La Frase dal Film:
"Il mondo ormai è così fatto che non ci sono altro che vittime! I martiri sono assai rari; i martiri sono tutt'altra cosa. Il martire è un essere eccezionale, signorina! Egli sopravvive alla sofferenza, sopravvive alla privazione, si fa carico dei mali delle Terra e si abbandona. Egli trascende se stesso - capite questa parola? - si trasfigura"
Dispiace che un regista come Laugier, che ha dimostrato una certa raffinatezza con Saint Ange (2004), si sia fatto in qualche modo trascinare nel vortice gorn, alla ricerca dell'estremo e del sensazionalistico, quando comunque aveva in mano un soggetto come quello di Martyrs che garantiva di per sé la realizzazione di un horror di qualità senza la necessità di affondare gli artigli nelle carni di un settore di pubblico che non ha ancora esattamente un volto preciso, ma che si esalta alla visione del torture-porn (da Hostel in avanti). Martyrs poteva essere, e preso a settori lo è anche, un validissimo horror imbastardido con suggestioni anni '70, con il rape & revenge, con la ghost-story e con il thriller a matrice mistica. Per di più c'è tutto un sotteso saffico con le due eroine femminili che non è male (ma che non è stato svolto da Laugier). La storia offriva anche troppi spunti, volendo si potevano eliminare alcune cose, rendere più ordinata la trama e fare di Martyrs un vero dramma horror che si concludesse esattamente come si conclude il film, con l'annichilimento della speranza per questa e per l'altra vita nell'Aldilà. Ma evidentemente, in un'epoca dove la quantità pare meglio della qualità, deve essere sembrata una cosa intelligente e necessaria spiegare in maniera iperrealistica la disumantità che porta alla considerazione conclusiva del film. E questo è stato l'errore più grossolano che Laugier abbia fatto, lo stesso Laugier che invece in Saint Ange lasciava molto all'intuizione e all'ellissi. Perché? Non so, forse proprio perché Saint Ange non era stato del tutto capito dal grande pubblico che ne aveva decretato l'insuccesso, si è sentita la necessità di accodarsi a qualcosa di più commerciale. Certo che leggendo i ringraziamenti alla fine dei credits e trovando un "thanks!" per Karim Hussain (Subconscious Cruelty, 2000) molte cose mi sono state più chiare. Martyrs funziona perfettamente nella prima metà, è ben strutturato, ricco di mistero e di non detto, la relazione fra le due ragazze è intrigante, così come è intrigante cercare di scoprire cosa possa essere accaduto alla più turbata delle due e se le cose che vede siano allucinazioni o veri e propri fantasmi. C'è poi l'entrata nell'appartamento della famiglia "martirizzata" che è di fortissimo impatto (notare, senza che ci sia bisogno di mostrar torture) e tutta una sequela di domande sul chi siano quelli, e perché vengano uccisi, e se fossero magari innocenti. Poi, sbam! Il film s'inchioda, la storia s'interrompe, il ritmo che fino a qual momento aveva fatto di Martyrs un giro sull'ottovolante s'arresta. E per cosa? Per far vedere la solita disgraziata legata alla sedia, affamata, pestata, villipesa che è esattamente ciò che si è visto in Hostel e ancor prima nei R&R. Troppo gentili coloro che hanno rintracciato un'elegante separazione di modello quasi teatrale (o aristotelica, perché no: tesi, antitesi, sintesi) nei tre blocchi che compongono il film quasi come se il blocco più truce fosse una naturale e giusta progressione di ciò che veniva prima mostrato. Uno dei particolari che, tra l'altro, smaschera la natura profondamente exploitation del film è la furbesca scelta di far torturare giovani e belle donne e non, ad esempio, qualche anziano sdentato (specificando che la tortura ai vecchi è molto più rara nei film e anche molto più cruda a vedersi). Parte quindi una, diciamolo, noiosissima parte di 20' fatta per coloro che adorano il sadismo, o adorano detestarlo, o ancora detestano adorarlo. E per gente come me che ne scrive e per gente come voi che ne parla agli amici. Ma la cosa è noiosa non perché ormai si è giunti ad un picco di apatia tale verso la violenza che questa non fa più effetto (perché allora ci si pone nel meccanismo dello "spingiamo più avanti il limite") ma perché è assolutamente inutile al fine del film stesso. Il medesimo blocco poteva essere reso in una maniera molto più ellettica ed elegante o riassumendolo, ad esempio, con l'immagine della ragazza scuioata (così simile a ciò che si vide in Hellraiser*). La gente ci sarebbe arrivata da sola a capire ciò che era successo e, come noto, il non visto è ancor più terrorizzante di ciò che viene spiattellato. Ma è proprio per questo che il genere viene definito torture-porn (o gorn = gore+porn), dove il "porn" sottolinea la grossolanità, la gratuità e lo sfruttamento (exploitation) delle scene di tortura per elicitare un'eccitazione mentale. E' chiaro che Martyrs visto da coloro che non sanno cosa sono film quali Salò (1975) o Thriller. A Cruel Picture (1973), pare uno spaventoso ed originalissimo esperimento di horror estremo, mentre invece Martyrs è un banale esperimento di marketing estremo che può giusto far parlare di sé per pochi anni ma, per la sua volontà di essere a tutti i costi scioccante, si estromette autonomamente dal novero degli horror di qualità. E, ripeto, è un peccato perché il film aveva qualcosa da dire, e lo si vede all'inizio e alla fine, e lo sapeva dire anche con un certo stile. Ma Laugier ha ceduto alla tentazione di tradurre in sequenza il porno-martirio. Così, lacerando con le proprie stesse mani i sottintesi misticheggianti, l'idea di una setta sconosciuta che persegue la conoscenza dell'Aldilà, in qualche modo anche una rilettura della mitologia agiografica, il regista trasforma i sotterranei di Martyrs in null'altro se non una replica degli scantinati dell'Elite Hunting Club di Hostel, solo un po' più puliti. La mia non è una presa di posizione sfidante del tipo "io sono un duro non mi hai impressionato" perché, in effetti, Martyrs mi ha impressionato e turbato, ma è piuttosto l'amaro sfogo di un appassionato che sa come questo genere di film diano il destro a una massa di detrattori dell'horror che vedono nel genere una discarica di morbose pulsioni e guardano agli appassionati di horror come a degli squinternati. Non è così, ovviamente, e non ci sarebbe bisogno di dirlo se non fosse che un film come Martyrs arma la mano degli horror-haters. Poi c'è la frangia più tesa dei critici amanti dell'horror che devono rintracciare a tutti i costi nell'opera estrema un senso artistico elevato, così come di fronte al delirio mistico di molti martiri c'è chi ha voluto coglierne il tocco divino. Comunque guardate e giudicate voi questa nouvelle-exploitation francese.
* E di fatto Laugier è stato chiamato a dirigere il remake di Hellraiser (2011).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 6.500.000 dollari.