Il film in breve

Film dalle molte particolarità e dalle diverse, seppur non moltissime, qualità. Vincent Price è di sicuro la qualità principale. Anche il 3D si fa notare.

 

 

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LA MASCHERA DI CERA

Titolo Originale: The House of Wax Regista: André De Toth Paese: USA Anno: 1953 Durata: 90' Cromia: Colore Genere: Horror

Matthew Burke, uomo senza scrupoli, brucia il museo delle cere dell'eccentrico artista Henry Jarrod (Vincent Price) in modo da incassare i soldi dell'assicurazione: Jarrod pare essere morto nell'incendio. Di lì a poco un killer sfigurato elimina sia Burke che la sua fidanzata e i corpi di questi svaniscono dall'obitorio. Jarrod riappare in pubblico ma ora è legato ad una sedia a rotelle ed i suoi arti paiono compromessi; l'artista apre un nuovo museo delle cere. Sue Allen (Phyllis Kirk), amica della fidanzata di Burke, insospettita per la somiglianza tra una statua e la amica defunta, scoprirà che l'ormai folle Jarrod ruba corpi all'obitorio e li trasforma in statue di cera.

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La frase dal film: "Ecco un'altra scena di storica violenza: Carlotta Corday e Marat, uno dei capi della rivoluzione francese. La signora lo sorprese nel bagno e... gli spaccò il cuore con una pugnalata!" "Che enfant terrible! Che cosa sconveniente!" "Sì, le pare, il pover uomo ne fu tremendamente imbarazzato!"

 

Remake de La Maschera di Cera (Mystery of the Wax Museum, 1933) di Michael Curitz e a sua volta remeccato nel 2005 come House of Wax (in Italia La Maschera di Cera). Dei tre il più accattivante è sicuramente questo, non fosse altro che per la presenza di un Vincent Price in piena forma. Il film nacque in seno alla moda del 3D, inventato da Bwana Devil nel 1952, che per buona parte degli anni '50 riscosse un discreto successo; l'interesse per il 3D però calò altrettanto velocemente per ridestarsi fra la fine dell'80 e gli inizi del '90 (chi non si è sentito un po' scemo al cinema con gli occhialini di carta mentre guardava Nightmare 6?). Alla fine del primo decennio del XXI secolo si assiste ad una reprise del 3D (Viaggio al Centro della Terra, 2008) che si giova di una nuova e migliorata tecnologia e che almeno evita gli occhialini di carta retrò da svalvolato che mi hanno sempre ricordato quegli altri occhialini di carta da quarta di copertina con i quali si vedeva attraverso le cose; sì, proprio gli occhialini di carta a raggi-X. Ragazzi che fregatura! Ma torniamo al film. Il 3D fu, almeno negli anni '50, un'invenzione se non altro utile a recuperare una fetta di pubblico che stava iniziando a disertare le sale "grazie" alla diffusione del televisore; o almeno questo accadeva in USA e in UK. La Maschera di Cera seppe usare questa nuova tecnologia massimizzandone l'impatto e fin a partire dai titoli di testa, con il risultato che non solo fu il film in 3D più visto in tutti gli anni '50 ma, nello stesso periodo, fu il maggior successo al botteghino per quanto riguardava il genere horror. Come nota non da poco, si può aggiungere che La Maschera di Cera fu il vero e proprio trampolino di lancio per Vincent Price, che aveva già lavorato in diverse pellicole ma che solo con questa potè così consolidare il suo stile recitativo piacevolmente teatrale divenendo un'icona dell'horror per i seguenti 20 anni. Non tutti i cambiamenti apportati in questo film rispetto all'originale del 1933 risultarono felici: ad esempio molto del valore del primo film si reggeva sul personaggio femminile della giornalista vivace ed indipendente, un bello spunto soprattutto per un film del '33, mentre in questo del '53, la protagonista femminile si riduce ad una donna risoluta ma fondamentalmente melodrammatica il cui carisma viene del tutto eclissato dallo strabordante Price. Le sottigliezze di Mystery of the Wax Museum, inoltre, vengono qui rimpiazzate da sequenze decisamente grandguignolesche che mirano allo shock, quando invece quelli che sarebbero dovuti essere i principali colpi di scena (Jarrod è vivo ed è il killer) risultano ovvi fin dall'inizio. La scelta di svolgere la storia XIX secolo però pare azzeccata in quanto aggiunge ai dialoghi e alla scenografia un'eleganza ed una pomposità che vanno a braccetto con la magniloquenza recitativa di Price. La fotografia è molto curata e vivace, così come gli effetti speciali: notevole soprattutto il rogo iniziale con Price e Roy Roberts (Burke nel film) che combattono tra le fiamme. Eccellente la scena dell'inseguimento della protagonista femminile fra le nebbiose strade notturne. Il fatto che il film sia in 3D lega un po' le mani al regista de Toth che è prono alla necessità di escogitare scene ed inquadrature programmate per sfondare la quarta parete. La cosa ha i suoi risvolti divertenti, come ad esempio quando vengono riprese le ballerine di cancan: l'ultima piazza il suo fondoschiena proprio in faccia al pubblico (si tratta del primo film ad averlo fatto e in 3D poi!). Allo stesso modo vi sono dei siparietti che in verità tolgono molta della suspece al film e che vedono dei personaggi letteralmente giocare col pubblico in sala: questo è quello che accade col giocoliere che "lancia" la pallina legata alla racchetta da pingo-pong e che sostiene di mirare al popcorn e non alle persone. Da segnalare assolutamente inoltre la presenza di Charles Bronson, qui in una delle sue prime apparizioni su grande schermo accreditato col suo vero nome (Charles Buchinsky); il compianto Bronson veste i panni dello sciatto assitente di Jarrod. Un film pieno di trovate tecniche e notazioni cinefile, dunque, che però risulta anche essere di valido intrattenimento né eccessivamente demodé da non poter essere guardato da un mainstreamer un minimo curioso. Peccato che non come film non sia particolarmente brillante né avvincente, altrimenti saremmo stati di fronte ad una vera perla. Per l'appassionato del genere si tratta comunque di un piacere.

Il film e oltre...

TRIVIA

Il film costò circa 658.000 dollari.

 

A Jarrod nel film viene fatto dire che William Kemmler fu giustiziato sulla sedia elettrica il 3 agosto 1890 ma in verità l'uomo fu giustiziato il 6 agosto.

 

Si tratta del primo film in 3D prodotto dalla Warner Bros.

 

Il regista de Toth era molto interessato alla tecnologia 3D ma la cosa bizzarra è che l'uomo era cieco da un occhio sicché non potè mai godere dell'effetto 3D.

 

La scena in cui Paul Picerni, nel film Scott Andrews, viene salvato dalla ghigliottina poco prima che cali la lama fu realizzata in una sola ripresa usando una vera ghigliottina. Picerni ed il regista de Toth litigarono animatamente nel momento in cui Picerni, messo sull'avviso da uno stuntman, si rifiutò di girare la scena perché la considerava troppo pericolosa. In effetti la scena si sarebbe dovuta realizzare così: un tecnico fuori inquadratura tratteneva la lama e avrebbe avvertito nel momento in cui l'avrebbe fatta cadere, solo allora Frank Lovejoy avrebbe tolto di colpo Picerni dalla traiettoria della lama. De Toth buttò fuori dal set Picerni ma pochi giorni dopo, per ordine del produttore Jack L. Warner, De Toth richiamò l'attore assicurandolo che la ghigliottina era stata resa più sicura. Dopo aver esaminato il marchingenio, Picerni disse che sarebbe stato disponibile solo per un ciak, e in effetti bastò solo un ciak.

 

L'attore Nedrick Young, che recita nei panni di Leon l'assistente alcolizzato, non fu inserito nei credits in quanto era segnalato nella lista nera degli attori comunisti diffusa ad Hollywood durante il maccartismo.

 

E' il primo film in 3D ad essere stato proiettato con una traccia sonora stereofonica.

 

Il nome del personaggio interpretato da Price doveva essere Ivan Igor, così com'era stato per la pellicola del 1933, ma si cambiò in Henry Jarrod per evitare di inimicarsi il pubblico tedesco.

 

Mostrando la scultura del suo ex compagno d'affari (impiccato nella troba dell'ascensore), Henry Jarrod dice: "Il male risorge anche se il mondo intero lo nasconde all'occhio dell'uomo" che nella versione originale è: "Foul deeds will rise, though all the world o'erwhelm them, to men's eyes". Si tratta di una frase tratta dall'Amleto di Shakespeare (Atto I, Scena II).

TRASH

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SPOILER

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