La Frase dal Film:
"Morte ... punizione eterna ... per... chiunque...
apra ... questo scrigno ... nel nome di Amon-Ra ... re degli
dei. Che tremenda maledizione è questa?!"
Storico cult monster-movie della Universal
che vide l'esordio alla regia di un già stimatissimo
direttore della fotografia espressionista che lavorò
con Fritz Lang e Murnau. La Mummia ebbe, come noto,
un grandissimo successo, sfruttando la curiosità
della gente per l'egittologia esplosa in seguito alla scoperta
della tomba di Tutankamon; il successo diede il via a una
schiera di epigoni che videro come protagonista il mostro
bendato ma che travisarono in pieno la vera natura di questa
pellicola del '32. In effetti il film parte con un bel primo
piano truce della salma di Im-Ho-Tep, ma più si prosegue
nella visione, più ci si rende conto che non ci si
trova in presenza di un horror tradizionale (per quanto
nel 1932 non esistesse ancora una vera e propria "tradizione
horror"). La Mummia è piùttosto
un dramma romantico oscuro e soprannaturale che narra di
un amore impossibile accaduto secoli e secoli prima. Questo
dà al film e soprattutto ai personaggi, uno spessore
che non avranno gli emuli; gli unici due che sembrano aver
recuperato questa dimensione sono Terence Fisher per la
Hammer nel suo La Mummia del 1958 e Stephen Sommers
con il suo remake targato ancora Universal del 1999. Karloff,
benché non fosse il prototipo del ruba cuori, riesce
a rendere al meglio la dimensione romantica e mesmerizzante,
mentre Edward Van Sloan si ripropone qui in una variazione
del personaggio Van Helsing, interpretato in Dracula
del 1931. Bella e brava Zita Johann, specialmente in abiti
egizi. Visto con occhi moderni, è chiaro che il film
non trasmette le stesse "vibrazioni" (specialmente
a livello di paura), ma quando il giovane archeologo si
mette a leggere di straforo l'evocazione che riporterà
in vita Hi-Mo-Tep, il pensiero vola a La
Casa (1983) e ad occhio e croce mi sa che La Mummia
è il primo horror in cui la lettura di un testo maledetto
porta sventure, cosa poi divenuta un classico. Questo film
del 1932 divide tuttora il pubblico di appassionati fra coloro
che si sono lasciati ipnotizzare da Karloff e quelli che
hanno trovato questo nuovo mostro della Universal troppo
poco incisivo, e hanno sentito come invadende il lato romantico
della faccenda. Questione di gusti, ma è inopinabile
che il regista sapesse il fatto suo (da notare anche l'uso
spregiudicato dei primi piani). La cosa fondamentale è
che La Mummia rimane un classico senza tempo che
darà un tocco di prestigio alla vostra videoteca
privata. Gustatevi soprattutto il doppiaggio italiano, fra
lo stile "Istituto Luce" e l'inflessione dialettale...
Seguirà: The Mummy's Hand (1940), The Mummy's Tomb (1942), The Mummy's Ghost (1944), The Mummy's Curse (1944) e Il Mistero della Piramide (1955).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 196.000 dollari
e fu girato, oltre che negli Universal Studios, nel deserto
del Mojave (California) e al Red Rock Canyon State Park,
Cantil, sempre California.
L'anello che Karloff indossa nel film è
stato per anni in possesso di Forrest J. Ackerman, un ultra
accanito fan di fantascienza, horror e cinema fantastico.
Chissene, direte voi! Giusto. Però vale la pena sapere
che Ackerman è il tizio che ha coniato il termine
"Sci-Fi", che sta per science-fiction (o fantascienza).
Una complicata e lunga scena di reincarnazione,
importante per lo svolgimento della trama, non potè
essere inserita nel taglio finale poiché il censore
del tempo (l'Hays Office) la bandì. Questo fece innervosire
parecchie persone, inclusa la protagonista femminile Zita
Johann, ferma sostenitrice dell'idea metafisica della reincarnazione.
Il poster originale del film detiene il
record del più pagato in un'asta. Più di 453.500
dollari.
Quando Boris Karloff fu ingaggiato per
il film Frankenstein (1931)
era un attore praticamente sconosciuto. Per quel film ottenne
un successo tale che quando si pubblicizzò, l'anno
dopo, La Mummia, bastò scrivere "Karloff...La
Mummia".
Nei credits appare il nome di Henry Victor
nel ruolo di "Saxon Warrior", ma l'attore non
si vede mai nel film. Tale personaggio appariva in una lunga
sequenza di flashback rivissuta dalla protagonista che narrava
dei fatti avvenuti in Egitto al tempo dei faraoni. La sequenza
fu tagliata.
Il nome che Im-Ho-Tep si attribuisce nel
film dopo essere stato resuscitato, ovvero Ardath Bey, è
l'anagramma di "Death by Ra".
Boris Karloff basò l'aspetto della
sua mummia su quella di Ramses III e gli ci volevano otto
ore per truccarsi in quel modo.
Questo è l'unico mostro della Universal
che al tempo non aveva un antecedente filmico. Ampi segmenti
del film sono paralleli, scena per scena, a Dracula
(1931).
Il primo script del film si intitolava
"Cagliostro" e si basava sulla vita di un famoso
ciarlatano del tempo che fu, che sosteneva di avere centinaia
di anni. Approfittando, però, della curiosità
della gente per l'Egitto, viva fin dai tempi della scoperta
della tomba di Tutankamon, si cambiò tema e titolo
in "Im-Ho-Tep". Solo successivamente si optò
per "The Mummy".
Quando Im-Ho-Tep rompe il vetro nel museo
a mani nude, si vede che non c'è nessun vetro ma
è stato usato solo l'effetto sonoro.
La scena del flashback fu girata in modo
da ricordare un vecchio film muto: nessun dialogo, trucco
e gestualità esagerate, riprese accelerate. Questo
per dare l'idea di fatti antichi.