TRAMA
La
principessa Asa (Barbara Steele) è condannata dal suo stesso
fratello ad essere bruciata viva "per associazione"
in stregoneria con Javutich. Prima della sua morte la donna scaglia
una maledizione sulla stirpe dei Vajda. Per farla tacere le viene inchiodata una maschera di ferro sul volto. Duecento
anni dopo il giovane dottore Andrej, in viaggio per una conferenza,
si trova nello stesso villaggio che giace sotto la maledizione
della fu pricipessa Asa. Al dottorino appare la bella Katia, una
discendente dei Vajda, mentre porta a passeggio i suoi cani in
un cimitero e la ragazza chiede la consulenza di Andrej e del
dottor Kruveian, il mentore del giovane dottore, per aiutare il
padre che sta poco bene. Il cimitero, in verità, è
il posto dove è sepellita Asa la quale risorge grazie ad
una goccia di sangue persa dopo l'attacco di un pipistrello ai
danni del dott. Kruveian. Asa farà risorgere anche Javutich
e con lui porterà scompiglio nel castello dei Vajda, il
tutto per impossessarsi del corpo di Katia e portare a compimento
la maledizione sulla famiglia.
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LA
MASCHERA DEL DEMONIO |
Italia
- 1960 - 87min - b/n |
di Mario
Bava |
| GENERE |
HORROR - GOTICO |
| IN BREVE |
Il non plus ultra
del gotico italiano |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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Benché non sia tecnicamente il primo film d'orrore
italiano (il primo è I
Vampiri di Freda del 1957), La maschera
del demonio rimane il massimo esempio del cinema horror-gotico
italiano e questo a furor di popolo e critica. Come
altri notissimi titoli quali Frankenstein
(1931) e Psyco (1960), gli
elementi di questo film sono stati così profondamente
asorbiti nella tradizione cinematografica internazionale
che agli occhi di uno spettatore dei nostri giorni la
pellicola può anche sembrare scontata ma questo
solo se si dimentica quando venne girato. Fortunatamente questo film non si
limita alla morte brutale della strega Asa e a qualche
nebbiolina inquietante, ma Mario Bava, vero esperto
del settore con alle spalle un curriculum "da paura",
usa tutti i mezzi disponibili per mettere in scena un
incredibile ed onirico paesaggio gotico. Usando un bianco
e nero magistrale (la fotografia è dello stesso
Bava), e delle furbe posizioni di camera, il regista
si ispira ad un racconto di Gogol (Il Vij) per creare
un sogno oscuro ed affascinate che non smette di stupire
dopo più di 40 anni. Benché a tratti sia
quasi splatter, La Maschera del demonio rientra sui binari della tradizione del
monster-movie con gli aspetti più sovversivi
(necrofilia, sadismo religioso, sessualità) suggeriti
più che mostrati. Il plot è il solito
mix di passaggi segreti, maledizioni famigliari, morti
improvvise, ma Bava arricchisce il suo lavoro con
dettagli macabri ed affascinanti. Fra le molte altre
cose, questo film rappresenta la migliore occasione
di osservare Barbara Steele, la più stranamente
sensuale scream-queen degli anni '60. Diplomatasi alla
Rank Charm School, con una formazione drammatica, la
Steele, con i suoi occhi enormi, profondi ed espressivi,
ebbe una grande difficoltà a trovare ruoli adatti
a lei nel cinema britannico e dovette arrivare in Italia
per passare alla storia come la regina degli horror,
prima di ottenere un ruolo nell'art house 8 1/2
(1963) di Fellini. In questo suo primo horror la Steele
ottiene un ruolo molto dinamico (un doppio ruolo) ed
il suo volto sfigurato dai chiodi diverrà una
delle icone più note del cinema horror. Lei stessa,
a proposito del film disse "Entrare nel freddo,
scurissimo set era come entrare in una cattedrale medievale
in un pomeriggio d'estate. Echi di un'antica civiltà
addormentata da secoli. Questo strano silenzio discendeva
tra di noi, questo mondo sospirato, sospeso, pauroso,
elegante, teso. Tutto il film era così monocromatico
che nessuno, neanche uno della troupe, indossava un
colore sbagliato sul set" (da Film Journal
citato in Stracult, Giusti, 2004). In definitiva,
un film da vedere e possedere nella propria videoteca
privata.
Il film è stato edito in America come Black
Sunday o The mask of Satan (in questa
versione la musica di Robert Nicolosi è stata
sostituita con il jazz di Les Baxter) o The demon's
mask o Revenge of the vampire (versione
UK prima bandita fino al 1968 e poi distribuita censurata)
o House of fright.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nel 1990 il figlio di Mario Bava, Lamberto,
riportò La maschera del demonio sullo
schermo, attenendosi più strettamente alla trama
de Il Vij.
E' il film horror preferito da Tim Burton.
Sia la Steele che Arturo Dominici hanno
indossato i denti finti da vampiro. Bava decise di non usarli
nel film e così i due attori si possono vedere con
quei denti solo in foto pubblicitarie.
La Galatea (casa di produzione) concesse
sei comode settimane di ripresa a Mario Bava a partire dal
28 marzo 1960. Un tipico film italiano di quel periodo abbisognava
mediamente di tre o quattro settimane di riprese.
Barbara Steele non vide lo script in anticipo.
Gli venivano date le pagine giorno per giorno.
Buone recensioni e un positivo passa parola
trasformarono questo film nella pellicola che fece incassare
più di tutti i precedenti la American International,
almeno fino ad allora.
Mario Bava disse che una compagnia americana
lo contattò per proporgli un remake di questo film
ma a colori. Bava rifiutò.
Il certificato di censura italiana di questo
film è il 32584 emesso il 5 agosto 1960.
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