La Frase dal Film:
"Troppa cultura non ha mai fatto bene a una donna
e io elimino i rischi di diventare una donna troppo intelligente"
I problemi iniziano già dalla definizione
di genere poiché Margheriti mischia il giallo all'horror
gotico mediando dal primo l'evoluzione degli eventi, gli
spunti erotici (lesbismo) e anche, aggiungerei, l'identità
del colpevole, e dal secondo l'ambientazione e le atmosfere.
Buon conoscitore degli horror gotici con un curriculum che
va da La vergine di Norimberga (1963), a I
lunghi capelli della morte (1964), a Danza Macabra
(1963) codiretto con Corbucci, Margheriti miscela spunti
(il monster-movie ad esempio, vedere la presenza del gorilla)
e dirige il tutto come se si trattasse di un fotoromanzo.
E dire che gli attori non mancano: fra gli altri Jane Birkin
(Assassinio sul Nilo, 1978; Delitto sotto il
sole, 1982) e Serge Gainsbourg, i quali sono passati
alla storia per la canzone "Je t'aime Moi non plus"
(1969) super censurata perché la Birkin gemeva di
piacere (spero). In più aggiungerei la presenza di
Venantino Venantini, noto volto del cinema di casa nostra,
e quella di Hiram Keller comparso anche nel Satyricon
(1969) di Fellini. Se amate il gotico ci sarà molto
di che essere felici: segrete ricche di raganatele e pipistrelli,
stemmi di casata con drago dentato, una maledizione vampiresca
ad incombere, passeggiate notturne a lume di candela, cimiteri
più o meno viventi, gatti sinistri. Tolta l'atmosfera
che non è malaccio, però, quello che rimane
è una recitazione ed un uso della mdp stile fotoromanzo,
tocchi trash ingiustificabili (vorrei ri-sottolineare la
presenza del gorilla!), dei dialoghi da romanzo d'appendice,
poco sangue e nessuna paura. Se si volesse salvare qualcosa
direi che è interessante il modo in cui i personaggi
si svelano a poco a poco, passando da una compostezza vittoriana
ad uno sbrago da parenti serpenti. Tutti tranne Lord James
(Hiram Keller) che è antipatico fin da subito: memorabile
la cena all'inizio del film. La musica di Riz Ortolani non
riesce a destare l'attenzione dello spettatore che dopo
una mezz'oretta perde le speranze e piomba in un baratro
di noia. C'è chi si farebbe dei bei sonni con questo
La morte negli occhi del gatto, un gotico forse
decente ma arrivato troppo in ritardo. Il film io lo sconsiglio,
ma chi adora il gotico scommetto che avrebbe altri validi
argomenti per farvelo vedere.
Noto all'estero come: Seven Deaths
in the Cat's Eye (USA), Cat's Murdering Eye
(UK), Sieben Tote in den Augen der Katze (Germania),
Les Diablessess o Corringa, sept morts dans
les yeux du chat (Francia), Kaukujen Verinen Cappeli
(Finlandia...a chi interessasse...).
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Il film è ancora adesso vietato
ai minori di 18 anni in Italia. Ma il nulla osta (61830)
è del 1973!
Il gatto del film si chiamava Mushi ed
era di proprietà di Margheriti.
Il film è tratto da una storia inglese
scritta da Peter Bryan intitolata "Corringa".