La Frase dal Film:
"Parlatemi ancora di questa pantera, mi interessa. M'è permesso vederla?" "Più tardi, dopo pranzo, quando avremo addosso l'odore dei cibi"
Atmosferico film che si apre con un penetrante ululato ed un uomo sepolto vivo, a ricordarci che siamo di fronte ad una pellicola horror, prima che i toni da melodramma prendano il sopravvento. La Universal, un po' allo sbando dopo aver affastellato i suoi noti monsters in decine di film, ri-tenta la strada gotica più classica fatta di protagonisti che si fanno largo in un castello con segrete, animali esotici (quando erano ancora tali) e passaggi che aprono su vasche zeppe di caimani che smascellano e si rotolano allegri pancia all'aria. Lo sceneggiatore Sackheim che aveva appena terminato Alan, il Conte Nero (1951) ci riprova con il drammone gotico e prende spunto da La Pericolosa Partita (1932) ma il risultato non è equiparabile. Nel caso in questione si tratta di una storia di vendetta con tocchi horror più o meno marcati e un cenno fantascientifico dato da una pozione che fa piombare le persone in una morte apparente della durata di 12 ore. Green e la Corday recitano più che discretamente e rappresentano il viatico per la quasi totalità delle scene romantico melodrammatiche; McNally, nei panni del cattivo, fa il borioso narcisista con accessi di furia sadica (vedere le assurde frustate alla pantera in gabbia). Un po' sopra le righe. Lon Chaney Jr. e Boris Karloff, due mostri sacri dell'horror, vengono relegati a particine che non fanno onore al loro spessore. Chaney è Gargon, servo di von Brunner, muto come più volte è capitato di vedere l'attore in questo segmento della sua carriera; a dare ascolto alle voci del tempo il mutismo era necessrio a Chaney in quanto, sempre ubriaco, non ricordava le battute. Karloff, in un ruolo che sembra un cameo dilatato, appare stanco e sottotono, esattamente come la particina che, incomprensibilmente, gli è stata assegnata. La regia di Juran (al suo primo film) non è eccezionale ma il bianco e nero esaltato da una fotografia che cerca di drammatizzare è qualcosa che all'appassionato piace. Anche l'inizio con Burton che sta per essere chiuso nella bara e ricorda tutta la storia in flashback non è malaccio. Nel complesso, però, Il Mistero del Castello Nero ha poca originalità e poco mordente anche per gli anni in cui fu prodotto; insomma, un po' un fotoromanzo dai toni tetri. Solo per veri amatori.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film fu girato fra il 12 febbraio 1952 e il 4 aprile dello stesso anno.
Richard Greene era il nipote di William Friese-Greene, generalmente ritenuto l'inventore dei film. La pellicola britannica The Magic Box (1951) narra proprio delle vicende di Friese-Greene.
Richard Greene morì di arresto cardiaco in seguito ad una caduta in casa propria.