TRAMA
Charlie Cavenaugh, un
introverso ex malato di mente, cela un terribile segreto. Il suo
fragile equilibrio mentale è messo a durissima prova dagli
angoscianti sogni in cui una giovane e bellissima donna, che si
è suicidata nell'appartamento in cui ora abita Charlie,
lo istiga ad uccidere. Ma se da un lato Charlie è terrorizzato
dalla sua amica notturna, dall'altro è attratto da lei
fino all'ossessione, e fa di tutto per tornare a incontrarla nei
suoi terrificanti sogni. O per cercare di portare i sogni nella
realtà. (trama dal retro del DVD).
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MY
SWEET KILLER |
(titolo
or.: My Sweet Killer
- USA - 1999 - 82min - Colore) |
di Justin
Dossetti |
| GENERE |
THRILLER - HORROR |
| IN BREVE |
L'orrore della
solitudine e del disagio ma con parecchie pecche. |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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LA FRASE dal film:
"Volevo così tanto e ho avuto così
poco, volevo fare del bene e ho fatto solo del male"
Si tratta dell'orrore che implica la
solitudine ed il disagio quando non si hanno veri appigli
per sollevarsi da terra, qualcosa che potrebbe accadere
davvero, assai lontano dai mostri che abitano gli horror
ai quali siamo assuefatti. Va anche detto, però,
che non basta una camminata incerta ed uno sguardo torvo
per costruire un personaggio che affonda nella follia
o, se non altro, sembra ben poco e piuttosto banale.
Ovvio che chi ha pochi soldi da investire in una pellicola
massimizza i mezzi a propria disposizione: ecco il perché
(forse) delle locations ridottissime e dei molti e lunghi
momenti di silenzio. Un silenzio che dovrebbe essere
introspettivo, che dovrebbe riflettere la solitudine
e che forse dovrebbe dare un tocco d'essai al film.
La verità è che la somma di troppi silenzi
annoia alla lunga e i sogni "a toni rossi"
di Charlie (che innalzano il livello weird) non fanno
che sottolineare una dimensione psicologica che lo spettatore
ha già colto dopo pochi minuti. Così i
deliri, i silenzi, gli sguardi divengono ridondanti.
La trama alla base, ovvero lo spunto thriller che vorrebbe
nel passato di Charlie un terribile segreto, viene surclassto
dalla miserrima vita di Cavenaugh stesso e la "rivelazione
finale" sfugge all'attenzione e tutto si riduce
allo spaccato di una vita persa. E forse, a parte l'amico
Buck che cerca a più riprese di far riemergere
Charlie (ma anche lui in riemersione) è l'unico
coprotagonista che ha un senso: non lo spacciatore,
non lo psichiatra, non la donna che gli fa visita nei
sogni. E' la storia di una solitudine prima di essere
quella di un omicidio annunciato. E la vera tragedia
non si respira nei sogni deliranti, ne nella pochezza
di una stanza di pochi metri quadrati, ma alla luce
del sole quando un anziano regala un abito a Charlie
che non ha neppure i pochi soldi per acquistarlo. Sarebbe
bastato parlare della solitudine senza aggiungere fronzoli
da thriller: tutto il surplus è noia e suona
come una pellicola che vorrebbe ma non può.
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