TRAMA
Yôji (Takahashi Issei) vorrebbe rivelare il suo amore a Sachiko (Kawai Aoba) ma è timidissimo. Quando fra i due sembra nascere qualcosa, una sorta di corazza trovata casualmente dal ragazzo, aggredisce Sachiko e la muta in una Necroborg, un cyborg pilotato da un parassita alieno che domina il sistema nervoso dell'ospite. Anche Yôji viene infettato ma mantiene un certo controllo di sé finendo però per combattere una guerra all'ultimo sangue con la donna amata.








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MEATBALL MACHINE |
titolo
or.: Mîtobôru mashin -
Giappone - 2005 - 90' - Colore |
di Yûdai Yamaguchi e Jun'ichi Yamamoto
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| GENERE |
HORROR - SCI-FI - ACTION |
| IN BREVE |
I riferimenti interni sono molti, forse troppi e troppo marcati per ritenere MM un piccolo capolavoro, nondimeno questo film è molto interessante e ben fatto, soprattutto dato il budget. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase dal Film:
"Alcuni provengono dall'oceano, altri arrivano volando dal cielo. Nessuno sa cosa siano. Sono di natura biologica o artificiale? Qualunque cosa siano, sono qui per un motivo preciso: divorarsi l'un l'altro. Si impossessano di un corpo umano e poi combattono tra loro"
Rifacimento dell'omonimo corto girato nel 1999 da Jun'ichi Yamamoto, Meatball Machine pare, sulle prime, un esercizio di stile bizzarro su base low budget. Come per molti ultragore nipponici sembra, sempre sulle prime, che il film non faccia altro che ripetere lo scempio dei corpi, solo che qui a compiere gli sfracelli sono grossi cyborg di carne e metallo (ma dalla consistenza un po' gommosa per i limiti effettistici). Meatball Machine sarebbe quindi l'ennesima stravaganza giapponese ad uso e consumo del gorehound. Non è così, anche se bisogna ammettere che i molti spunti presi altrove e inseriti nella storia ne fanno una pellicola di una certa derivatività, Meatball Machine si dimostra un'intelligente metafora della sessualità e un pezzo di cinema weird di sicuro interesse. Indubbiamente lo spunto principale di Yamaguchi e Yamamoto è il Tetsuo (1988) di Tsukamoto; in entrambi la mutazione del corpo umano in macchina, il possesso del corpo da parte di un'entità che catalizza la metamorfosi, il corpo umano come incubo post-industriale con le concomitanti ambientazioni che riflettono in pieno tale visione (strade sporché, laboratori disordinati, discariche, etc). Come nel film di Tsukamoto, anche qui la mutazione è metafora di un'esplosione dell'istinto che trova il suo massimo nella lotta fisica, nella distruzione e nell'antropofagia come incorporazione rituale del partner. E' interessante notare come i due protagonisti siano dopotutto due giovani repressi, desiderosi di amore ma troppo bloccati per proporsi (specchio di alcune dinamiche sociali giapponesi), più inclini, o coartati, a realizzare la propria sessualità masturbandosi piuttosto che provare la via della socialità. Che l'alieno che possiede i corpi degli umani sia un'incarnazione dell'istinto e della sessualità è provato dal suo modo di "fecondare" i corpi, così debitore del "tentacle erotica" nipponico, noto per le sue scene di penetrazione doppia e tripla realizzate con tentacoli animali o meccanici. Non passeranno di certo inascoltati gli effetti sonori di penetrazione tentacolare nelle carni della povera Sachiko, stuprata da bambina dal padre e ora stuprata dalla macchina, mentre Yoji è, ancora una volta, obbligato ad essere spettatore inattivo. Il concepimento prevede l'inserimento di una sorta di pene in una bizzarra vagina e quindi segue la nascita dell'alieno rosa, glabro, battagliero e sanguigno che, letteralmente, accieca il suo ospite per guidarlo al meglio (anche il bulbo oculare viene penetrato!). E' una sorta di incubo cronenberghiano, con la carne che si mischia al metallo e porta ad uno stato di esistenza superiore e distruttivo (eXistenZ, 1999) con però un'evoluzione verso suggestioni horror-scifi alla Alien (1979), se si pensa al facehugger, e un gioco interstellare di alcuni alieni sadici che riporta a Predator (1987). Nello stesso tempo Meatball Machine pare un omaggio alle produzioni fantascientifiche anni '50 (L’Invasione degli Ultracorpi, 1956, su tutte) senza al contempo perdere l'appuntamento con la "nouvelle vague" dell'horror ultragore giapponese che richiede di innaffiare con litrate di sangue lo spettatore; e forse in quest'ultimo ambito il film del duo registico rischia di perdere il suo spessore di piccolo gioiello artistico per capitolare sotto le necessità exploitation. Filmato usando angoli di ripresa e creando sequenze che richiamano gli action-anime, Meatball Machine è, dopotutto, un rehash delle tematiche di Tetsuo, della distonia dell'uomo con il suo ambiente e della possibilità di conciliazione con l'istinto solo tramite una dolorosa e distruttiva mutazione delle cose e dell'essere. Gli esseri umani visti come "polpette da combattimento" (corpi di carne), dominate da esseri interni (istinti) che possiedono la vita degli altri per pianificare semplicemente un gioco (la vita dominata dal caso) gettano sull'opera di Yamaguchi e Yamamoto un'interessante ombra nichilista confermata da un finale possibilmente ancor più negativo. Nonostante la stranezza della confezione, i limiti di budget, la violenza e gli eccessi, Meatball Machine è un film con un racconto comprensibile e coinvolgente, a patto di tenere presente che ci si approcia ad una pellicola diversa dai soliti prodotti horror mainstream. Potrebbe altresì rappresentare una sorta di introduzione-passaggio verso la visione del seminale Tetsuo, senza il quale di certo questo film del 2005 non sarebbe mai apparso. I soldi per l'acquisto dovrebbero quindi essere spesi per la pellicola del 1988 ma di certo questo Meatball Machine vale una visione e anche più.
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