LA FRASE dal film:
"Tornando ai Judas, qualcuno potrebbe essere sopravvissuto.
La natura tende sempre a proteggere la vita" "Ma
quelli in laboratorio sono morti" "Già,
gli altri però li hai sparsi per il mondo e il mondo,
Susan, è un laboratorio troppo grande."
La tradizione degli insettoni giganti
è lunga e poco gloriosa. Dai formiconi giganti
dei film anni cinquanta e le loro metamorfosi dovute
alle radiazioni, alle zecche enormi di Ticks - larve
di sangue (1992), ai ragni enormi di Aracnofobia
(1990) a quelli ancora più grossi di Arac
Attack (2002) fino agli scarafaggi manipolati come
in Mimic visti (?) in They Crawl (2001),
senza dimenticare quelli alieni di Starship Troopers
(1997). Così, solo per dirne alcuni. Il problema
sembra essere che la paura e lo schifo sia inversamente
proporzionale alla dimensione della minaccia, e la cosa
si aggrava se ci si mette di mezzo l'antropomorfismo,
cioé se all'insettone viene data una vaga forma
umana. Forse è l'argomento che ha difficoltà
ad essere preso sul serio e quindi riesce con molta
difficoltà ad elicitare paura e tensione. Credo,
ma è una considerazione personale, che "l'insetto"
colpisce nel segno se rimane quello che è (all'incirca)
ma ne viene aumentato esponenzialmente il numero. Qualcuno
questo lo aveva capito: Spielberg, per esempio nella
scena "insettosa" di Indiana Jones e il
tempio maledetto (1984) davvero disgustosa, oppure
Romero nell'episodio finale di Creepshow
(1982) o anche, ancora, Lieberman nel suo I carnivori
venuti dalla savana (1976) e mettiamoci pure Slugs
(1988) di J.P. Simon. Quindi, tornando a questo Mimic,
gli insetti stanno bene quasi più nelle scene
iniziali quando sono filmati in massa rispetto ai momenti
in cui ci viene mostrato l'aspetto dell'enorme "Signor
Buffescarpe". Tutto sommato rimane marginale lo
spunto "di attualità" e di denuncia
circa il fatto che gli scarafaggi si siano modificati
a causa di una scienza che gioca a fare Dio con l'ingegneria
genetica; i sensi di colpa di Susan, più che
leciti, non hanno il tempo infatti di prendere forma
presa com'è la donna fin da subito a combattere
coltello in bocca nella subway. Il regista Del Toro
fa comunque un buon lavoro a partire dai curati titoli
di testa. La prima parte del film è decisamente
più avvincente della seconda che sembra ridursi
al solito gioco di "guardie e ladri" fra l'uomo
e il mostro, immersi nei meandri della metropolitana
con un tasso di oscurità a volte eccessivo che
dà l'idea di voler coprire alcune imperfezioni,
forse nelgi SFX. Tutti gli attori fanno un buon lavoro
ma si ha la sensazioni che il cast sia sprecato dal
momento che il vero protagonista è e rimane lo
scarafaggione; la Sorvino (Yuk!) è bella, dolce
e brava ma il suo personaggio è senza spessore
(tutti in effetti appaiono solo come macchiette) e la
sua vita si divide fra uno studio minuscolo ed oscuro
e qualche test di gravidanza compiuto nel cesso per
dare un nonsoché di intimità famigliare.
Nonostante ogni volta che in un film si vedano dei bozzoli,
la memoria torni, giustamente, ad Alien e nonostante
questo Mimic si presti a soluzioni facilone,
si nasconda troppo tempo nel buio e lesini eccessivamente
sul sangue (ah, cosa si fa per accontentare il mainstream!),
la pellicola di Del Toro rappresenta un buon momento
di svago ma non aggiunge davvero nulla alla lunga ed
ingloriosa stirpe degli insect-monster-movies.
Con due seguiti: Mimic
2 (2001), Mimic 3 - Sentinel (2003).
MI VUOI
COGLIONARE?!
Chuy è un bambino un po' speciale
e come tale la notte passa le ore a guardare fuori dalla
finestra. Poi un giorno, cercando di inseguire il Signor
Buffescarpe, esce dalla finestra, scende dalle scale
anti-incendio e entra in una chiesa sconsacrata e sbarrata
da assi di legno. Il tutto di notte, ovvio. Lì
viene rapito dall'insettone ma non ucciso. Perché?
Ma perché Chuy è un bambino un po' speciale!
La dottoressa Susan è l'entomologa
che crea i Judas e che debella il morbo di Stingler.
La cosa non deve essere valsa molto dal momento che
la continuiamo a vedere chiusa in una stanzetta a lavorare
come se fosse la più sfigata delle entomologhe.
Ma se ha in pratica salvato milioni di bambini!
Da questo film si deduce che c'è
più vita nelle stazioni delle metropolitana e
nei tunnel dello sprofondo cittadino rispetto alla superficie.
Barboni, poliziotti, entomologi, prostitute, bambini,
insettoni. Che Movida!
Anche io da piccolo ero affascinato
dagli insetti ma da qui ad andare coi miei amici sui
binari del metrò in cerca bozzoli strani ce
ne passa (e anche se avessimo voluto dubito che ci sarebbe
stato concesso). Invece no: due bambini hanno scoperto
il business di vendere insetti suburbani alla bella
Sorvino e per questo business sono pronti a tutto; ah,
sono uno nero e uno bianco...politically correct!