La Frase dal Film:
"Get up and get out of here! Go home to your mummy if you don't have to play with the big girls!"*
Horror misconosciuto, raro in quanto non sono molte le produzioni svizzere di genere e anche perché si tratta di un precursore exploitation di pellicole europee a tema necrofiliaco quali Buio Omega (1979), Nekromantik (1987), Luker the Necrophagous (1986) e galvanizzato da altre sperimentazioni più arty quali La tenerezza del lupo (1973). Noto anche come Bloodlust, il film trae spunto dalla vera vicenda del Vampiro di Norimberga** che succhiava il sangue dal corpo di donne morte; nel film la cosa viene compiuta con una sottile cannuccia da cui il nomignolo Mosquito (zanzara) del titolo. Il lavoro di Vajda, che avrà successivamente una carriera tutta televisiva, è un esercizio di morbosità con alti e bassi. Certamente l'attore Pochath (Il gatto a nove code, 1971; L'iguana dalla lingua di fuoco, 1971; La ragazza del vagone letto, 1979; Il cacciatore di uomini, 1980) riesce a trasmettere tutta la silenziosa alienazione del protagonista e a canalizzare l'atmosfera sinistra, disadorna e gelida che pervade la pellicola. La forza di Mosquito, tuttavia, sta più nell'impatto della storia in sé che nel modo nel quale è stata realizzata, e questo vale soprattutto per gli effetti speciali caserecci sovente sottolineati fastidiosamente da uno score musicale per organo. Il peggio arriva con i siparietti erotici, non pochi, che spaziano da un flashback infantile del protagonista che ricorda il padre che abusava sessualmente della sorellina (interpretata da un'attrice adulta che non mostra la faccia), alle porno sperimentazioni del protagonsita con prostitute che si scatenano anche in una scena lesbo non male ma senza ottenere nessuna reazione dal folle necrofilo che ovviamente brama solo cadaveri. Questa sequenza, del tutto fuori luogo, ha il suo perché solo in un'ottica exploitation ma atterra l'atmosfera generale del film. A parte questo, dalla regia arida e statica di Vajda e dalla fotografia slavata, ne sortisce un film distaccato, misantropo e in qualche misura sinistro. Certe lentezze di troppo però sono difficili da digerire ed il finale è buttato lì come lo yogurt al sorcio in casa Moriconi. Film curioso, a tratti deprimente, a tratti inquietante, altre poco serio per la voglia di esserlo troppo e l'incapacità effettiva a realizzare una serietà che si perde fra tette e scorci sotto la gonna; ma in quanto a splatter e sesso non scherza. Vedibile ma non essenziale.
* Trad: "Alzati e vattene da qui! Va a casa dalla tua mammina se non devi giocare con le ragazze più grandi!"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
**Nato nel 1931, l'operaio Kuno Hoffmann divenne più noto come il Mostro di Norimberga. Nato sordo e quindi anche muto, l'uomo ebbe un'infanzia terribile con un padre alcolista che lo picchiava ed abusava di lui quasi ogni giorno. Dopo nove anni passati in prigione per un furto, Hoffmann iniziò a sviluppare l'idea bizzarra di poter aumentare il suo potere tramite le scienze occulte. Si mise a studiare e praticare atti satanici e la necrofilia, con una predilezione per il vampirismo, tramite il quale credeva di poter ottenere un aspetto forte e bello. Fra il 1971 e il 1972 almeno 35 cadaveri di donne vennero presi di mira da Hoffmann che non solo ne bramava il sangue (a suo dire per possederle dentro di sé) ma spesso aveva rapporti sessuali con essi. L'uomo arrivò ad uccidere tre persone, bevendo il sangue da ognuna delle vittime. Nel maggio del 1972 fu catturato e nonostante la difesa nel processo si fosse appellata all'infermità mentale, l'uomo fu condannato a 30 anni di carcere.