La Frase dal Film:
"Vuoi spaventarti perché ti annoi"
Terzo capitolo della saga degli scarafaggi enormi che mimano l'aspetto umano (da qui il titolo) per mangiarci; uno sforzo della Dimension che finisce direttamente sullo scaffale della videoteca senza passare dalle sale. Il regista Petty, che si era fatto notare con l'interessante Soft for Digging (2001), scrive da solo la sceneggiatura e cambia approccio rispetto a quanto visto in precedenza. Il risultato è interessante, la cura si nota già dai titoli di testa, ma chiaramente si respira aria di low budget in diverse sequenze anche perché, più o meno volontariamente, le locations del film sono limitatissime. L'azione si svolge tutta intorno al protagonista Marvin, malato fisico da anni e ritirato dalla società, che, come James Stewart ne La Finestra sul Cortile (1954), vive la sua vita per procura, spiando dalla sua finestra con una macchina fotigrafica l'esistenza di coloro che stanno al di là del vetro. Non si tratta di un plagio o di mera derivatività, ma di una consapevole citazione hitckockiana che viene confermata anche da alcuni dialoghi. Partendo da un protagonista disturbato nel corpo e forse ormai anche nella mente (è chiaramente un voyeurista), si tenta anche un'estensione del disagio nella sua famiglia disfunzionale, con una sorella ribelle ed una madre distratta che troverà un po' di pace solo dopo la consocenza con un poliziotto (il bravo John Kapelos) che era stato chiamato per indagare su qualcosa che era stato visto da Marvin ma che evidentemente aveva più interesse per la madre di Marvin. C'è anche una fidanzata per Marvin, una che non si formalizza troppo né per la malattia del ragazzo né per la sua fisima a violare la privacy di tutti, lei compresa. La dinamica famigliare, claustrofobica, voyeuristica, disfunzionale ha la meglio, per la prima parte del film, su tutto il resto. Di fatto che si tratti di un horror lo sappiamo per atto di fede. Uscendo dalla stanza di Marvin (!) il film prende una piega più dinamica; inoltre spunta l'attore Lance Henriksen in un ruolo ambiguo e riuscito anche se molto limitato. La seconda parte del film è quindi più canonicamente relativa allo scontro diretto fra umani e scarafaggioni. Le crature, ahimé, sono realizzate in un digitale non particolarmente curato e filmate in un modo che non permette un'attenta osservazione; si tratta evidentemente della volontà del regista di non centrare il suo film sull'effettaccio e probabilmente la conseguenza di ristrettezze di budget. Il risultato complessivo è quello di un film curato ed attento a non proporre facilonerie però, allo stesso tempo, privo di mordente e distante dalle aspettative. Non che sia un male. Non si tratta certo di una pellicola imperdibile ma ha una sua dignità. Comunque non consigliata a coloro che volessero passarsi una serata rilassata guardando un horror-sci-fi: probabilmente rimarrebbero delusi.
Preceduto da Mimic (1997) e Mimic 2 (2001).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato girato in Romania.
All'inizio del film uno scarafaggio corre lungo il logo della Dimension, la casa di produzione cinematografica.