TRAMA

Inghilterra. I MacGrieff se la passano bene se non fosse che sul loro casato incombe una maledizione: quando uno dei MacGrieff uccide un consanguineo quest'ultimo si trasforma in vampiro. Corringa (Birkin) viene espulsa dal collegio perché ha troppi pruriti e va a trascorrere il suo tempo libero proprio al castello. Qui incontra Lord James (Keller) che non ci sta molto con la testa e tiene un gorilla in camera sua, gorilla che un circo di passaggio ha dimenticato lì (?!). In casa MacGrieff iniziano ad avvenire omicidi e la terribile maledizione sembra trasformarsi in realtà. Il primo a essere sospettato è quello che si tiene un gorilla in camera (è sempre così). La realtà delle cose è, però, è ben diversa.

 


LA MORTE NEGLI OCCHI DEL GATTO
Italia/Francia/RFT - 1973 - 90' - Colore

di Anthony M. Dawson [Antonio Margheriti]

GENERE
ITALIAN GIALLO - GOTICO
IN BREVE
Atmosfere gotiche affascinanti ma si eccede in noia e ridicolo.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Troppa cultura non ha mai fatto bene a una donna e io elimino i rischi di diventare una donna troppo intelligente"

I problemi iniziano già dalla definizione di genere poiché Margheriti mischia il giallo all'horror gotico mediando dal primo l'evoluzione degli eventi, gli spunti erotici (lesbismo) e anche, aggiungerei, l'identità del colpevole, e dal secondo l'ambientazione e le atmosfere. Buon conoscitore degli horror gotici con un curriculum che va da La vergine di Norimberga (1963), a I lunghi capelli della morte (1964), a Danza Macabra (1963) codiretto con Corbucci, Margheriti miscela spunti (il monster-movie ad esempio, vedere la presenza del gorilla) e dirige il tutto come se si trattasse di un fotoromanzo. E dire che gli attori non mancano: fra gli altri Jane Birkin (Assassinio sul Nilo, 1978; Delitto sotto il sole, 1982) e Serge Gainsbourg, i quali sono passati alla storia per la canzone "Je t'aime Moi non plus" (1969) super censurata perché la Birkin gemeva di piacere (spero). In più aggiungerei la presenza di Venantino Venantini, noto volto del cinema di casa nostra, e quella di Hiram Keller comparso anche nel Satyricon (1969) di Fellini. Se amate il gotico ci sarà molto di che essere felici: segrete ricche di raganatele e pipistrelli, stemmi di casata con drago dentato, una maledizione vampiresca ad incombere, passeggiate notturne a lume di candela, cimiteri più o meno viventi, gatti sinistri. Tolta l'atmosfera che non è malaccio, però, quello che rimane è una recitazione ed un uso della mdp stile fotoromanzo, tocchi trash ingiustificabili (vorrei ri-sottolineare la presenza del gorilla!), dei dialoghi da romanzo d'appendice, poco sangue e nessuna paura. Se si volesse salvare qualcosa direi che è interessante il modo in cui i personaggi si svelano a poco a poco, passando da una compostezza vittoriana ad uno sbrago da parenti serpenti. Tutti tranne Lord James (Hiram Keller) che è antipatico fin da subito: memorabile la cena all'inizio del film. La musica di Riz Ortolani non riesce a destare l'attenzione dello spettatore che dopo una mezz'oretta perde le speranze e piomba in un baratro di noia. C'è chi si farebbe dei bei sonni con questo La morte negli occhi del gatto, un gotico forse decente ma arrivato troppo in ritardo. Il film io lo sconsiglio, ma chi adora il gotico scommetto che avrebbe altri validi argomenti per farvelo vedere.

Noto all'estero come: Seven Deaths in the Cat's Eye (USA), Cat's Murdering Eye (UK), Sieben Tote in den Augen der Katze (Germania), Les Diablessess o Corringa, sept morts dans les yeux du chat (Francia), Kaukujen Verinen Cappeli (Finlandia...a chi interessasse...).

FORSE TUTTI NON SANNO CHE...

Il film è ancora adesso vietato ai minori di 18 anni in Italia. Ma il nulla osta (61830) è del 1973!

Il gatto del film si chiamava Mushi ed era di proprietà di Margheriti.

Il film è tratto da una storia inglese scritta da Peter Bryan intitolata "Corringa".