TRAMA

David Drayton (Thomas Jane), un pittore di Castle Rock, si reca al supermarket col figlioletto Billy (Nathan Gamble) e con il vicino di casa Brent (Andre Braugher). Arrivati a destinazione, dopo pochi minuti un enorme banco di nebbia ingoia l'intera cittadina. Le persone nel supermarket si barricano, poiché qualcuno che ha trovato rifugio tra loro sostiene che nella nebbia si nascondano strane creature. Alcuni credono all'idea dei mostri, altri meno. Quando diverrà chiaro che fuori nella nebbia ci sono davvero degli strani ed aggressivi mostri, la gente del supermarket si organizzarà per affrontarli, ma senza allontanarsi dal luogo. Ma il problema non è solo esterno; la situazione estrema sembra tirare fuori il meglio e soprattutto il peggio dalla gente. Soprattutto la religiosa invasata Mrs Carmody (Marcia Gay Harden) risulta essere una pericolosa compagna d'avventura; la folle donna crede che quello sia il Giorno del Giudizio e molte persone nel supermarket col tempo finiscono per crederle, andando a formare una pericolosa setta.


THE MIST
titolo or.: The Mist - USA - 2007 - 126min - Colore

di Frank Darabont

GENERE
HORROR - SCI-FI
IN BREVE
Stupefacente horror fantascientifico post-moderno. Un film di semplici mostri solo se non lo si comprende a pieno.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Tu, tu! Ancora non capisci? Ancora non hai capito la verità? Noi saremo puniti, perché? Perché siamo andati contro la volontà di Dio, perché siamo andati contro le sue proibizioni più antiche! Camminare sulla Luna, sì... o... separare i suoi atomi, o... o... o... le cellule staminali! O l'aborto! E tentare di svelare i segreti della vita sui quali soltanto Dio ha potere e diritto assoluto!"

Tratto da una novella di Stephen King contenuta nella raccolta di brevi storie dal titolo "Skeleton Crew" (1985), The Mist è di base un horror-fantascientifico d'impianto classico ma riletto in una chiave post-moderna che ha diverse cose da dire sulla natura umana piuttosto che su quella dei mostri e, nelle righe che seguiranno, cercherò di spiegarvi perché per me The Mist non è solamente uno dei migliori film del 2007 ma uno dei migliori horror-sci-fi mai realizzati. Frank Darabont, non particolarmente prolifico come regista, ha da tempo stretto un'alleanza informale con King e le riduzioni cinematografiche che ha fatto delle opere dello scrittore sono ormai dei classici riconosciuti (Le Ali della Libertà, 1994; Il Miglio Verde, 1999) senza dimenticare che Darabont nasce come sceneggiatore di film horror (Nightmare: i guerrieri del sogno, 1987; Il Fluido che uccide, 1988; La Mosca II, 1989; Frankenstein di Mary Shelley, 1994) e il suo primo lungometraggio è un horror: Strategia di una vendetta (Buried Alive, 1990). Non stupisce quindi che il regista d'origine francese abbia voluto adattare per il grande schermo l'ennesimo racconto di King, che da un po' di tempo a questa parte viene trattato dal cinema con molto più rispetto di quanto è accaduto precedentemente. Vedere 1408 (2007) per avere un altro valido esempio. Stephen King, che non la manda a dire se non è soddisfatto dei film tratti dai suoi libri (si pensi a Shining e agli screzi con Kubrick), sembra essere rimasto folgorato dal lavoro fatto da Darabont, soprattutto dal finale del film, già un classico, diverso da quanto scritto da lui ma da lui stesso definito migliore di quanto abbia scritto.Darabont stesso di The Mist ha detto che rappresenta il momento più felice della sua carriera; fino ad ora. The Mist è fondamentalmente un horror-sci-fi di modello anni '50, con tanto di scienziati (di cui si parla solo) e di militari; l'idea iniziale di Darabont di girare il film in bianco e nero avrebbe esaltato le radici classiche del film. Nondimeno la pellicola modifica e sovverte il modello classico in quanto in quello gli scienziati in collaborazione con i militari erano la soluzione al problema, mentre qui sono la causa del problema e le loro azioni hanno ben poca efficacia. Altro elemento ribaltato è quello femminile: nei classici horror fantascientifici, che a loro volta pescavano dal melodramma, il protagonista era affiancato da una bella di turno. In The Mist l'uomo protagonista è fondamentalmente solo con il figlio (maschio) e il rapporto fugace con l'unica vera figura femminile positiva è destinato a fallire; la "grande" figura femminile del film, Mrs Carmody, è un personaggio spaventoso quanto i mostri nascosti nella nebbia. La classicità d'impianto s'innesta sulla corrente post-moderna di pellicole che hanno voluto interpretare le paure conseguenti all'11 settembre 2001: Signs (2002), La Guerra dei Mondi (2005), Io Sono Leggenda (2007), Cloverfield (2007) e Ultimatum alla terra (2008). Mentre prima dell'attentato alle Torri Gemelle, la fantascienza (e l'horror) erano impegnatissimi a creare simpatiche distruzioni di massa impersonali e realizzati per il puro piacere degli occhi (si pensi a Godzilla, 1998 e a Indipendence Day, 1996), la nuova corrente di film post-attentato ha concentrato l'attenzione sui tentativi della gente comune di affrontare un disastro. Darabont si spinge oltre e, con il personaggio di Mrs Carmody, mette in scena il risorto spirito integralista e fondamentalista di tanta America repubblicana che dopo il 2001 ha inneggiato alla vendetta, alla morte e a un Dio "dallo loro parte"; ben poco diversamente da ciò che diceva la controparte islamica fondamentalista. E ben poco diversamente dal tristemente noto "Got mit Uns". Darabont interpreta i timori e gli orrori dell'uomo comune, i suoi pregi e i suoi difetti, quando si trova alle prese con un dramma enorme che deve vivere a contatto con gli altri suoi (dis)simili. Già dall'inizio della pellicola il regista sovverte le classiche aspettative del pubblico, lasciando che una donna che deve per forza tornare a casa dai figli piccoli, lasci il supermarket senza che nessuna persona abbia il coraggio di accompagniarla; in un film classico il "nostro eroe" si sarebbe gettato in prima fila con spirito di cavalleria, ma David Drayton si fa indietro, mettendo davanti ad ogni cosa la vita del figlio; scelta probabile nel mondo reale ma non in quello di celluloide. Quando la donna si avventurerà sola nella nebbia non le accadrà nulla, benché tutti, da cliché, si aspettino di sentire grida disperate. Fin da subito risulta chiaro che Darabont ha creato qualcosa di distante dalle note ovvietà del genere e dalle comode certezze della moralità eroica. Volendo trovare un film di molto precedente a questo che abbia messo in campo questa sorta di atavico spirito di sopravvivenza, si potrebbe pensare a La Notte dei Morti Viventi (1968) che nella convivenza coatta e nel luogo chiuso circondato da una minaccia esterna ha diverse assonanze con The Mist. Il film costruisce tensione per parecchi minuti, lasciando in sospeso sia protagoniti e spettatori riguardo la vera natura della minaccia che si nasconde nella nebbia, quindi spalanca un mondo lovecraftiano di creature bizzarre quanto letali venute da un'altra dimensione; una delle scene finali che mostra un'immensa creatura tentacolare a sei zampe che sovrasta i protagonisti è di un'impatto artistico ed emotivo enorme. Il film quindi passa da una fase preparatoria e suggestiva nella quale non viene mostrato molto ma si accumula tensione (pensare alla scena del motociclista legato alla corda) ad una seconda parte più movimentata e in qualche modo più canonica, con gli umani che lottano scopettoni alla mano (non ci sono armi a parte una pistola coi proiettili contati) contro i mortiferi esseri venuti con la nebbia. La parte portante del film, però, rimane sempre la dinamica umana, il modo in cui la gente affronta la crisi. La nebbia, che altro non è se non la metafora di una difficoltà (soprattutto delle odierne difficoltà sociali), eclissa il sole e la ragione, generando mostri: superstizione, ignoranza, egoismo, paura. Mrs Carmody, interpretata superbamente dalla Gay Harden, incarna quella tradizione statunitense di integralismo cattolico fanatico e potenzialmente omicida che ha già trovato spazio nel cinema horror e non (giusto per dirne due: Grano Rosso Sangue, 1984; Jesus Camp, 2006); è altresì interessante il fatto che Mrs. Carmody, all'inizio del film, sia ritenuta da tutti una matta innocqua ma che nel prosieguo, essendo l'unica ad avere risposte per quanto insensate e folli, riesca a capitalizzare sulle paure della gente e a formare una vera e propria setta. Sarà forse una cosa soggettiva, ma gli sproloqui da delirio mistico della donna sono ciò che io ho trovato in assoluto più disturbante in tutta la pellicola. Il finale del film, che mi guardo bene dal raccontarvi, è quanto di più cinico si possa pensare e quanto di più distante dai finali concilianti ai quali siamo stati abituati da tanto cinema orrorifico-buonista. Tre generazioni a confronto avvolti in una nebbia che ha le indifinite proporzioni della condizione umana attuale, cercheranno di scampare alla morte e in uno specifico dialogo vengono riassunte tutte le paure e le incerte speranze dell'umanità: "Vediamo quanta strada facciamo con la benzina che ci è rimasta" "Riusciremo a uscire dalla nebbia, forse". Il finale vero e proprio, riscritto da Darabont rispetto a ciò che si trova nel libro di King, è un vero e proprio pugno dello stomaco che finalmente, succede così raramente ormai, riporta l'horror al suo significato d'origine: terrore e disperazione assoluta. Qualcosa che i vari torture-porn (Hostel e compagnia bella) non hanno mai visto neppure con il binocolo. Perché i personaggi del film risultassero più comuni possibile, Darabont ingaggia volti non troppo noti. Il lavoro degli attori è molto valido: soprattutto si fanno notare le caratterizzazioni di Toby Jones (Ollie) e di William Saddler (Jim). Valido il protagonista Jane e, come detto, superba la Harden nel ruolo dell'invasata. A livello effettistico il film è molto valido soprattutto quando gli esseri agiscono nella nebbia; l'assalto al supermarket perpetrato da quelli che sembrano insetti giganti, palesa i limiti della CG e i mostri sembrano un po' plastificati. Ma questo film con mostri non è esattamente un film di mostri e quindi i limitati difetti effettistici non disturbano. The Mist, in conclusione, è quel genere di horror che ricorda all'appassionato perché è divenuto tale; un horror intelligentemente articolato di cui qualche spettatore, distratto forse dalle creature digitali, non ha colto lo spessore metaforico. Di film così non ne fanno tutti i giorni, di horror così men che meno. Fra qualche anno questo film di Darabont, decodificato e copiato nella sua gelida visione da altri registi, assugerà alla meritata definizione di horror cult. Non fatevi trovare impreparati, guardatelo ed acquistate il DVD originale; la qualità merita i vostri soldi.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film, girato in 37 giorni, è costato 18 milioni di dollari e ne ha incassati 57.110.900 circa (dato aprile 2009).

E' stato girato a Shreveport e Minden, Louisiana.

William Sadler, nel film il tecnico Jim, ha già partecipato ad una versione di The Mist; quella registrata su audiocassetta. Suo era il ruolo del protagonista David Drayton.

Per salvare tempo produttivo, il regista ingaggiò la crew di cameramen che lavorava per la serie tv The Shield (2002-2008) che essendo abituata ai tempi produttivi televisivi era molto più celere.

All'inizio del film si vede David che dipinge in camera sua. Il quadro è preso dalla serie "Dark Tower" scritta da King che ha come protagonista il pistolero Roland. Il quadro è stato in realtà disegnato dall'artista Drew Struzan che ha anche creato i poster di Guerre Stellari, Indiana Jones, Harry Potter, La Cosa, Blade Runner e altri. Anche il poster di The Mist è stato creato da Struzan.

Nella camera di David si può vedere il poster del film La Cosa (1982) di Carpenter che, fra l'altro, ha diretto The Fog (1980) che trattava di una nebbia "maledetta".

Tutti i libri esposti in un portalibri girevole all'interno del supermarket sono stati scritti da Stephen King.

Quando un gruppo di protagonisti va nella farmacia accanto al supermarket, David (T. Jane) prende per suo figlio un fumetto di "Hellboy". Nel 2009 l'attore Thomas Jane gira come regista e attore The Dark Country, riduzione cinematografica di un fumetto, e sceglie come protagonista del film Ron Perlman, la star del film Hellboy (2004). Darabont aveva proposto all'attore che il fumetto che avrebbe dovuto prendere per il figlio fosse "The Punisher: War Journal", anche perché l'attore aveva vestito i panni del Punisher nell'ominimo film del 2004; Jane però, siccome aveva litigato coi produttori di quel film, decise di usare "Hellboy". Nello stesso portafumetti si può notare "The Goon" un comic inventato da Eric Powell, amico di Darabont e spesso presente durante le riprese di The Mist.

Darabont accettò di fare il film con la Dimension solo e solo se i produttori non gli avessero chiesto di cambiare il finale. Non lo fecero.

Il regista inizialmente avrebbe voluto girare il film in bianco e nero. Se comprate il doppio DVD avrete la possibilità di vedere il film come inteso inizialmente dal regista.

La farmacia accanto al super si chiama "King's Pharmacy", un chiaro omaggio allo scrittore che, oltretutto, nel film L'Occhio del Male (1996) vestiva i panni di un farmacista.

L'attore Thomas Jane, quando venne il momento del montaggio, seguì con attenzione tutto il processo in quanto era interessato ad imparare le tecniche di montaggio.

I militari vestiti di bianco indossano la maschera antigas PGM ucraina che si usava alla fine degli anni '70. Non è mai stata utilizzata negli USA, e sicuramente non come si vede nel film dove si può notare che i filtri sono ancora sigillati, cosa che impedirebbe a chi la indossa di respirare.

Ad una persona nel film viene sparato attraverso una bottiglia di latte; è un omaggio ad una scena simile visibile nel film The Manchurian Candidate (1962).

Il regista voleva far recitare in una particina anche Stephen King ma lo scrittore rifiutò. La parte andò a Brian Libby che nel film ha la parte del motociclista.

Il film fu inizialmente sviluppato dalla Paramount.

E' il primo film girato da Darabont che si svolge nel presente.

Fra quelli girati per adesso da Darabont (aprile 2009), questo è quello con la durata minore.

Norm indossa una maglietta della radio WKIT di Bangor, Maine. Si tratta della stazione radio di proprietà di Stephen King.

Una delle scene finali, fra l'altro una delle più impressionanti, con un mostro enorme che sovrasta alcuni protagonisti, era stata tolta dallo script dal regista. Gli effettisti della CafeFX lo convinsero a rimetterla.

La morte di Cornell è sottolineata da un Wilhelm Scream.

Darabont aveva pianificato di realizzare una scena iniziale nella quale si mostrava come i militari creavano uno strappo fra le due dimensioni e quindi l'arrivo dei mostri. Durante un pranzo, l'attore di colore Andre Braugher domandò al regista se questa scena fosse davvero necessaria. Darabont ci pensò una settimana e poi decise di non realizzarla, lasciando la natura delle cose ad un livello più ambiguo.

Il tentacolo reciso di un mostro si scioglie in una melma informe e quasi trasparente. E' la stessa cosa che accadeva alle bizzare creature provenienti da un'altra dimensione descritte nella novella "Buik 8" scritta da King.

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