La Frase dal Film:
"Non sei che merda. Puoi cambiare te stesso in
oro"
Oltraggioso, blasfemo, scioccante; questi
alcuni degli aggettivi attribuiti a La Montagna Sacra
e, in generale, alle opere e al personaggio Jodorowsky.
A chi non bastassero le weirditudini di Lynch e Cronenberg,
ritenute ormai "alla portata di tutti", vengano
consigliati pure i film di questo regista d'origine cilena
con una passato burrascoso, gran maestro di un cinema che
ama essere citato da coloro che "ne sanno". Dopo
il successo inaspettato nel circuito "midnight"
di El Topo (1970), Jodorowsky
ebbe a disposizione ben altri soldi e ben altri mezzi per
mettere in scena la sua poetica metafisica, spiritualista
e carnale. Consacrato da un elegante cinemascope, La
Montagna Sacra va ben oltre le tematiche trattate nel
primo western surrealista. Tale film è una tale summa
di astrattismo visivo, discorso religioso, di antico e moderno
come di spirituale e sensibile che non si può non
esserne affascinati, e questo al di là della storia
in sé e della coerenza rintracciabile. Con un'attitudine
tutta sua anti-mainstream, Jodorowsky fonde suggestioni
che vanno da Castaneda a Buñuel, da Dušan Makavejev
(Sweet Movie: Dolcefilm, 1974), a Fellini. Per inciso il finale
di E la nave va (1983) ricorda il finale de La
Montagna Sacra, ed entrambi richiamano I
tre volti della paura (1963) di Mario Bava. Il misticismo
di Jodorowsky s'incarna in questo film che fa dell'insegnamento
il suo fine, mentre l'intrattenimento, elemento fondamentale
della maggior parte del cinema, è del tutto trascurato.
La sensibilità espressiva passa da momenti brutali
ad altri eterei, il simbolismo è a volte inaccessibile
altre volte più calzante (o comprensibile), la violenza
sembra essere, come era ne El Topo (1970), l'unico
modo in cui l'essere umano si relaziona con il suo simile.
Anche nell'estrema illuminazione l'unico modo in cui il
saggio può conquistare l'immortalità è
tramite l'eliminazione fisica del precedente saggio. Sembra
comunque trasparire dal finale che l'amore (nella migliore
tradizione) possa essere la Risposta, benché Jodorowsky,
in un finale che rompe la "quarta parete", suggerisca
che forse tutta la vita e tutte le verità sono una
farsa. Ciò che colpisce di questo film è la
sua poliedricità dal momento che la pellicola inizia
con toni che richiamano il film del 1970 (ambiente picaresco
e persone deformi), per approdare subito a una metafora
cristologica con svariati elementi dai più ritenuti
blasfemi (la processione di prostitute bambine, i conigli
spellati messi in croce, ...). L'incontro fra l'Alchimista
(Jodorowsky) e il ladro protagonista dà il via ad
un susseguirsi di locations strepitose fatte di colori e
forme geometriche, di accessori strani e di elementi senza
alcun senso. La presentazione dei sette personaggi/pianeti
inaugura una sezione del film in cui un umorismo distorto
ha la meglio (e ricorda in qualche modo lo stile dei Monty
Python). La seconda parte del film, quella che riguarda
il viaggio catartico, è secondo il mio giudizio,
la più debole ma riserva momenti weird inarrivabili.
Basti pensare all'allucinazione della donna che vede un'accoppiamento
di bovini e crede di leccare un pugno (pene) per poi essere
inondata in viso da una kilata di crema bianca. Il potere
visionario di Jodorowsky è tale che spesso il messaggio
metafisico, forse l'elemento sul quale aveva puntato il
regista, si va perdendo. Non è un caso che Jodorowsky
si sia ritagliato su misura il ruolo dell'Alchimista perché
è proprio questo che il film è: un'esperienza
di trasformazione alchemica, la trasformazione dello spettatore
da mainstreamer a iniziato, da uomo che basa la sua vita
su solide certezze (che sono merda, secondo il regista)
all'uomo eletto che sa che certezze non ci sono. Meno potente
di quanto pretenda di essere (Matrix, ad esempio,
è più passibile di cambiare la società
di quanto possa mai Jodorowsky), La Montagna Sacra
rimane comunque un'esperienza che non può lasciare
intoccato lo spettatore anche se i suoi simbolismi ed il
suo stile sono così arcani che è probabile
che la maggior parte del pubblico finisca per non simpatizzare
(nel senso etimologico del termine - sentire con)
con la poetica del regista. Ho idea che Jodorowsky sia un
uomo che di questo se ne fregherebbe decisamente. Quello
che conta è che La Montagna Sacra rimane
un film che fa discutere; che esalta, che sconvolge, che
è blasfemo, che è spirituale, ma che soprattutto
fa discutere. E questa è una cosa che non tutti i
film riescono a realizzare. Meno coeso del successivo Santa
Sangre (1989) ma secondo me paradigmatico del cinema
di Jodorowsky; insomma, se dovete scegliere fra uno dei
suoi tre film più noti, guardatevi questo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Jodorowsky con gli amici surrealisti Roland
Topor e Fernando Arrabal (Viva la muerte, 1971;
Andrò come un cavallo pazzo, 1973; L'albero
di Guernica, 1975) creò il Movimento Panico,
ispirato al dio Pan.
Jodorowsky nel dicembre 2005 in Irlanda
ha celebrato il matrimonio di Marilyn Manson e Dita Von
Teese.
Girato interamente in Messico, il film
costò circa 750.000 dollari.
Il film è basato su "La salita
del Monte Carmelo" di Giovanni della Croce e "Mount
Analogue" di René Daumal.
Prima che le riprese iniziassero, il regista
Alejandro Jodorowsky stette una settimana senza dormire
sotto la supervisione di un maestro zen e visse fianco a
fianco del cast per un mese.
Il regista avrebbe voluto che gli attori
fossero ipnotizzati prima di girare le scene. La cosa non
poté essere fatta, ovviamente.
Il film sarebbe dovuto costare 1,5 milioni
di dollari, facendo di esso il film più costoso mai
prodotto in Messico fino al '73. Poi però la pellicola
riuscì a contenere i costi fino a risparmiare la
metà dell'esborso preventivato.
Il film fu interamente finanziato da John
Lennon e Yoko Ono dopo che i due avevano gestito la distribuzione
di El topo (1971) in USA.