La Frase dal Film:
"La conosco da 24 ore e mi sono già innamorato!" "Oh, in genere ci mettono di meno, ma la perdono, non è un bel periodo per lei" "No, non scherzo, sono pazzo di lei!" "Io direi che è solo pazzo" "Così non mi cred? Glielo dimostro: vuole sposarmi?" "Di quant'è il suo patrimonio?" "Non saprei, un sacco di soldi" "In questo caso potrei anche farci un pensierino"
Cult minore, creduto perso e recuperato solo alla fine degli anni '60, intitolato alle origini Wax Museum e poi rititolato Mystery of the Wax Museum e, ultima notevole particolarità, a colori* in un periodo in cui come noto il colore era una rarità. Il film servì soprattutto all'attore Lionel Atwill come trampolino di lancio nel genere horror (Dottor X, 1932; Il Vampiro, 1933; Murders in the Zoo, 1933; Il Figlio di Frankenstein, 1939) prima di diventare un personaggio secondario in diverse produzioni del medesimo genere realizzate dalla Universal nel decennio seguente. Il film di Curtiz fu una bella pubblicità anche per Fay Wray, qui nei panni di Charlotte Duncan, che pochi mesi dopo l'uscita de La Maschera di Cera ottenne il ruolo di protagonista femminile in King Kong (1933). Ma in Mystery of the Wax Museum la vera prima donna, e anche il soggetto più simpatico, è quello della smaliziata e moderna giornalista Florence Dempsey interpretata dalla Farrell**. E' proprio per l'interpretazione di quest'ultima attrice, e per il fatto che l'orrore nel film arriva dopo il primo tempo, che il film può essere fatto ricadere fra i melodrammi e commedie giornalistiche nate dopo l'uscita di The Front Page (1931). Ma il film è comunque un horror anche se ha bisogno di diversi minuti per rivelarsi tale. A ricordarlo la scenografia del laboratorio di Igor, di gusto squisitamente espressionista, con scale a chiocciola distorte, porte "angolose" e macchinari che richiamano in qualche modo Il Gabinetto del Dottor Caligari (1919). Assolutamente orrorifico il finale del film con la Wray che colpisce il viso di Igor e questo si rompe mostrando il vero volto deforme dell'uomo; una scena che riprende lo smascheramento di Chaney ne Il Fantasma dell'Opera (1925). Il film fu seminale e l'epigono più famoso venne realizzato nel 1953 con un grande Vincent Price nei panni dell'artista folle. Ed è proprio a questo riguardo che Mystery of the Wax Museum perde il confronto con House of Wax; la storia è pressoché identica, entrambi i film sono svolti con perizia ma il secondo ha il "dono" di Price mentre in questo film del 1933 il personaggio più incisivo è la "comica" Farrell, il che toglie al film di Curtiz qualcosa a livello orrorifico. Anche così però questo vecchio film ha il suo fascino ed un ritmo decisamente molto sostenuto rispetto a molte altre pellicole dell'epoca. Non solo per cinefili.
* La tecnica di colorazione era il 2-strip Technicolor.
** L'attrice Glenda Farrell ai suoi tempi era famosa per riuscire a "sputare" 390 parole al minuto e ottenne un più che discreto successo nei panni della giornalista emanciptata e "brava con le parole" Torchy Blaine nell'omonima serie cinematografica. L'icona della giornalista di quel tipo durerà nel tempo, basti pensare al ruolo di Daria Nicolodi in Profondo Rosso (1975).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato filmato fra il 26 settembre 1932 e l'ottobre dello stesso anno.
Il film fu prodotto prima dell'avvento del Production Code, cioé della censura. Quando il film fu rifatto nel 1953, dalla nuova versione furono rimossi tutti i riferimenti alla droga e il personaggio del tossico fu modificato in quello di alcolista (di fatto non c'è nessuna differenza!).
Come si capisce chiaramente osservando il film, le statue di cera non sono affatto di cera ma si tratta di persone che cercano di rimanere immobili il più possibile (e non sempre ci riescono). In origine si sarebbero dovute usare vere statue di cera ma si notò che queste si squagliavano sotto la potenete e calda luce dei riflettori.