Seconda stagione della serie americana Masters of Horror che riunisce diversi grandi registi "di paura" per 13 diversi episodi. Segue l'elenco completo dei film in ordine di programmazione: è indicato il titolo originale e il nome del regista dell'episodio. Segue trama (in corsivo) e breve recensione. I livelli sopra indicati di violenza, sesso, etc, rappresentano una media dei tredici episodi. Se uno specifico episodio dovesse caratterizzarsi per un punteggio alto in un livello o in un altro, questo sarà indicato nella rispettiva recensione.
I Episodio. The Damned Thing di Tobe Hooper. Il padre di Kevin (Sean Patrick Flanery) ha ucciso la moglie e poco prima di far fuori anche Kevin, viene fatto a pezzi da un'entità non visibile. Diventato grande e sheriffo, Kevin ha di nuovo a che fare con l'entità che riprende a mietere vittime. Canonico horror che riprende alcune atmosfere da vecchio monster-movie modernizzando con la computer grafica e avvalendosi della buona performance recitativa del protagonista. Storia abbastanza interessante (c'è di mezzo del "petrolio incazzato"), qualche momento di tensione e molto sangue per un Tobe Hooper meno originale rispetto alla prima stagione ma comunque molto funzionale. Il finale lascia un po' perplessi. Nulla di memorabile ma godibile.
II Episodio. Family di John Landis. Harold Thompson (George Wendt) è uno scapolone che da buon psicotico uccide persone per ricrearsi un ambiente famigliare fatto di scheletri. Quando una giovane coppia (Matt Keeslar e Meredith Monroe) va a vivere nella casa vicina a quella del folle, passa poco prima che Harold prenda di mira i due. O così sembra. Non ha prodotto molto in ambito horror, però è indicutibile che Landis sappia miscelare bene l'orrore e una certa vena comica; le situazioni sono grottesche ma in sottofondo serpeggia qualcosa di davvero malsano che echeggia tematiche hitchcockiane. In più si potrebbe leggere l'episodio come una satira diretta alla middle-class. Buoni gli attori, ottimo Wendt. Sceneggiatura irriverente con forti elementi sessuali. Finale a sorpresa un po' forzata che porta ad alcune incongruenze logiche. Ma che importa?! Davvero un bel episodio.
III Episodio. The V Word di Ernest R. Dickerson. Due giovani annoiati (Arjay Smith e Branden Nadon) si introducono in un'agenzia di pompe funebri per vedere un vero cadavere. Scopriranno che il proprietario (Michael Ironside) è un vampiro. Dickerson non è uno dei più noti registi horror e la sua carriera è fatta più che altro di prodotti televisivi stile CSI. Il regista dirige questo episodio scritto da Mick Garris (il creatore della serie) che cerca di dare una nuova dimensione alla figura del vampiro. Ce la fa? No. Buona la prima parte che vede i ragazzi aggirarsi per l'agenzia tutta buia, poi salta fuori il cattivo e si sa come tutta la storia andrà a finire. Michael Ironside però è sempre un signor cattivo. Un po' di splatter, qualche momento di tensione e due citazioni dotte (La notte dei morti viventi e Dracula) non bastano. Fiacco.
IV Episodio. Sounds Like di Brad Anderson. Larry Pearce (Chris Bauer) è un uomo disperato. Ha attraversato una tragedia che riguardava il figlio malato, ha una vita rutinaria e per di più ora ha sviluppato la strana capacità di sentire anche il più piccolo suono enormemente amplificato. La pazzia è dietro l'angolo. Se vi aspettate un horror splatter con Brad Anderson sbagliate regista. Si tratta dello stesso che ha girato il notevole Session 9 (2001) e L'uomo senza sonno (2004), cioé di un autore più interessato alla mente e all'orrore che da essa può scaturire piuttosto che al sangue in sé. L'episodio non si discosta, quindi, dalle solite tematiche di Anderson e a parte un finale che mostra una scena visivamente forte, potremmo ritenere Sounds Like più simile ad un episodio di Ai confini della realtà che a un horror. Non vuole essere una critica. Bravo il protagonista. Bella la scena con i movimenti oculari accompagnati dal loro rumore esasperato. Episodio molto valido.
V Episodio. Pro-Life di John Carpenter. Angelique (Caitlin Wachs) è incinta ma vuole abortire e si rifugia in una clinica per portare a termine l'intenzione. Il dottore Alex O'Shea (Mark Feuerstein) si trova fra due fuochi: da una parte il padre (Ron Perlman) e i fratelli di Angelique, invasati religiosi, che sono disposti a difendere con le armi la vita del nascituro, dall'altra la ragazza che sostiene che il padre è un mostro vero e proprio. Una doppia minaccia, un incubo su due fronti. Ron Perlman in un ruolo insolito e la giovane ragazza che vive qualcosa di simile alla Rosemary di Polanski. Qualche effettaccio sanguinolento in CG, un neonato assolutamente più raccapricciante di quello visto in Baby Killer (1974) e in conclusione un diavolaccio che mi ha ricordato "The Lord of Darkness" di Legend (1985). Interessante, ma non è certo la punta di diamante dei lavori di Carpenter.
VI Episodio. Pelts di Dario Argento. Un untuoso produttore di pellicce (Meat Loaf) riesce a mettere le mani su un'eccezionale partita di pelli di procione, talmente belle da morire! Come per il precedente episodio della serie diretto da Argento, c'è da aguzzare la vista per riconoscere la firma del regista: musiche di Simonetti, primipiani di guanti neri e primissimi piani di altri oggetti. Probabilmente Pelts, fra tutti i lavori di Argento, è quello più splatter: testa rotta con una mazza da baseball, una faccia ficcata in una tagliola, gente che si scuoia, ... Sicuramente 4 punti al blood level. La trama non è poi così avvincente ma gli attori sono in palla e, come detto, il gorefeast compensa le eventuali manchevolezze; in più è presente qualche scena di sesso interessante il che rende Pelt e Jenifer (l'episodio di Argento della prima serie) due fra gli episodi più "hard" delle serie MoH. Però non i migliori.
VII Episodio. The Screwfly Solution di Joe Dante. Un virus invade gli USA (e buona parte del mondo) trasformando tutti gli uomini in feroci assassini ai danni delle donne. Anne (Kerry Norton) deve fuggire con la figlia perché non può più fidarsi dell'amato marito Alan (Jason Priestley). Da almeno 20 anni Dante avrebbe voluto girare un film che trattasse questa storia, adattata da Sam Hamm per MoH. I due, senza perdere di vista l'elemento horror, costruiscono un film con una forte valenza sociologica: si tratta della battaglia dei sessi, dei piccoli gesti maschilisti che in alcuni casi portano alla violenza domestica. The Screwfly Solution drammatizza le differenze fra uomo e donna e genera un senso di minaccia diffusa. Il fondamentalismo religioso che "traghetta" l'istinto omicida è un altro interessante elemento del film, così attuale che non ha bisogno di eccessive spiegazioni. Meno palesemente socio-politico rispetto ad Homecoming, Joe Dante dimostra di amare l'horror di concetto provando che il genere è tutt'altro che mero sangue e morbosità. Bravò.
VIII Episodio. Valerie on Stairs di Mick Garris. Rob Hanisey (Tyron Leitso) è un giovane scrittore che va a vivere in un pensionato abitato da altri scrittori mezzi falliti come lui. Appena arrivato l'uomo si trova faccia a faccia con lo spirito di una bellissima ragazza uscita da un racconto. La giovane è però legata ad un essere demoniaco che non intende lasciarla libera. Non è facile tradurre in film le complesse storie di Clive Barker. Mick Garris ci prova con questo episodio che, più intellettuale di quello che sembra, gioca fra realtà e immaginazione. Il film inizia come una consueta ghost-story e questo garantisce alcuni momenti di sana paura (oltre a un nudo femminile eccellente). La storia poi si complica, anche se non troppo, per concludersi in un finale weird di non facile interpretazione. La seconda parte del film, inoltre, non lesina in sangue. Il mostro che reclama il possesso della fanciulla ricorda molto da vicino gli esseri di Midian (Cabal, 1989) altro prodotto sortito dalla mente di Barker. Molto molto bravo Christopher Lloyd, la sua recitazione surclassa quella di chiunque altro nel film. Episodio con toni fantasy molto interessante.
IX Episodio. Right to Die di Rob Schmidt. In seguito ad un grave incidente automobilistico, Abbey (Julia Anderson) rimane terribilmente ustionata e finisce ricoverata in coma vigile. Il marito Cliff (Martin Donovan), che è uscito incolume dall'incidente, si rende conto ben presto che lo spirito della donna riesca a staccarsi dal corpo durante i frequenti arresti cardiaci che colpiscono Abbey, e cerchi vendetta. Altro episodio girato da un regista che, per come stanno tuttora le cose, pare eccessivo definire "Master", dal momento che oltre a Wrong Turn (2003) non mi pare che Schmidt abbia fatto di notevole. Right to die è uno di quei film in cui è difficile prendere in simpatia uno qualsiasi dei personaggi. Il marito è uno che scopa con l'amante mentre la moglie è in coma, l'amante non conosce la vergogna e la moglie è un fantasma spietato e spellato. Il dramma umano porterà il medico a trovare soluzioni ulteriormente impietose e splatter (SFX ben realizzati). Colpo di scena che spiega la furia di Abbey e finale weird. Un godibile incubo suburbano, nulla più. Le tette di Abbey sono da competizione (e vincerebbe).
X Episodio. We All Scream for Ice Cream di Tom Holland. Anni prima, un gruppo di ragazzini aveva fatto un pessimo scherzo ad un gelataio di strada, scherzo che era finito in tragedia con la morte dell'uomo. Ora che quei ragazzini sono diventati grandi l'ultima cosa che si aspettano è il ritorno dello spirito del gelataio che cerca vendetta. Tom Holland era un regista horror di tutto rispetto fino alla metà degli anni '90, poi a causa di alcune riduzioni cinematografiche di Stephen King che non riscossero il necessario successo (fra cui I Langolieri, 1995) la sua carriera si fermò. We all scream for ice cream rappresenta un modesto siparietto horror in cui sono stati inseriti diversi elementi tipici dell'iconografia del genere: canti infantili, clown, bambinetti antipatici. Lo stile di Holland è standard e anche se alcuni momenti colpiscono nel segno, la maggior parte delle situazioni risulta mediocre. La recitazione non è al top, così come i dialoghi, in più manca la paura. Buoni gli effetti speciali ma solo questi. Non è il film che farà uscire Holland dal dimenticatoio.
XI Episodio. The Black Cat di Start Gordon. Edgar Allan Poe (Jeffrey Combs) non se la passa bene: il suo editore lo mette alle strette e la bella moglie Virginia (Elyse Levesque) ha la tisi all'ultimo stadio. Oltre a questo, Poe è alcolizzato. mentre prova a scrivere una storia, l'autore finisce per essere sempre più ossessionato dal gatto di famiglia. L'epilogo non è quello noto. Stuart Gordon dimostra di non sapere solo trattare gli scritti di Lovecraft e adatta, anzi, reinventa "Il gatto nero" di Poe. Il film ha la sua dose di violenza e sangue ma ciò che colpisce del lavoro di Gordon è lo stile con cui è stato realizzato il film. Il risultato è surreale e pieno di immaginazione, oltre che romantico e immerso in un'atmosfera gotica. I colpi di tosse gorgoglianti di sangue di Virginia sono fra i più terribili mai uditi. Jeffrey Combs (Re-Animator, 1985), invecchiato e sbronzo, è un Poe davvero eccezionale: si potrebbe dire che in questo film Edgar Allan Poe diventa davvero una delle sue storie. Episodio impeccabile, il migliore della seconda stagione. I titoli di testa presentano dei bei disegni che sono riuscito a ricostruire montando digitalmente diversi fotogrammi (download1 - download2).
XII Episodio. The Washingtonians di Peter Medak. Mike Franks (Johnathon Schaech) trova, dietro ad un quadro di george Washington, un manoscritto dello stesso personaggio storico che lascia intendere che Washington fosse un cannibale. Frank vuole rivelare la cruda realtà a tutto il mondo ma gli washingtoniani, una setta cannibale, vuole morto lui e la sua famiglia. Altro regista inserito fra i "masters" di straforo: Medak ha realizzato sostanzialmente due soli horror e anche se The Changeling (1979) è un horror molto valido per me non basta per essere definiti maestri. Non è ben chiaro se The Washingtonians si ponga come film "politico" che in qualche maniera vuole denunciare la tendenza al cover-up dei governi, oppure il film sia solo una spassosa storia horror con risvolti da black-comedy. Il risultato non convince e l'aspetto generale è da filmetto per la tv. Qualche eccesso splatter potrà ringalluzzire il gorehound. Uno degli episodi meno riusciti.
XIII Episodio. Dream Cruise di Norio Tsoruta. Jack Miller (Daniel Gillies) è un avvocato che lavora a Tokyo. Il suo cliente Eiji Saito (Ryo Ishibashi) lo invita sulla sua barca a discutere di affari. Sulla barca c'è anche Yuri (Yoshino Kimura), la moglie di Eiji. I grossi problemi sono tre: Jack ha una paura fottuta dell'acqua a causa di una disgrazia accadutagli da piccolo, Jack ha una storia d'amore con Yuri e Eiji ha un omicidio alle spalle. Tsuruta non è il più "grande" regista di horror giapponesi e la sua opera più notevole fino ad ora (2007) è Premonition (2004). In questo Dream Cruise sono buoni gli attori ed è buona la realizzazione ma questo è un jhorror di quelli che "visti uno visti tutti": si tratta della solita ghost-story basata sulla vendetta. Nulla di originale ma i capelluti fantasmi giapponesi se vengono piazzati nei posti giusti fanno paura, e in Dream Cruise sono stati piazzati nei posti giusti (3 punti al fear level). Nulla di originale e memorabile, solo un altro jhorror godibile.
Preceduto dalla prima serie.