TRAMA

Miriam (Catherine Deneuve) e John Blaylock (David Bowie) sono vampiri ultra centenari e vivono a New York. John inizia ad invecchiare ad una velocità incredibile e nel giro di due giorni è un vecchio decrepito. Cerca aiuto ad un centro di ricerca gerontologico ma non lo ascoltano. Verrà messo in una bara da Miriam, al fianco di tutti quelli che sono stati i suoi passati amanti, in uno stato di morte non-morte. Quando Sarah Roberts (Susan Sarandon), medico all'istituto gerontologico, si reca a casa di John per fare una visita, lì verrà sedotta da Miriam che farà di Sarah la sua nuova amante, trasformandola in un vampiro.

 


MIRIAM SI SVEGLIA A MEZZANOTTE
titolo or.: The Hunger - UK - 1983 - 97' - Colore

di Tony Scott

GENERE
HORROR - EROTIC
IN BREVE
Film in cui l'estetica assurge a senso fondamentale. Incompreso alla sua uscita. Merita il recupero.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "La specie umana muore in un modo, noi in un altro. Loro finiscono, noi no, nella terra, nel legno putrido, nell'eterna oscurità. Noi vedremo, e udremo e godremo"

La scena iniziale di Miriam si sveglia a mezzanotte (a proposito, troppo difficile intitolarlo La Fame?) rende bene ciò che il film mostrerà in seguito e lo stile con cui verrà reso: la Deneuve e Bowie vanno in una discoteca alla moda in cui il gruppo new wave Bauhaus canta "Bela Lugosi's Dead" e adescano due avventori, il montaggio è frenetico, patinato e simile ad un commercial. Portati a casa, un elegante appartamento newyorkese, i due verranno scopati e salassati; il mix di sesso e sangue, leitmotiv del film, sono definiti. Tony Scott, il fratello di Ridley, prima di abbandonarsi ad un cinema decisamente commerciale (Top Gun, 1986; Beverly Hills Cop II, 1987; Revenge, 1990; Giorni di tuono, 1990; L'Ultimo Boy Scout, 1991), prova a dare nuova linfa al mito del vampiro e non tanto con una storia originale ma tramite un allure di grande eleganza ed un cast d'eccezione assolutamente pertinente al tono della pellicola: Deneuve, Bowie e la Sarandon, quest'ultima mai più così sensuale. Miriam si sveglia a mezzanotte non destruttura del tutto il mito del vampiro, ci sono ancora le croci, c'è ovviamente il sangue, ci sono le bare e altro, però il film di Scott mira a scardinare quei mille particolari gotici che hanno spesso fatto del vampiro un'entità oscura, antica e opposta alla modernità (anche se a ben vedere la sua vis sensuale-istintiva è sempre stata assai anti-rezionaria!). Scott aggiorna proprio questo, facendo del vampiro un mostro esteticamente sensuale, immerso in un ambiente decadente per eleganza e non per consunzione, frequentatore di posti alla moda, etc. Le scelte tecniche di realizzazione sono lo strumento principale per veicolare questo estetismo: come suo fratello Ridley, anche Tony Scott sembra amare i chiaroscuri, gli ambienti ricchi di pulviscolo atmosferico tagliati da stringhe di luce, e l'uso simbolico delle colombe; per questi elementi The Hunger ricorda infatti Blade Runner (1982). Miriam si sveglia a mezzanotte è uno dei film più eleganti sui vampiri, forse è il più elegante in assoluto. Ci sono momenti di virtuosismo estetico non indifferenti: David Bowie seduto in sala d'attesa con alle spalle una persiana che lascia filtrare la luce e il fumo della sigaretta che sale fra lo sguardo dello spettatore e il viso dell'attore che invecchia ogni secondo che passa è pura arte visiva. Non meno curate sono le varie sitauzioni erotiche, perché The Hunger è anche uno dei film più erotici sui vampiri, se giustamente andiamo ad escludere la ridda di exploitation trash che hanno spesso fatto di Dracula un porcone assetato di sangue. Le scene saffiche fra la Sarnadon e la Deneuve sono di una finezza notevolissima, il potere erogeno è finalmente palpabile (non come tanti eros-film che sono di una noia mortale e ben poco erotici) e il fatto che sia una scena eccitante è dovuto soprattutto al fatto che siano proprio la Deneuve e la Sarandon a essere protagoniste. Ovviamente, in tanto estetismo, il "limite" del film è che esso diviene un trionfo dell'estetica sul contenuto: questa la vera grande critica che diversi recensori hanno mosso a Scott, dimenticando, secondo me, che l'estetica è contenuto, l'immagine è messaggio (il più immediato) e che la bellezza visiva, dalla Grecia classica fino a Oscar Wilde, è concetto assai pregno. Mi si lasci dire che la mortificazione dell'estetica, o meglio la sua sottomissione al contenuto (come se possano essere cose davvero distinte!) è qualcosa che ha danneggiato non poco il cimema italiano*. Miriam si sveglia a mezzanotte non è un film sui vampiri che dà troppo peso all'estetica, ma è apprezzabile proprio per il suo approccio estetizzante, che lo rende differente dalla massa dei film a stesso tema. In più, anche a volerla vedere dal punto concettuale, non stona affatto l'idea che il vampiro, anima dannata che attraversa i secoli, viva la sua eternità circondandosi di beni effimeri, immerso nella bellezza, che è il bene effimero per eccellenza, in opposizione al cristianesimo che esalta lo spirito e mortifica l'estetica. Ne scaturisce un film di una squisita atmosfera decadente, opposto in modo assai originale alle tipiche atmosfere vampiresche, soprannaturali e arcane. In più qui i vampiri non irrompono nella società portando la loro vis antireazionaria, dove il sesso e la sensualità si oppone all'intorpidito status quo. Qui i vampiri sono assolutamente integrati nella New York cool dei locali alla moda, e non fanno altro che irretire coloro che già a priori, in qualche modo, portano in se la lussuria e la corruzione. D'altronde la dottoressa Roberts che fa di lavoro? Cerca di ribaltare le leggi di natura (le leggio di Dio) bloccando l'invecchiamento, cosa che i vampiri, creature di Satana, fanno in concreto da un pezzo. Più di tutto, questo film ci parla della morte e del disfacimento, cioé della fine dell'estetica, di ciò che è percepibile con i sensi. Il trucco di Bowie, il cui ruolo è aimé troppo breve, e il suo rapido invecchaire è reso alla perfezione dal truccatore Dick Smith che qui fa un lavoro ben più superiore di quello fatto in Amadeus (1984). Ma Scott, nel gran finale enigmatico e (un po' troppo) melodrammatico, fa di più: ci mostra cosa si nasconde dietro all'estetismo esasperato, cioé morte e putrefazione. Per come ho scritto questa recensione pare che io sia un adoratore di The Hunger, in verità sono altri i film sui vampiri che ho nel cuore ma indubbiamente il lavoro di Scott è notevolmente originale e credo che il suo prodotto vada riscattato dopo che molti recensori l'hanno mezzo stroncato proprio per il suo estetismo, ciccando completamente l'interpretazione del film proprio per quel livore preconcetto che tanta critica occidentale ha verso l'estetica.

Dal film nasce un serial televisivo in due serie (The Hunger, 1997) e per il 2012 è previsto il remake del film vero e proprio.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Londra, a New York City e agli Shepperton Studios, Shepperton, (Surrey, UK).

Il film è tratto dal libro "The Hunger" di Whitley Strieber.

Il film guadagnò parecchio credito fra la comunità gay. Soprattutto pare che colpì l'immaginario erotico-estetico omosessuale la Sarandon che divenne un'icona gay. In Italia lo è la Carrà. Come diceva Sciacia, a ciascuno il suo.

Chi ha la possibilità di vedere la versione in lingua originale noterà la voce roca che Bowie ha nel film. Bowie stesso ha riferito che per procurarsi quella voce si piazzò per diversi notti sul ponte George Washington cantando a squarciagola tutte le canzoni punk che conosceva. Sarà vero?

Il produttore Richard Shepherd voleva inizialmente Alan Parker alla regia ma scelse Scott dopo aver visto alcuni spot pubblicitari girati da quello.

Bowie imparò a suonare il violoncello per poter fare le scene che lo vedono impegnato con lo strumento.

eXXagon fecit MMIX