella serie del mad-professor prodotta dalla Hammer, La Maledizione di Frankenstein segue La Maschera di Frankenstein (1957), La Vendetta di Frankenstein (1958) e La Rivolta di Frankenstein (1964), mentre precede Distruggete Frankenstein! (1969), Gli Orrori di Frankenstein (1970) e La Creatura di Frankenstein (1973). La Hammer produsse anche The Tales of Frankenstein (1958) un prodotto televisivo.
Da non confondersi con l'omonimo film del 1972 di Jesus Franco che ha toni del tutto diversi.
La scena della ghigliottina fu girata a Chobham Common, Surrey, Inghilterra.
Susan Denberg, che potete godere qui a lato nel paginone centrale di Playboy dell'agosto 1966, fu ingaggiata per il film subito dopo essere apparsa sul mensile di Hugh Hefner.
Quando Christina incontra Anton ha dello smalto bianco sulle unghie, cosmetico e colore tipico degli anni '60 del XX secolo ma non del XIX secolo!
Non viene mai detto in che stato si svolgano i fatti, tuttavia dalla coccarda presente su una carrozza si deduce che il film si svolge nel Cantone di Berna in Svizzera.