TRAMA

Un ladro (Horácio Salinas) dopo essere passato attraverso esperienze cristiologiche, si reca da un alchimista (Alejandro Jodorowsky) che lo introduce alla vita mistica e gli presenta sette personaggi, ognuno rappresentante un pianeta del sistema solare. Tutti insieme andranno in cerca della Montagna Sacra dove si trovano dei saggi; il fine è eliminare i vecchi sapienti e conquistare l'immortalità.

 


LA MONTAGNA SACRA
(titolo or.: The Holy Mountain o La Montaña Sagrada - USA/MESSICO - 1973 - 115min - Colore)

di Alejandro Jodorowsky

GENERE
DRAMA - ADVENTURE
IN BREVE
Imperscutabile il più delle volte, ma di grande fascino estetico. Secondo me, fra le opere di Jodorowsky è il film più compiuto.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA

SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Non sei che merda. Puoi cambiare te stesso in oro"

Oltraggioso, blasfemo, scioccante; questi alcuni degli aggettivi attribuiti a La Montagna Sacra e, in generale, alle opere e al personaggio Jodorowsky. A chi non bastassero le weirditudini di Lynch e Cronenberg, ritenute ormai "alla portata di tutti", vengano consigliati pure i film di questo regista d'origine cilena con una passato burrascoso, gran maestro di un cinema che ama essere citato da coloro che "ne sanno". Dopo il successo inaspettato nel circuito "midnight" di El Topo (1970), Jodorowsky ebbe a disposizione ben altri soldi e ben altri mezzi per mettere in scena la sua poetica metafisica, spiritualista e carnale. Consacrato da un elegante cinemascope, La Montagna Sacra va ben oltre le tematiche trattate nel primo western surrealista. Tale film è una tale summa di astrattismo visivo, discorso religioso, di antico e moderno come di spirituale e sensibile che non si può non esserne affascinati, e questo al di là della storia in sé e della coerenza rintracciabile. Con un'attitudine tutta sua anti-mainstream, Jodorowsky fonde suggestioni che vanno da Castaneda a Buñuel, da Dušan Makavejev (Sweet Movie: Dolcefilm, 1974), a Fellini. Per inciso il finale di E la nave va (1983) ricorda il finale de La Montagna Sacra, ed entrambi richiamano I tre volti della paura (1963) di Mario Bava. Il misticismo di Jodorowsky s'incarna in questo film che fa dell'insegnamento il suo fine, mentre l'intrattenimento, elemento fondamentale della maggior parte del cinema, è del tutto trascurato. La sensibilità espressiva passa da momenti brutali ad altri eterei, il simbolismo è a volte inaccessibile altre volte più calzante (o comprensibile), la violenza sembra essere, come era ne El Topo (1970), l'unico modo in cui l'essere umano si relaziona con il suo simile. Anche nell'estrema illuminazione l'unico modo in cui il saggio può conquistare l'immortalità è tramite l'eliminazione fisica del precedente saggio. Sembra comunque trasparire dal finale che l'amore (nella migliore tradizione) possa essere la Risposta, benché Jodorowsky, in un finale che rompe la "quarta parete", suggerisca che forse tutta la vita e tutte le verità sono una farsa. Ciò che colpisce di questo film è la sua poliedricità dal momento che la pellicola inizia con toni che richiamano il film del 1970 (ambiente picaresco e persone deformi), per approdare subito a una metafora cristologica con svariati elementi dai più ritenuti blasfemi (la processione di prostitute bambine, i conigli spellati messi in croce, ...). L'incontro fra l'Alchimista (Jodorowsky) e il ladro protagonista dà il via ad un susseguirsi di locations strepitose fatte di colori e forme geometriche, di accessori strani e di elementi senza alcun senso. La presentazione dei sette personaggi/pianeti inaugura una sezione del film in cui un umorismo distorto ha la meglio (e ricorda in qualche modo lo stile dei Monty Python). La seconda parte del film, quella che riguarda il viaggio catartico, è secondo il mio giudizio, la più debole ma riserva momenti weird inarrivabili. Basti pensare all'allucinazione della donna che vede un'accoppiamento di bovini e crede di leccare un pugno (pene) per poi essere inondata in viso da una kilata di crema bianca. Il potere visionario di Jodorowsky è tale che spesso il messaggio metafisico, forse l'elemento sul quale aveva puntato il regista, si va perdendo. Non è un caso che Jodorowsky si sia ritagliato su misura il ruolo dell'Alchimista perché è proprio questo che il film è: un'esperienza di trasformazione alchemica, la trasformazione dello spettatore da mainstreamer a iniziato, da uomo che basa la sua vita su solide certezze (che sono merda, secondo il regista) all'uomo eletto che sa che certezze non ci sono. Meno potente di quanto pretenda di essere (Matrix, ad esempio, è più passibile di cambiare la società di quanto possa mai Jodorowsky), La Montagna Sacra rimane comunque un'esperienza che non può lasciare intoccato lo spettatore anche se i suoi simbolismi ed il suo stile sono così arcani che è probabile che la maggior parte del pubblico finisca per non simpatizzare (nel senso etimologico del termine - sentire con) con la poetica del regista. Ho idea che Jodorowsky sia un uomo che di questo se ne fregherebbe decisamente. Quello che conta è che La Montagna Sacra rimane un film che fa discutere; che esalta, che sconvolge, che è blasfemo, che è spirituale, ma che soprattutto fa discutere. E questa è una cosa che non tutti i film riescono a realizzare. Meno coeso del successivo Santa Sangre (1989) ma secondo me paradigmatico del cinema di Jodorowsky; insomma, se dovete scegliere fra uno dei suoi tre film più noti, guardatevi questo.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Jodorowsky con gli amici surrealisti Roland Topor e Fernando Arrabal (Viva la muerte, 1971; Andrò come un cavallo pazzo, 1973; L'albero di Guernica, 1975) creò il Movimento Panico, ispirato al dio Pan.

Jodorowsky nel dicembre 2005 in Irlanda ha celebrato il matrimonio di Marilyn Manson e Dita Von Teese.

Girato interamente in Messico, il film costò circa 750.000 dollari.

Il film è basato su "La salita del Monte Carmelo" di Giovanni della Croce e "Mount Analogue" di René Daumal.

Prima che le riprese iniziassero, il regista Alejandro Jodorowsky stette una settimana senza dormire sotto la supervisione di un maestro zen e visse fianco a fianco del cast per un mese.

Il regista avrebbe voluto che gli attori fossero ipnotizzati prima di girare le scene. La cosa non poté essere fatta, ovviamente.

Il film sarebbe dovuto costare 1,5 milioni di dollari, facendo di esso il film più costoso mai prodotto in Messico fino al '73. Poi però la pellicola riuscì a contenere i costi fino a risparmiare la metà dell'esborso preventivato.

Il film fu interamente finanziato da John Lennon e Yoko Ono dopo che i due avevano gestito la distribuzione di El topo (1971) in USA.

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