La Frase dal Film:
"L'hai visto?" "Sì, l'ho visto. Era un Puka!" "Ne sei sicuro?" "Ora ne sono certo" "Forse sei ancora ossessionato dai fantasmi dei tuoi ricordi?" "Ma che fantasmi! Non si dimentica il sapore della carne umana!"
Non il più violento, ma uno dei cannibal produttivamente più ricchi, a partire dalla presenza di Stacey Keach e Ursula Andress, quest'ultima un po' in disarmo ma comunque sempre bellissima. Il plot riprende uno dei capostipiti del cinema d'avventura (Le Miniere di Re Salomone, 1950) e lo arricchisce con l'elemento erotico dato dalla presenza della signora Andress e, naturalmente, da tutti quei particolari morbosi e infimi che hanno fatto il successo del genere cannibal. Uno su tutti il maltrattamento di animali, uccisi davanti alla mdp per diletto del pubblico occidentale (ma si diceva che erano usanze del posto e che comunque si sarebbero fatte) e altre sequenze pseudo documentaristiche con scimmie stritolate da boa e coccodrilli a caccia. Per essere truce La Montagna del Dio Cannibale lo è. Si tenta comunque si costruire una storia che sia preparatoria alla parte finale incentrata sull'incontro fra i protagonisti bianchi e il popolo dei Puka, un'improbabile tribù selvaggia, ovviamente cannibale, che pesca a piene mani serpenti da un pozzetto e se ne ciba seduta stante. La prima parte del film potrebbe risultare noiosetta così frammentata com'è fra filmati documentaristici e dialoghi non proprio ben recitati né scritti: la Andress sembra un po' spaesata (ci credo!) mentre Keach regala espressioni tonte a piene mani. Lui è quello più turbato poiché in passato aveva vissuto con i Puka ed era stato obbligato a mangiare carne umana. Ma, come c'ha insegnato il cinema, i bianchi nella natura selvaggia combinano solo disastri o hanno doppi fini da cinici capitalisti e, quando i nostri eroi arrivano alla montagna del titolo, salta fuori che la spedizione era tutta una scusa per accaparrarsi dell'uranio. Uranio? Vabbé. I Puka non sono propriamente d'accordo. Denudano e legano la Andress e la mal-trattano come una divinità bianca mentre seviziano i maschi. Nella grotta dei Puka si respira una bella aria trash veicolata soprattutto da un fastidiosissimo nano che finisce con il cervello spalmato sulla roccia. Il clou arriva quando un primitivo vuole farsi la dea-Andress e fa incazzare gli altri cannibali, i quali lo acchiappano e gli tagliano di netto il pene; questa la scena più censurata nella maggior parte delle versioni estere per un film che altrimenti non ha molto di sconvolgente da mostrare. La cosa più tremenda della pellicola rimane una sequenza che vede una scimietta con la testa ficcata nella bocca di un serpente enorme che non molla la presa mentre la scimietta si guarda intorno scioccata probabilmente avvertendo che la propria ora sta per scoccare. E' la natura. E l'exploitation è fare di tutto perché ci sia una telecamera a documentarla e un pubblico a vederla. Per appassionati di cannibal movie.
Noto all'estero come: La montagne du dieu cannibale (Francia), Die weiße Göttin der Kannibalen (Germania), Bergets grymma hemlighet (Svezia), Góra Boga kanibalów (Polonia), La montaña del dios caníbal (Spagna), Lanetliler dagi Turkey (Turchia), Mountain of the Cannibal God o Slave of the Cannibal God (USA, il secondo è la versione censurata), Prisoner of the Cannibal God o Primitive Desires (UK), Viidakon julma salaisuus (Finlandia), To vouno ton kannivalon (Grecia).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girato in Sri Lanka e Malesia.
Alcune scene di questo film furono usate per Mangiati Vivi! (1980).
I titoli di coda non specificano chi faceva cosa, semplicemente è un elenco di nomi che hanno lavorato al film. Questo anche perché in quel tipo di film girati all'estero tutti dovevano fare un po' tutto.