TRAMA

L'omicidio della moglie del poliziotto Nicola Levi (Leonardo Treviglio) porta gli inquirenti a credere che sia lo stesso Levi il colpevole ma la criminologa Anna Berardi (Valeria D'Obici) ritiene che sia tornato su piazza il serial killer Franco Tribo, benché lo si pensasse morto anni prima in un incendio.


MORIRAI A MEZZANOTTE
(Italia - 1986 - 93min - Colore)

di John M. Old Jr. [Lamberto Bava]

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Tardivo giallo derivativo di bassissima qualità. Bava stesso lo definì orrendo.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Non hai la più pallida idea di quanto faccia bene un bel frullato di frutta fresca" "Per me la mattina solo caffé nero" "Depravata!"

Quando guardo un film che devo recensire tengo al fianco un quadernino su cui appunto delle osservazioni "in itinere", cose che poi, riviste e corrette, finiranno su questo sito. In seguito alla visione degli iniziali momenti di Morirai a mezzanotte, ecco cosa avevo scritto: "I primi dieci minuti rappresentano l'esempio più pragmatico di come non si deve recitare e di come non scrivere i dialoghi". Ero rimasto sbalordito dalla cagneria solenne con cui era stata realizzata la litigata fra Nicola Levi e sua moglie, litigata che sfocia nel primo omicidio del film. Il fatto, diciamo divertente, è che ho dovuto riprendere in mano il quadernino più e più volte modificando mano a mano che passavano i minuti quella frase perché gli elementi scandalosi che credevo limitati ai primi minuti in verità permeavano tutta la pellicola. "I primi venti minuti rappresentano... la prima mezz'ora... la prima parte del film..." E così via, finché non mi sono arreso all'evidenza che tutto il film Morirai a mezzanotte rappresenta l'esempio più pragmatico di come non si deve recitare (i dialoghi sono migliorati di pochissimo). Il film diretto da Lamberto Bava, che con grande onestà artistica ha definito il suo lavoro "orrendo" (giustificando il fatto con i contrasti avuti col produttore Luciano Martino) è un tardivo giallo di stampo argentiano che non si fa scrupolo di raziare idee da L'uccello dalle piume di cristallo (1970), Tenebre (1982) e, come fa notare Mereghetti, dal noir Blood Simple (1984) nella scena finale. Senza un pizzico di originalità, Morirai a mezzanotte non riesce ad intimorire lo spettatore neanche nelle scene di sangue; in compenso può farlo ridere con situazioni assurde come quella che vede una ragazza affrontare il killer armata di un frullatore. Alcuni momenti che potrebbero creare tensione risultano estremamente derivativi, come quando il volto dell'omicida si riflette in uno specchio (Profondo Rosso, 1975, docet). Non proprio tutto è da buttare: ad esempio la scena dell'omicidio nel teatro non è realizzata male per quanto mi abbia rammentato Quattro mosche di velluto grigio (1971). Volti da segnalare: Lara Wendel (Maladolescenza, 1977; Killing birds, 1988) con una voce di doppiaggio sempre sgradevole, e Paolo Malco (Il gatto dagli occhi di giada, 1977; Quella villa accanto al cimitero, 1981; Assassinio al cimitero etrusco, 1982; Lo Squartatore di New York, 1982) nei panni dell'ispettore Piero terzi. I commenti sulla protagonista Valeria D'Obici possono essere evitati. Lo score di Simonetti forse è la cosa riuscita meglio, anche se a tratti pare un pezzo dei Rondò Veneziano. Insomma, Morirai a mezzanotte è un tentativo sconcertante di recuperare il giallo all'italiana quando già da un pezzo Fulci ne aveva decretato la fine (con Lo squartatore di New York): il tentativo può essere apprezzabile, i risultato però è deprecabile. Al mercato estero non dispiacque affatto e anche adesso molti anglofoni sostengono che sia un giallo niente male, ma va ricordato che sono gli stessi che per fare gli spaghetti al pomodoro usano la pasta di grano tenero; cioé, a ciascuno il suo. Meglio lasciare Morirai a mezzanotte sullo scaffale.

Noto all'estero come: Midnight Horror (Francia) e You'll Die at Midnight (USA e UK).

Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.

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