TRAMA

Il cameraman Masuoka (Shinya Tsukamoto), freelance ossessionato dalla ricerca della terrore assoluto, si mette ad indagare su una leggenda urbana che vorrebbe Tokyo percorsa da tunnel sotterranei abitati da strani esseri. In effetti l'uomo recupera una ragazza muta che sembra potersi nutrire solo di sangue. Il cameraman è costretto a procacciarle il cibo.


MAREBITO
(titolo or.: Marebito - GIAPPONE - 2004 - 92min - Colore)

di Takashi Shimizu

GENERE
HORROR - MYSTERY
IN BREVE
Horror nipponico di gusto molto weird. Intrigante e frammentato, ma quello che ha da dire lo trasmette bene.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Mi sono reso conto di non poter vedere ciò che desidero vedere senza giungere a uno stato di terrore puro e profondo. L'uomo che cerco di emulare non prova terrore perché aveva visto qualcosa, al contrario è riuscito a vedere questo qualcosa proprio per il fatto di essere terrorizzato"

Marebito (con l'accento tonico sulla "e") è un horror atipico che ha tutte le carte in regola per attirare l'attenzione degli weird seekers, soprattutto se questi lupi di mare cinefili amano i racconti a tinte forti. Dietro la mdp c'è lo Shimizu ormai stranoto per il successone che va sotto il nome di Ju-On (2003), film che insieme a Ringu (1998) di Nakata ha sdoganato un "nuovo" modo di fare Paura. Fra il film del 2003 e l'inevitabile remake occidentale (da lui diretto), Shimizu si cimenta in questa opera dai toni onirici e drammatici, lontana dallo stile quasi friendly di Ju-On, scegliendo di ingaggiare come attore principale niente di meno che Shinya Tsukamoto. A molti forse questo nome non dirà nulla ma Tsukamoto è il regista di Tetsuo (1988), un film già da un pezzo entrato nell'empireo della cinematografia weird. La scelta di questo attore-regista non è un caso. Marebito è un film a più dimensioni che confonde i piani di realtà e mescola suggestioni ipertecnologiche e riflessioni sul voyeurismo, entrambe le cose così presenti nella nostra società e ancor di più in quella nipponica. Shimizu mescola Lovecraft e Tetsuo, mantenendo qualche inquietudine tipica del jhorror e costruisce una storia frammentaria nel risultato ma coesa nel senso. Il protagonista Masuoka crede di poter rieducare la ragazza trovata in un aldilà underground ma invece è proprio la ragazza a portare il protagonista ad una rieducazione personale. "Marèbito" è un essere che viene da un mondo misterioso ed antico e porta con sé il potere di scoperchiare il represso, ciò che da tempo antico è sepolto nell'inconscio. Masuoka, che desiderava follemente filmare e vedere il terrore puro finalmente ottiene da se medesimo il risultato, generando il catalizzatore del terrore F (questo il nome che dà alla ragazza) che potrebbe anche essere considerata una sua proiezione mentale. La verità è molto più semplice, e l'identità della ragazza e il processo mentale seguito dall'uomo viene spiegato verso la fine dal protagonista stesso, ma non vado oltre per non fare spoiling. I due piani narrativi del film comunque rimangono abbastanza comprensibili, anche se non mancano punti oscuri nello svolgmento. In fin dei conti importa poco quale dei due piani narrativi sia quello vero, quello dell'uomo che trova un vampiro underground o "l'altro", cioé che conta è la paura, la ricerca della paura e come essa possa portare ad un atto estremo. Marebito, nonostante non ecceda in scene gore, è un film disturbante che non lesina in situazioni che potrebbero essere definite al limite del buon gusto da coloro che non sono avvezzi al cinema horror o weird, ivi compresi i tocchi di black-humor (vedi biberon di sangue). Nello stesso modo, nonostante il film non presenti vere e proprie scene di paura (o meglio dire tipiche), come ci si può attendere dal regista del terrorizzante Ju-On, anche Marebito sa regalare momenti di vera tensione e picchi di paura grazie a delle atmosfere cupe e inquietanti, soprattutto nei tunnel. La performance di Tsukamoto è molto buona, nervosa a volte, altre allucinata e alienata. Notevole quella di F (interpretata dalla bella Tomomi Miyashita) che per necessità di copione deve trasmettere tutti i suoi messaggi col corpo. In conclusione si può dire che Marebito sia un film molto intrigante, più vicino alla poetica di Tsukamoto che a quella a cui ci ha abituati lo stesso Shimizu, con alcuni momenti forse stucchevoli per coloro che mal sopportano le voci fuori campo. Forzatamente arty nel suo voler essere frammentario e "strano" ma ben fatto e pregno di significato. Insomma, un pugno nello stomaco di qualità.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film costò circa 42.000 dollari (5.000.000 di Yen).

Takashi Shimizu girò il film in soli 8 giorni, mentre aveva appena finito di girare Ju-on: The Grudge (2003) e si apprestava a girarne il remake (The Grudge, 2004).

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