TRAMA

Dopo aver perso la moglie in un incendio, l'inglese Michael Williams (Richard Johnson) si reca a Spoleto con la figlia Emily (Nicoletta Elmi) e la tata Jill (Ida Galli) per realizzare un documentario sul occulto nell'arte per conto della BBC. Giunto in Italia, Williams trova un misterioso quadro: allo stesso tempo la figlia inizia a comportarsi in modo strano come fosse posseduta. Sarà colpa del medaglione che porta al collo? E qual è il ruolo della produttrice Joanna Morgan (Joanna Cassidy) e quello della sensitiva Contessa Cappelli (Lila Kedrova) ?

 


IL MEDAGLIONE INSANGUINATO (Perché?!)
(ITALIA - 1974 - 95min - Colore)

di Massimo Dallamano

GENERE
HORROR - MYSTERY
IN BREVE
Un buon horror che sa far paura con stile e senza exploitation
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Perché il più dolce dei sentimenti deve causare la più fiera delle angosce?"

Si sa che L'Esorcista (1973) è stata una pellicola parecchio seminale e ha dato il via ad una serie di cloni più o meno riusciti. Sfortunatamente meno che più. Questo film di Dallamano, regista dell'interessante Cosa avete fatto a Solange? (1972), si potrebbe dire che cerchi di non essere un mero clone del film di Friedkin, ma piuttosto tenda a conciliare atmosfere gotiche, gialle e soprannaturali. Com'era per il film del 1972 e per come sarà per Enigma Rosso (film del 1978 che Dallamano scrisse ma non potè dirigere perché morto in un incidente stradale il 4/11/1976), anche Il Medaglione Insanguinato può essere ricondotto alla dimensione dell'adolescenza ed i suoi relativi problemi. Nel caso specifico le tematiche freudiane dell'Edipo si vanno a legare al soprannaturale e al demoniaco. Dallamano sceglie bene locations e attori e riesce dove molti del cinema di casa nostra hanno fallito, ovvero gira un film horror che fa paura. Intendiamoci, non ci si mette le mani davanti agli occhi per il terrore, ma le atmosfere sono azzeccate, il montaggio soprattutto riesce a cogliere impreparato lo spettatore e poi la storia del particolare nel dipinto (un po' alla Profondo rosso, 1975) funziona sempre. Appare chiaro da subito che dietro il mistero "satanico" ci sia nascosto qualcosa che riguarda il legame fra i protagonisti, per una volta non macchiette bidimensionali, ma partecipi di una dinamica affettiva molto umana. La tata Jill che ama in silenzio il proprio datore di lavoro, e sopporta di vederlo amare la produttrice, dà uno spessore al personaggio della governante là dove altri film gialli avrebbero relegato lo stesso personaggio a mera carne da macello, o a qualche scena di nudo. Il medaglione insanguinato ha sì scene di sesso ma non sono esploitative, anzi decisamente romantiche. Gli attori fanno tutti un buon lavoro: le capacità di Michael Williams (Gli Invasati, 1963; La tomba di Ligeia, 1964; Chi Sei?, 1974) sono indubbie vista anche la sua interminabile carriera, brave anche Ida Galli (volto noto del cinema di genere) e Joanna Cassidy che prosegue tuttora il suo lavoro divisa fra tv e cinema. Fra le donne della pellicola, il premio carisma va a Lila Kedrova (Le Orme, 1975) perfetta nella parte della nobile sensitiva questa attrice che ha marcato le scene fin dal lontano 1938 (con il film Ultimatum). Tutta l'attenzione comunque sulla piccola Nicoletta Elmi, scream princess del cinema italiano di quei tempi (Reazione a Catena, 1971; Chi l'ha vista morire? 1972; Gli Orrori del castello di Norimberga, 1972; Il Mostro è in tavola barone Frankenstein, 1973; Le Orme, 1975; Profondo rosso, 1975; Demoni, 1985) che in questo film ha tempo e spazio per recitare; al di là dei risultati non sempre entusiasmanti va apprezzato, anche per la giovane età, l'impegno messo davanti alla mdp. Dallamano riprende con classe e dispiace che questo regista sia mancato troppo presto, prima che potesse non confermare ma dimostrare in altre pellicole il suo innegabile stile. Il regista è supportato dallo score musicale di Stelvio Cipriani (uno score più giallo che horror) e dalla curata fotografia di Franco Delli Colli. Meno riusciti alcuni effetti visivi di sovrapposizione ma ben riusciti gli inserimenti "subliminali" in montaggio del diaviolo, un po' come accadeva ne L'Esorcista. Non tutto è rose e fiori, naturalmente: oltre ai soliti J&B ed acque Pejo, la sceneggiatura non brilla e per buona parte della pellicola si ha l'impressione che la storia non decolli mai. Il comportamento dei personaggi dopo la morte di alcuni comprimari, la loro sostanziale indifferenza, intendo, non è molto logica. La citazione finale di Paolo VI che ci ricorda che il Diavolo esiste davvero la si poteva evitare; in effetti tutta l'atmosfera satanica nel film ha meno mordente della tragedia famigliare che si conclude magistralmente stile dramma shakespeariano. Comunque sono "peccati veniali" rispetto a ben altri deliri che si deve sorbire l'appassionato di cinema di genere italiano. Un buon horror italiano che farà la felicità dell'appassionato del cinema anni '70. Da vedere.

Noto all'estero come: The Cursed Medallion (UK), The Night Child (USA), Emilie, l'enfant des ténèbres (Francia).

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