La Frase dal Film:
"Perché il più dolce dei sentimenti
deve causare la più fiera delle angosce?"
Si sa che L'Esorcista
(1973) è stata una pellicola parecchio seminale e
ha dato il via ad una serie di cloni più o meno riusciti.
Sfortunatamente meno che più. Questo film di Dallamano,
regista dell'interessante Cosa
avete fatto a Solange? (1972), si potrebbe dire che
cerchi di non essere un mero clone del film di Friedkin,
ma piuttosto tenda a conciliare atmosfere gotiche, gialle
e soprannaturali. Com'era per il film del 1972 e per come
sarà per Enigma Rosso
(film del 1978 che Dallamano scrisse ma non potè
dirigere perché morto in un incidente stradale il
4/11/1976), anche Il Medaglione Insanguinato può
essere ricondotto alla dimensione dell'adolescenza ed i
suoi relativi problemi. Nel caso specifico le tematiche
freudiane dell'Edipo si vanno a legare al soprannaturale
e al demoniaco. Dallamano sceglie bene locations e attori
e riesce dove molti del cinema di casa nostra hanno fallito,
ovvero gira un film horror che fa paura. Intendiamoci, non
ci si mette le mani davanti agli occhi per il terrore, ma
le atmosfere sono azzeccate, il montaggio soprattutto riesce
a cogliere impreparato lo spettatore e poi la storia del
particolare nel dipinto (un po' alla Profondo
rosso, 1975) funziona sempre. Appare chiaro da subito
che dietro il mistero "satanico" ci sia nascosto
qualcosa che riguarda il legame fra i protagonisti, per
una volta non macchiette bidimensionali, ma partecipi di
una dinamica affettiva molto umana. La tata Jill che ama
in silenzio il proprio datore di lavoro, e sopporta di vederlo
amare la produttrice, dà uno spessore al personaggio
della governante là dove altri film gialli avrebbero
relegato lo stesso personaggio a mera carne da macello,
o a qualche scena di nudo. Il medaglione insanguinato ha
sì scene di sesso ma non sono esploitative, anzi
decisamente romantiche. Gli attori fanno tutti un buon lavoro:
le capacità di Michael Williams (Gli
Invasati, 1963; La tomba di Ligeia, 1964; Chi
Sei?, 1974) sono indubbie vista anche la sua interminabile
carriera, brave anche Ida Galli (volto noto del cinema di
genere) e Joanna Cassidy che prosegue tuttora il suo lavoro
divisa fra tv e cinema. Fra le donne della pellicola, il
premio carisma va a Lila Kedrova (Le
Orme, 1975) perfetta nella parte della nobile sensitiva
questa attrice che ha marcato le scene fin dal lontano 1938
(con il film Ultimatum). Tutta l'attenzione comunque
sulla piccola Nicoletta Elmi, scream princess del cinema
italiano di quei tempi (Reazione
a Catena, 1971; Chi
l'ha vista morire? 1972; Gli
Orrori del castello di Norimberga, 1972; Il Mostro
è in tavola barone Frankenstein, 1973; Le
Orme, 1975; Profondo
rosso, 1975; Demoni, 1985)
che in questo film ha tempo e spazio per recitare; al di
là dei risultati non sempre entusiasmanti va apprezzato,
anche per la giovane età, l'impegno messo davanti
alla mdp. Dallamano riprende con classe e dispiace che questo
regista sia mancato troppo presto, prima che potesse non
confermare ma dimostrare in altre pellicole il suo innegabile
stile. Il regista è supportato dallo score musicale
di Stelvio Cipriani (uno score più giallo che horror)
e dalla curata fotografia di Franco Delli Colli. Meno riusciti
alcuni effetti visivi di sovrapposizione ma ben riusciti
gli inserimenti "subliminali" in montaggio del
diaviolo, un po' come accadeva ne L'Esorcista.
Non tutto è rose e fiori, naturalmente: oltre ai
soliti J&B ed acque Pejo, la sceneggiatura non brilla
e per buona parte della pellicola si ha l'impressione che
la storia non decolli mai. Il comportamento dei personaggi
dopo la morte di alcuni comprimari, la loro sostanziale
indifferenza, intendo, non è molto logica. La citazione
finale di Paolo VI che ci ricorda che il Diavolo esiste
davvero la si poteva evitare; in effetti tutta l'atmosfera
satanica nel film ha meno mordente della tragedia famigliare
che si conclude magistralmente stile dramma shakespeariano.
Comunque sono "peccati veniali" rispetto a ben
altri deliri che si deve sorbire l'appassionato di cinema
di genere italiano. Un buon horror italiano che farà
la felicità dell'appassionato del cinema anni '70.
Da vedere.
Noto all'estero come: The Cursed Medallion
(UK), The Night Child (USA), Emilie, l'enfant
des ténèbres (Francia).