La Frase dal Film:
"Il terrore è nello svegliarsi al buio e sentire la pendola scandire il tempo? Ascoltare i sordi battiti del proprio cuore? O nell'udire i passi di qualcuno che, solo un attimo prima, era nella tua stanza? Ma non parliamo troppo di queste cose, la conoscenza del terrore è riservata solo a pochi privilegiati"
Sesto film di Corman tratto da un racconto di Poe, molto più sfarzoso dei precedenti grazie soprattutto alla possibilità di utilizzare i set lasciati dalla produzione della pellicola Becket e il suo re (1964). Eleganti riprese all'interno di un sontuoso castello e stanze monocromatiche che succedono l'una all'altra fotografate con classe da un giovane Nicolas Roeg, anni dopo a sua volta regista (A Venezia... un dicembre rosso shocking, 1973; L'uomo che cadde sulla Terra, 1976; Chi ha paura delle streghe, 1990). Come nella maggior parte degli adattamenti di Corman da Poe l'uso del racconto originario è in pratica solamente un spunto che viene dilatato per la lunghezza canonica di un film. Allo scritto di Poe viene "fuso" un altro racconto dello stesso scrittore, cioé "Hop-Frog" (1849) e il tutto viene condito da un plot che ha al centro l'adorazione di Satana. Cosa abbastanza originale questa, che fa de La Maschera della Morte Rossa il primo film hollywoodiano a citare il satanismo, a parte due timidi tentativi precedenti (The black cat, 1934; The Seventh Victim, 1943). Non siamo ai livelli dell'ondata horror-satanica alla quale sarà dato il via da Rosemary's Baby (1968), ma i discorsi del Principe Prospero che inneggia al Diavolo sostenendo che Dio è morto da un pezzo sono parecchio blasfemi. In più ci si può godere la splendida Hazel Court con una croce rovesciata marchiata sul decolleté. In pratica tutto il film, prima del finale atteso in cui appare la Morte Rossa a mandare tutti al macero, è un esercizio di sadismo e crudeltà da parte di Prospero e quindi, anche un'ottima occasione per Vincent Price per mettere in scena i suoi vezzi e le sue gigionerie attoriali, da parte mia sempre ben accette. La nemesi di Prospero, più che la Morte Rossa stessa che si fa attendere anche troppo, è la religiosissima Francesca, interpretata da una bella Jane Asher secondo me, comunque, poco incisiva. La cura scenografica, alcuni movimenti di mdp e un certo richiamo a Il Settimo Sigillo (1967) di Bergman (nonché un finale in cui gli invitati ballano tutti insieme mentre grondano sangue...in pratica un Totentanz) hanno fatto gridare molti al capolavoro o, se non altro, al migliore film di Corman fra quelli tratti da Poe; non concordo. La disposizione d'animo dei personaggi è manichea (o sono estremamente positivi o negativi), il plot è alquanto prevedibile, Price recita benissimo ma ha fatto meglio (o è stato più "magnetico") altrove; diciamo che io sono più della fazione Il Pozzo e il Pendolo. In tutti i casi La Maschera della Morte Rossa è un gotico di grande qualità. Da vedere.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film di Corman tratti da Poe
sono: I Vivi e i Morti (The
House of Usher o The Fall of the House of Usher,
1960), Il Pozzo e il Pendolo (Pit and the Pendulum, 1961), Sepolto
Vivo (The Premature Burial, 1962), I
Racconti del Terrore (Tales of Terror, 1962), La Città dei Mostri (The Haunted Palace, 1963; che però è tratto da Lovecraft), La Maschera della
Morte Rossa (The Masque of the Red Death,
1964) e La Tomba di Ligeia (The Tomb of Ligeia,
1964).
E' il primo film girato da Corman in Inghilterra. Lo fece là per sfruttare gli incentivi che al tempo ricevevano le produzioni britanniche con crew autoctone.
Alla fine del film compare la frase finale del racconto di Poe "And Darkness and Decay and the Red Death held illimitable dominion over all". Nella versione italiana è: "...e l'Oscurità e il Decadimento e la Morte Rossa ebbero illimitato dominio su tutto."
La moglie del Rospo (Hop Toad), Esmeralda, impersonata dalla piccola Verina Greenlaw, era proprio piccola al tempo in cui fu girato il film e così fu doppiata da un'attrice adulta. Nella versione italiana la cosa è molto evidente, suggerendo l'idea che in verità anche Esmeralda sia una nana o qualcosa del genere (visto il rapporto che ha con Rospo, poi).
Corman avrebbe voluto che questo film fosse il suo secondo nella serie tratta da Poe dopo I Vivi e i Morti (1960). Al tempo fece cadere il progetto in quanto pensava che certi elementi della trama lo facessero assomigliare troppo a Il settimo sigillo (1967) di Ingmar Bergman.
Le riprese durarono circa cinque settimane. Il film precedente (La città dei mostri, 1963) era stato girato in tre.
Jane Asher chiese a Roger Corman se un suo amico potesse visitare il set e unirsi a loro per il pranzo. La ragazza spiegò che l'amico era un musicista che avrebbe fatto il suo primo concerto a Londra. Alla fine del pranzo, Corman fece al giovane gli auguri per il concerto: il regista non aveva mai sentito parlare di Paul McCartney se non quando, il giorno dopo, lesse sul giornale che i Beatles avevano ottenuto un enorme successo per quel concerto.
I personaggi di Rospo ed Esmeralda sono presi dal breve racconto di Poe intitolato Hop-Frog. La storia è ispirata ad un vero incidente occorso nel 1393, quando il re francese Carlo VI e 5 dei suoi nobili si vestirono da uomini selvaggi ad una festa in maschera. Incatenati l'uno all'altro, ad un cero punto una scintilla fece prendere fuoco ai vestiti dei sei. Quattro nobili morirono bruciati vivi. L'incidente divenne noto come "Le Bal des Ardents".
Un po' di notizie su Jane Asher, nel film Francesca:
- Suo padre (Dr. Richard Asher) fu un noto psichiatra, il primo a identificare la sindrome di Munchausen, disturbo mentale che porta la persona ad inventarsi delle malattie e a vagare da dottore a dottore in cerca di trattamento.
- Un tipo di rosa ha preso il nome dall'attrice. La Jane Asher è una rosa da giardino che cresce per 25-35 cm in altezza, il fiore è rosso-rosa, fiorisce d'estate e ha un gradevole profumo.
- L'attrice incontrò i Beatles nel backstage ad un loro concerto e subito tutti si innamorarono di lei. Dopo che apparve chiaro che lei preferiva Paul McCartney, gli altri si ritirarono lasciandoli soli nella camera dell'albergo, solo per tornare più tardi e scoprire che stavano parlando di cibo! In tutti i casi i due furono fidanzati per qualche periodo e quasi per tutto il Sessanta Jane Asher fu la musa di Paul; la canzone "Here, There and Everywhere" (ed altre) fu scritta per lei.