La Frase dal Film:
"Guarda che mani: grosse, villose e forti come tenaglie. Con mani simili non poteva essere che un rapinatore, o forse un gorilla"
La Hammer aveva già prodotto altri titoli horror a partire dal 1935, ma è solo con La Maschera di Frankenstein che ha inizio il leggendario successo della casa di produzione britannica. Questo film, insieme a Dracula il Vampiro (1958), diede il via ad una rinascita del genere dopo che il successo dei prodotti della Universal (Dracula e Frankenstein, entrambi del 1931) si era affievolito. I films della Universal avevano generato una serie di sequels e imitazioni che prevedibilmente avevano indebolito l'attenzione del pubblico e arrivati agli anni '50, oltre agli atomic-monsters di Corman e soci, non si trovavano valide alternative. La Maschera di Frankenstein sortì l'effetto che nella metà degli anni '90 ottenne Scream (1996), risollevò l'horror, generò una nuova ondata d'interesse per il genere e così la Hammer riuscì a tenere banco per due decadi. Questo film è uno dei primi horror ad essere stato girato a colori ed è anche uno dei primi ad aver messo in bella vista elementi forti (bulbi oculari, mani mozzate, decapitazioni). Non si può certo definire una pellicola splatter, soprattutto vista ai giorni nostri, eppure The Curse of Frankenstein ai tempi generò molto clamore tanto che la censura inglese creò uno specifico rating ("X") per questa pellicola definita "repelente". Nonostante il successo e il clamore, la pellicola diretta da Fisher non è tecnicamente migliore rispetto a quella diretta nel 1931 da Whale eppure presenta delle qualità non trascurabili e delle differenze che val la pena prendere in considerazione. L'impossibilità di utilizzare gli elementi originali della Universal spinse la Hammer a creare un Barone Frankenstein e una Creatura diversi, lo stesso si può dire della storia e dell'accento posto sui personaggi. Il romanzo della Shelley e il film del 1931 s'incentravano sull'idea di un uomo che giocava ad imitare Dio, sulla la crisi dello scienziato che ha osato troppo e sulla Creatura, reietta dal mondo intero, che genera caos. Il film di Fisher si svolge nella metà del XIX secolo ma appare chiaro il parallelo con la società inglese contemporanea, inoltre non c'è nessun interesse nel voler creare una dimensione empatica fra il pubblico e la Creatura o verso il Barone, scienziato molto più spregiudicato del suo predecessore del '31. I film della Hammer che trattano il mito di Frankenstein mantengono infatti la promessa data dai titoli: si tratta di film incentrati sulla figura del Barone più di quanto avvenga col mostro da lui creato. Lo shock generato dal film non deriva dall'aspetto deturpato di Christopher Lee nei panni della Creatura (un make-up molto poco esaltante), piuttosto dalla follia di Frankenstein che non impara dagli errori e persegue il proprio folle sogno, amorale, indecente e orrorifico, al punto di trasformarsi in assassino per procurarsi gli organi che gli occorrono. Il mostro del film di Fisher è quindi Frankenstein e non la sua Creatura, deforme, incatenata al muro e quasi incapace di reggersi in piedi. Peter Cushing offre un'ottima performance nei panni di un arrogante Barone Frankenstein che rinuncia a tutto e fa di tutto per perseguire la sua meta. A farne le spese, oltre a molti altri, è il sincero affetto di Elizabeth, interpretata dalla bellissima Hazel Court (una delle mie attrici preferite dell'epoca di cui mostro impietosamente la "crescita"). L'amore di Elizabeth ha poca presa sul manipolativo Barone che se l'intende con la serva Justine (Valerie Gaunt) ennesima vittima dei suoi piani. Forse non riuscitissimo Christopher Lee nei panni della Creatura, sicuramente meglio quando veste mantello e denti lunghi. Per la cronaca non era la prima volta che Peter Cushing e Christopher Lee lavoravano insieme, come spesso alcuni indicano, infatti avevano partecipato entrambi all'Amleto (1948) di Laurence Olivier. Ultima nota positiva del film è la scenografia: il Frankenstein della Universal optava per una stilizzazione degli ambienti, mentre la Hammer (e diventerà una costante) creò una scenografia ricca e realistica. In definitiva un più che discreto film d'annata la cui importanza per la storia del cinema horror è superiore alla tecnica con cui è stato realizzato. Per gli appassionati un must, ma potrebbe essere un'esperienza gratificante anche per i novizi.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film della Hammer che hanno a che fare con Frankenstein sono: La Vendetta di Frankenstein (The Revenge of Frankenstein, 1958), La Rivolta di Frankenstein (The Evil of Frankenstein, 1964), La maledizione di Frankenstein (Frankenstein Created Woman, 1966), Distruggete Frankenstein! (Frankenstein Must Be Destroyed, 1969), Gli Orrori di Frankenstein (The Horror of Frankenstein, 1970) e Frankenstein e il mostro dell'inferno (Frankenstein and the Monster from Hell, 1973). Peter Cushing veste il ruolo del Barone in tutti i film a parte quello del 1970 che ha più i toni della commedia. La Hammer produsse anche The Tales of Frankenstein (1958) un prodotto televisivo.
Il film, che costò circa 500.000 dollari, fu girato fra il 19 novembre e il 24 dicembre 1965. Queste le locations: Black Park, Iver (Buckinghamshire); Bray Studios, Down Place, Oakley Green (Berkshire); Oakley Court, Windsor Road, Oakley Green, Windsor (Berkshire).
L'originale versione cinematografica fu tagliata dalla BBFC per rimuovere un primo piano di bulbi oculari visti attraverso una lente d'ingrandimento. Un'altra scena che riguardava una testa mozzata fu filmata ma mai montata. Nonostante la versione uncut del film che contiene la scena degli occhi sia stata mostrata su un canale televisivo inglese, attualmente (2007) l'unica versione reperibile in DVD è quella tagliata.
Ecco cosa disse Peter Cushing in un'intervista rilasciata negli anni '80: "Abbastanza stranamente, non mi piacciono per nulla i film horror. Mi piace farli perché piacciono alla gente, ma i miei film preferiti sono molto più fini di quelli dell'orrore. Mi piace guardare pellicole come Il ponte sul fiume Kwai (1957), L'appartamento (1960) o i musicals".
Il fatto che il film abbia inizio nel 1860 lo si evice guardano La vendetta di Frankenstein (1958).
Per molti anni La Maschera di Frankenstein detenne il record del film prodotto in UK che aveva incassato di più rispetto a quanto era costato.
L'idea per il film venne a Milton Subotsky, che successivamente co-fondò la Amicus Films, casa di produzione inglese in qualche modo rivale della Hammer. Lo script per La Maschera di Frankenstein fu corretto molte volte per evitare eccessive riferimenti ai Frankenstein della Universal. Lo script iniziale prevedeva che il film fosse in bianco e nero e che Boris Karloff vestisse i panni del Barone Frankenstein. Dal momento che la Universal minacciò denunce se la Hammer avesse copiato degli elementi dai loro film, Jimmy Sangster riscrisse completamento lo script e Jack Asher decise di girare in Eastmancolour.
Il make-up del mostro interpretato da Christopher Lee fu inventato all'ultimo minuto. Dopo cari tentativi fatti con un calco del volto di Lee, il truccatore Philip Leakey s'inventò il trucco direttamente sulla faccia dell'attore un giorno prima che le riprese iniziassero. Usò cotone ed altri materiali caserecci. Dal momento che non furono usati calchi o protesi pre-realizzate, ogni giorno il truccatore doveva rifare il trucco a Lee solo basandosi sulle immagini.
L'immagine di Peter Cushing che guarda attraverso la lente d'ingrandimento (con il suo occhio ingrandito dalla lente) è stata parodiata nel film Top Secret! (1984).